Se a 10 giorni dall’Etape du Tour hai le gambe molli e sei 4-5 kg sovrappeso, per tentare di sfangarla devi aguzzare l’ingegno, soprattutto se l’Etape fosse atipica e prevedesse salite sconosciute ed insolitamente ripide per gli standard del Tour. Nel mio caso, sapendo benissimo che tentando di recuperare la forma con allenamenti massacranti o di perdere peso con diete di rigidità fantozziana  avrei solo peggiorato la situazione, mi sono buttato sulla tecnologia, che – oltre a renderci schiavi di dati sostanzialmente inutili – può anche tornare utile (forse) se utilizzata in un certo modo :

Uno: caricare  il file gpx del percorso sul Wahoo, in modo da aver sempre sotto controllo il grafico altimetrico del percorso e vedere quanto manca alla fine della salita.

Due: per evitare imprecisioni fastidiose, approfittare dell’offerta di abbonamento gratuito 30 gg. a Strava Premium e mettere tra i segmenti preferiti tutte le salite e i cavalcavia sul percorso, in modo che in ogni momento mi compaia sulla schermata la distanza al metro alla fine del segmento.

Tre: approfittare della vacanza a Riccione del fratello per soffiargli il power meter Assioma, farmi una vaga idea del mio FTP (cioè la soglia di potenza che riesco a tenere per un’ora) e ripromettermi di non passare mai i 250W per distribuire equamente le forze nei 170 km e 4.000 mt. di dislivello positivo dell’Etape di quest’anno.

Quattro: impostare la schermata “arrampicata” del Wahoo togliendo la velocità per non farmi influenzare quando cala a cifre imbarazzanti e lasciando, oltre al grafico altimetrico, solo i campi potenza, cuore e cadenza di pedalata.

Cinque (rimedio della nonna, eccezione alla regola): riempire la seconda borraccia di acqua pura ed usarla come serbatoio per le docce quando la temperatura arriverà ai soliti livelli da Tour (tanto ci sono rifornimenti abbondantissimi ogni 30 km, i sali li prendo volta per volta).

Funzionerà?

km 0 – 25: Tra il dire e il fare, si sa, di solito c’è però di mezzo il mare; in questo caso c’è di mezzo il lago, quello di Annecy, attorno al quale si comincia con 25 km di pianura dove l’ansia di perdere le ruote che mi avrebbero portato in carrozza ai piedi della prima salita (uno dei piaceri inestimabili delle gran fondo) portano a tirate di collo da 700 watt per chiudere i vari buchi, alla faccia del power meter e delle migliori intenzioni.

km 25: Prima salita, non dichiarata, 1,5 km secchi. Un occhio al grafico per evitare sorprese, uno ai watt per evitare di fare cazzate e via senza problemi.

km 29: seconda salitella, GPM di prima categoria, idem come sopra.

km 31 – 45: discesa e poi falsopiano fino all’inizio della prima salita vera, qui non ci sono santi, si sta a ruota, con il naso ben coperto dal vento, senza guardare né grafico né watt.

km 45: prima salita vera, Col de la Croix Fry (11 km al 7%), un occhio al panorama innanzitutto, l’altro diviso a metà tra il grafico per trovare i vari pianetti e ai watt, per essere sicuro che la velocità del serpentone non mi faccia fare fuori giri che è un po’ presto per fare … un po’ a sensazioni, un po’ guardando il monitor, salgo a 238 watt di media e la gamba è salva.

km 75: seconda salita, Col de Gliéres, 6 km all’11% con abbondanti tratti al 15%, quel genere di salita dove non c’è tattica o tecnologia che tengano, l’unica cosa che puoi fare è tirare a casa la pelle; peraltro, essendo la strada strettissima, si è creato un ingorgo da Grande Raccordo Anulare nell’ora di punta, con velocità obbligata 7 km/h che ha risolto alla radice ogni ipotesi di wattaggi eccessivi (??!!!); su queste pendenze micidiali l’unico aiuto qui te lo da l’incitamento del pubblico (già ad inizio salita si sentivano le trombette e i cori dei tifosi su al GPM, meraviglioso!)  e teoricamente il conto alla rovescia metro per metro, se non fosse che si aggiornava così lentamente da diventare deprimente.

km 80: arrivo al Plateau des Gliéres ed inizio del tratto sterrato tra i meravigliosi pratoni di questo bellissimo altipiano, una delle immagini più belle che abbia mai portato a casa da una gran fondo; qui solo un bruto abbasserebbe lo sguardo sul Wahoo, quindi occhi spalancati sulla bellezza che ci circonda e succeda quel che succeda (peraltro, dopo la salita micidiale, sterrato o non sterrato l’unico pensiero era tirare il fiato).

km. 96: cos’è questa salita? Ah, già, eccola qui sul grafico, saranno più o meno 3 km e l’arrivo sarà a 900 mt., quindi a naso sarà sul 5% … il tempo di fare tutti i calcoli e già siamo a metà salita senza colpo ferire, una volta scoperto che mancano solo 1,5 km pedalabili non hai che da goderti quel piacere inestimabile che ti danno le salite dove vai su senza far fatica.

km 102 – 135: discesa, risalitella (ma è giusto uno zappello, si vede benissimo nel grafico, non c’è da preoccuparsi) e pianurona, c’è solo da mettersi a ruota, evitare gli spifferi e aspettare la resa dei conti sulle ultime due salite.

