Questa è una storia vera. La fine della storia verrà scritta dopo il 28 luglio 2018 e non la conosce nessuno. L’inizio invece c’è già e fa così.

Se sono in una stanza so che non ce la faremo, dieci minuti dopo esco all’aria aperta e so che ce la faremo. Sono giunto alla conclusione che è colpa del soffitto che impedisce alla fantasia, che ha bisogno di spazio, di alimentare il coraggio. Ciò che è evidente è che ci presentiamo al via senza alcuna certezza di successo, e non è una novità. Chi dice il contrario lo fa per incitarci o perché è seduto sul divano.

Mancano 2 giorni alla partenza e i numeri, al contrario delle convinzioni, rimangono immutati: 1.500 chilometri più lo Stelvio in discesa, 21.000 metri di dislivello e 6 giorni e mezzo di tempo massimo. Bormio, Passo del Bernina, Chiavenna, Menaggio, Laveno, Biella, Susa, Colle del Moncenisio, Colle dell’Iseran, Colle del Piccolo San Bernardo, Santuario di Oropa, Biella, Pavia, Cremona, Mantova, Riva del Garda, Passo Palade, Merano, Passo dello Stelvio, Bormio, sono i puntini da unire sulla mappa per trovare il nostro percorso.

Alpi 4000 è il nome dell’evento. E’ la prima edizione, la prossima sarà tra quattro anni. Ci siamo iscritti a gennaio assieme ad altre 435 persone e a quel punto il più era fatto, bisognava solo allenarsi, un po’ più del solito, nell’unico modo che conosco: fare salita, andare in montagna.

Il tempo per allenarsi è passato in fretta, è finito ed è una benedizione che lo sia. Quello che c’era da dare è stato dato, tutto. Manca solo qualche giorno alla partenza e in questo momento non ho alcun ricordo dei mesi spesi in bicicletta. In giro si dice che la nostra gamba sia buona, si vedrà se sarà sufficiente.

Tutto precipita. La partenza è imminente e l’impegno che ci attende è tale da assorbire tutti i nostri pensieri. La bicicletta è pulita, ho fatto la barba e ho tagliato i capelli. Ho pure deciso che sulla bicicletta attaccherò un biglietto. In un primo momento avevo pensato di scriverci sopra un inarticolato grido di battaglia, uno di quelli con cui l’eroe estrae la spada e richiama a sé tutta l’energia del firmamento. Ma poi ho pensato che il nemico non va a cavallo e si chiama Sconforto e ho virato su qualcosa di più modesto: “Non esiste la resa, quando sei in crisi fermati venti minuti e riparti”. Avrò bisogno di leggerlo, lo so.

Le previsioni del tempo non sono ancora definitive ma trapela ottimismo. Mia suocera quella stessa settimana è in vacanza, e lei non sbaglia mai. Se così fosse avremmo la possibilità di partire leggeri e di superare le montagne asciutti.

Gli amici sono stati allertati. C’è bisogno di incitamento e il messaggio di incoraggiamento da battere è quello che ricevetti quindici anni fa alle 2.00 di notte durante una acerba Como – Bordighera: “Ragazzi siete grandi, vorrei essere lì con voi anche perché in tele non c’è un cazzo di bello da vedere!”.

Non c’è nessun piano gara, valgono quelli che non sono stati rispettati nelle esperienze precedenti. L’unica indicazione che dobbiamo tenere a mente è quella di non esaurire l’energia emotiva accumulata in cinque mesi nei primi giorni.

Ormai siamo nei giorni del silenzio: la paura non fa rumore e non fa onore ammetterla.

Questa sveglia che sto scrivendo non l’ho ancora puntata ma quando suonerà alle 6 di mattina del 22 luglio 2018 sarà come tutte le altre. Mi ricorderò di averla puntata io la sera prima senza preoccuparmi del tempo, sole o pioggia fa lo stesso. La decisione di uscire è già stata presa. Ci sarà solo il tempo per la colazione e per fare quello che fanno i predatori prima di andare a caccia. Rispetto al solito però davanti a me avrò 1.500 chilometri.

“Ale sei pronto?” mi chiede Enrico.

“Andiamo”

“Ma perché andiamo?”

“Perché quando tutto sarà finito quello che proveremo in questi giorni ci mancherà”.

In fondo, anche questa volta, si tratta solo di pedalare.

 

– continua –

Foto di Luca Fabbozzo

Posted by Mel the Abuser

Nessuno sa chi sia, nè perchè si firmi Mel The Abuser (ma forse prima o poi ce lo scriverà) Di lui si sa solo che ogni tanto esce in bici e torna a casa dopo 400 km.

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