Le cose che fanno grande una gran fondo possono essere tante.

La prima cosa che guardo io di solito è il numero dei partecipanti, perchè una granfondo dev’essere soprattutto un’occasione per pedalare in bella compagnia, se mi dovessi fare tutto il percorso da solo – come mi è capitato di fare in alcune granfondo minori – tanto vale andare a farsi lo stesso giro con i soliti 4 amici.

All’Etape du Tour di solito si è più vicini ai 15.000 che ai 10.000 partecipanti; quest’anno eravamo 12.993, che significa pedalare tutto il giorno in un serpentone infinito che sale e scende dai tornanti … se parliamo di numero dei partecipanti, all’Etape non c’è proprio di che lamentarsi, anzi!

Poi c’è l’organizzazione.

All’Etape anche quest’anno anch’io che di solito vengo superato dalla macchina di fine corsa attorno al 50mo km ho pedalato fino all’arrivo su un percorso sigillato perfettamente alle macchine, con indicazioni stradali perfette e informazioni su quote, distanze al GPM etc. precisissime (che sembra una cosa banale, ma poi pensi alla Strade Bianche dove alla 5 edizione ancora sbagliano di 2.000 mt. il dislivello!).

E i rifornimenti? Per dare un’idea, facendo la valigia prima di partire mi sono ritrovato in mano uno dei gel che avevo preso a piene mani l’anno scorso ad un rifornimento quando mi sono reso conto che sull’Izoard sarebbero stati cazzi amarissimi (previsione purtroppo tristemente azzeccata). Inutile dire che anche quest’anno il livello dei rifornimenti era tale che venerdì sera ho tirato fuori dal cassetto tre gel e domenica sera ne ho rimessi dentro 5!

Quanto a organizzazione, insomma, puoi forse trovare un altro evento al livello dell’Etape, ma non certo che lo superi.

Poi c’è l’atmosfera, quella sulla strada e quella attorno alla strada.

Quest’anno sulle salite non c’era la fila di camper e di bottigliette da farsi svuotare nel coppino che c’era l’anno scorso sull’Izoard, ma l’Etape resta comunque quella festa per cui se la corsa passa dal suo paese un vero francese si mette comunque a bordo strada con la sua seggiolina a partecipare all’evento; anche quest’anno ad ogni villaggio c’erano spettatori con campanacci, trombette e cricchetti vari che creavano quel rumore che si sente in sottofondo dietro le voci dei telecronisti nei primi chilometri delle tappe di montagna (“ride like a pro”, la sensazione di Tour è immediata), cori e cartelli di incitamento per tutti, all’arrivo muri di gente e boati da stadio anche ore dopo l’arrivo dei primi, oltre all’immancabile Didi il Diablo a fare un po’ di colore, che però – Didi non si offenda – in questa torcida non aggiunge molto a quello che la manifestazione già crea da se.

Poi è ovvio che chi vive in un paesino nel mezzo del nulla e ha come unica possibilità di sfogo la banda del paese, non si perde certo quella che è probabilmente l’unica occasione di suonare davanti a un pubblico internazionale di 13.000 persone, butta giù un palchetto al rifornimento e dà un tocco di Blues Brothers alla tappa. O che gli scozzesi in vacanza al caldo della Francia tirino fuori il loro kilt in stile Principe Carlo in vacanza nelle Highlands (o bidello della scuola di Bart e Lisa Simpson) e la cornamusa e aggiungono un tocco celtico.

Altrettanto bella è l’atmosfera in strada.

Qui c’è di tutto, chi va quasi come un pro e gente da 150 kg, che parte a 25 km/h e arriva di notte, ognuno con la sua velocità, ognuno con il rispetto per l’altro, ognuno ugualmente rispettato dall’organizzazione (basti dire che la tabella di marcia prevedeva l’arrivo del primo alle 11.09 e la riapertura del traffico alle 20!!!), ognuno che pedala assieme agli altri e non per batterli come se ne andasse della propria vita.

Senza girarci troppo intorno, l’atmosfera dell’Etape è straordinaria, stupenda, meravigliosa e chi più ne ha più ne metta; assolutamente insuperabile, nessuna delle altre gran fondo che ho fatto si avvicina anche solo lontanamente all’atmosfera dell’Etape du Tour.

Se volessimo, il villaggio di partenza potrebbe essere un altro argomento. 75 espositori possono bastare? E le decine di pedalate di riscaldamento organizzate il sabato dai vari sponsor?

E poi, ovviamente, c’è il percorso, la cosa più importante.

Così come il Tour ogni anno cambia percorso, cambia anche l’Etape, che altro non è che la versione per amatori dello stesso identico percorso di una delle tappe più rappresentative del Tour vero; ogni anno un percorso diverso, unico comune denominatore un percorso epico (di solito 3.500-4.000 mt. di dislivello) ed il caldo infernale da Tour de France.

Quest’anno era la tappa di Annecy, la Venezia delle Alpi, che ovviamente non è paragonabile alla Venezia vera, ma che è comunque un meravigliosa cittadina medievale sulle Alpi francesi, a bordo di un meraviglioso lago con acque cristalline e calde che sembrava quasi di essere al mare, che da sola merita una visita con tutta la famiglia.