km 136: è arrivato il momento del Col de Romme, 9 km al 9%, con oltre 30 gradi e un ruscelletto di sudore che mi cola nell’occhio. Qui la tecnologia deve cedere il passo ai rimedi della nonna, anche perchè tutto quello che ho memorizzato sul Wahoo (quota, pendenza sul prossimo km, distanza) me lo danno già i cartelli stradali (gran paese, la Francia!), quindi posso concentrarmi solo sulla prima, seconda, terza e via via fino alla decima doccetta, poi sulla sosta alla fontanella per fare rifornimento d’acqua fresca e via con le altre 10 docce – un po’ self service, un po’ gentilmente offerte dai tifosi – fino al GPM.

km 150: ultima salita, la Colombière, altri 7 km al 9%, sempre sotto il sole, sempre con i cartelli stradali che danno il ritmo, sempre scandendo la salita con le doccette, sempre dando un occhio al rifugio sul passo davanti che è sempre lì ma non arriva mai e l’altro al Wahoo che ti dice che anche se il rifugio ti sembra così vicino che quasi ti vien voglia di fare lo scatto finale continuerà a non arrivare per altri 2 km, poi per altri 1.9, 1.8 etc.  (insomma, non c’è proprio da fare il pirla con lo scatto) fino alla fine dell’agonia, sempre dando un’occhiata al power meter pur essendo sicurissimo che i 300 watt non li vedo neanche con il binocolo. Anche sarebbe da bruti non guardare il panorama, ma è proprio difficile essere così lucidi per guardarsi in giro e pedalare anche.

km 167: non so perchè, mai mi è venuto di fare la volatona sul rettilineo di arrivo in salita, la mia piccola fucilata di Goodwood, bevendomi qualche transalpino.

E, quindi, hanno funzionato i miei trucchi?

Il Nobel, senza neanche discuterne, va al rimedio della nonna; senza le borracce svuotate in faccia e nel coppino sarebbe stato un calvario, per la temperatura del corpo e soprattutto per gli occhi;  una lezione da seguire anche nelle gite a casa.

Poi la potenza; ovviamente non puoi fare tutta la pedalata guardando un monitor, nè uno può diventare schiavo di un power meter, ma dargli un’occhiata ogni tanto per una verifica e saper calibrare lo sforzo con l’unico dato che misura la tua forza senza essere influenzato da fattori esterni (pendenza, vento, condizioni dell’asfalto etc.) può essere davvero utile e in alcuni casi davvero confortante. Dati Strava alla mano, 238 watt di media sulla prima salita, 224 watt sull’ultima (dove avevo la sensazione di trascinarmi ignobilmente verso il passo, anche se evidentemente non salivo poi così male), non credo di aver mai distribuito così bene lo sforzo, probabilmente è anche merito dell’Assioma. Contro ogni previsione, con un minimo di accortezza può essere utile anche per chi come me ha un blocco nei confronti di ogni forma di allenamento scientifico (oltre che per gli assalti ai PR su Strava, dove fa davvero la differenza).

Discorso diverso per il caricamento del percorso sul Wahoo; quì in Francia, come dicevamo, ci sono cartelli per ciclisti ovunque, sulla maggior parte delle salite le informazioni che ti può dare il Wahoo te le da anche l’ANAS (o come si chiama il suo omologo francese), ma per altre GF (penso ad esempio alla Mallorca 312 o la Paris Nice Challenge, dove dopo il terzo saliscendi non capisci più se sei alla fine della terza salita o all’inizio della quarta) vale da solo tre volte tanto tutte le informazioni che trovi nel pacco gara.

Poi è ovvio che niente ti da la spinta come lo spirito dell’Etape, dei suoi 13.000 partecipanti che hanno creato un serpentone infinito per tutti i 170 km e del pubblico ancor più caldo e numeroso a bordo strada. Meraviglioso anche quest’anno.

Bello pedalare così!

Per concludere, qui il link all’attività su Strava e qui il relive.

Per questa Etape abbiamo usato: bici Hersh Speedrace, montata con Campagnolo Record, ruote Campagnolo Bora One 35 mm., copertoncini Pirelli Pzero e pedali/powermeter Assioma di Favero Electronics

Abbigliamento BKLK by Dotout (in vendita qui), calze The Wonderful Socks, casco ed occhiali Dotout.

Anche le foto di questo post sono dell’Ufficio STampa di A.S.O. e di Sportograf .

Posted by Simo

Sono Simone Frassi, comasco, avvocato civilista, viaggiatore (www.2wd.it), delle bici mi piace tutto, l'allenamento duro, le passeggiate senza fretta con gli amici, l'oretta in pausa pranzo, gli assalti ai miei PR su Strava, le chiacchierate in sella, la ricerca di strade nuove, le gare dei pro, le nuove tendenze di stile, le gite in mtb, l'esplorazione delle città in bici; le uniche cose che non sopporto sono l'agonismo di chi alle GF è pronto a tutto per guadagnare la posizione in classifica che gli consentirà di arrivare 3.000mo e (pur rendendomi conto benissimo che non sono fatti miei) la mancanza di ispirazione chi fa sempre lo stesso giro, come un criceto sulla una ruota (salvo che si tratti di girare a 40 km/h sul circuito di Monza). Email: simo@bklk.it Strava: https://www.strava.com/athletes/807017

One Comment

  1. […] che inesorabilmente “prima o poi tutto questo sarà finito”. Anche tutta la tecnologia che mi aveva aiutato all’Etape du Tour sulla Novena diventa un boomerang, se qui salgo […]

    Rispondi

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.