Poi l’Etape, quella vera: dopo un riscaldamento attorno al lago di circa 40 km, la tappa si buttava nel massiccio dell’Aravis, salendo e scendendo per 4 colli – il Col de la Croix Fry (11 km al 7%, nonostante un paio di tratti in piano), l’inedita salita al Plateau de Glières (6 km all’11%, con abbondanti tratti al 15%), il Col de Romme (9 km al 9%) e la Colombiere (7 km al 9%) -, più tre salitelle minori a far da fondo. Un percorso atipico, che non ripercorre le montagne più classiche (anzi, con l’inedito Plateau de Glieres, il primo sterrato della storia del Tour moderno) e non sale a quote da alta montagna (Cima Coppi, che qui credo si chiami Souvenir Henri Desgrange, a soli 1.618 mt., peraltro contati ansiosamente uno per uno nell’ultima oretta di corsa), ma con pendenze sempre attorno alla doppia cifra. Insomma un percorso oggettivamente duro, come da tradizione, che aggiungendo l’asfalto (liscio, ma) grumoso francese, il caldo boia che ti trasforma in un colasudore e ti costringe a bere molto più di quanto il corpo possa accogliere, durissimo.

Un percorso paesaggisticamente bello, meraviglioso nel passaggio sul Plateau de Glieres (l’immagine della strada bianca che zig-zaga per l’altipiano con il serpentone di ciclisti è una della più belle che una gran fondo mi abbia lasciato), ma niente più e niente meno che bello se paragonato ad altre gran fondo e ad altri passi alpini.

Insomma, percorso bello da fare una volta, ma che non tornerei a rifare.

E proprio qui sta quello che rende l’Etape insuperabile, il fatto che l’anno prossimo non sarà qui. Prendiamo ad esempio la Maratona delle Dolomiti, la GF con il paesaggio di gran lunga migliore secondo me; stupenda, ma fatta una volta mi vien voglia di cambiare e vedere posti nuovi, l’anno dopo non ci torno ed aspetto 5-6 per riprovare la sorte con la pre-iscrizione.

All’Etape invece no; sai per certo che ovunque sarà ci saranno 10-15.000 partecipanti, sai per certo che sarà un evento organizzato alla perfezione, sai per certo che l’atmosfera sarà straordinaria – insomma, puoi dare per scontato che ci siano tutti gli ingredienti che fanno grande una GF -, ma hai anche il piacere di scoprire città e percorsi nuovi, come se fosse una gran fondo nuova ogni anno, ma dando per scontato che ci siano gli “standard” minimi da Etape … io credo proprio che mi farò portare a spasso per la Francia dall’Etape per i prossimi 10 anni, gli affido il mio week end di luglio come fosse un’agenzia di viaggi, e sono sicuro che non mi stancherò, almeno finchè non avranno messo nel mio palmares il Galibier, l’Iseran, la Bonette (in 3 edizioni diverse, preferibilmente) e il Massiccio Centrale.

Per concludere, qui il link all’attività su Strava e qui il relive.

Per questa Etape abbiamo usato: bici Hersh Speedrace, montata con Campagnolo Record, ruote Campagnolo Bora One 35 mm., copertoncini Pirelli Pzero e pedali/powermeter Assioma di Favero Electrics

Abbigliamento BKLK by Dotout (in vendita qui), calze The Wonderful Socks, casco ed occhiali Dotout.

Le foto di questo post sono dell’Ufficio STampa di A.S.O. e di Sportograf .

 

Posted by Simo

Sono Simone Frassi, comasco, avvocato civilista, viaggiatore (www.2wd.it), delle bici mi piace tutto, l'allenamento duro, le passeggiate senza fretta con gli amici, l'oretta in pausa pranzo, gli assalti ai miei PR su Strava, le chiacchierate in sella, la ricerca di strade nuove, le gare dei pro, le nuove tendenze di stile, le gite in mtb, l'esplorazione delle città in bici; le uniche cose che non sopporto sono l'agonismo di chi alle GF è pronto a tutto per guadagnare la posizione in classifica che gli consentirà di arrivare 3.000mo e (pur rendendomi conto benissimo che non sono fatti miei) la mancanza di ispirazione chi fa sempre lo stesso giro, come un criceto sulla una ruota (salvo che si tratti di girare a 40 km/h sul circuito di Monza). Email: simo@bklk.it Strava: https://www.strava.com/athletes/807017

5 Comments

  1. Che voglia mi hai fatto venire!
    Grazie, bel post.

    Rispondi

  2. […] Granfondo o di un evento a cui ho partecipato, ma di una riflessione scaturita nel corso dell’Etape du Tour di quest’anno a seguito di uno di quegli episodi che ti resta dentro e a cui pensi quando […]

    Rispondi

  3. […] a 10 giorni dall’Etape du Tour hai le gambe molli e sei 4-5 kg sovrappeso, per tentare di sfangarla devi aguzzare l’ingegno, […]

    Rispondi

  4. Grazio Grande 25 luglio 2018 at 11:45

    Grandissimo…. mi hai fatto venire una gran voglia di partecipare… 2019 ci sarò!!

    Rispondi

    1. Grazie, far venire l’acquolina ai nostri lettori è la più grande soddisfazione per noi. Sono sicuro che se partecipassi non te ne pentirai!

      Rispondi

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.