Da Tesero all’Alpe di Pampeago sono 7.7 km al 10 %, nei primi km qualche momento di respiro c’è, negli ultimi 4 non scende mai sotto il 10%. La strada è quella che porta alle seggiovie di Pampeago, è larga come tutte quelle che portano agli impianti da sci e corre lungo il torrente che scende dalle montagne verso la Val di fiemme. Il torrente non fa tornanti e non li fa neanche la strada; quando la valle è troppo stretta, il torrente prosegue sul suo letto, la strada entra in galleria e continua sotto la montagna a seguire il torrente e la sua pendenza. Quando esci dall’ultima galleria, al 14%, vedi l’arrivo lì davanti a uno sputo, ma – come tutti i punti di arrivo da cui ci separano strade al 14% – non arriva mai.

Farci la cronoscalata finale dell’Haute Route potrebbe essere la ciliegina sulla torta di una tre giorni già epica o uno scherzo crudele degli organizzatori (non bastavano le fatiche del Sella e del Rolle?).

Io sono sempre dell’idea che quando le salite sono così dure ti fanno passare subito la voglia di fare il pirla e in qualche modo ti salvano da te stesso; e infatti anche questa volta ho dato un’occhiata al grafico, ho compreso ben bene il messaggio, ho impostato un ritmo di sussistenza e sono salito senza troppa fatica , aspettando gli ultimi 300 mt. per fare il fenomeno e mi sono piazzato attorno alla solita 57ma posizione; morale della favola, ho fatto molta meno fatica qui che nelle  mie cronoscalate personali alla ricerca di PR su salite pedalabili, dove di solito arrivo allo scollinamento così stremato che il rumore del mio respiro interrompe l’attività del paese per qualche secondo.

Comunque tu prenda l’Alpe di Pampeago, lo spiazzo dopo l’arco di arrivo è il posto dove più di ogni altro posto o momento si respira lo spirito dell’Haute Route: c’è la fatica di chi l’ha fatta a fuoco per la classifica e di chi ha dovuto raschiare il fondo del barile anche solo per arrivare in cima, c’è la soddisfazione di tutti per averla finita (basta vedere le foto), ci sono le pacche sulle spalle agli amici/avversari conosciuti in questi 3 giorni e gli arrivederci alla prossima; quel piazzale è il posto dove si lava via la fatica dei 3 giorni e ci si dimentica della delusione per la nuvoletta che ha nascosto le Pale di San Martino o per non essere riusciti a trovare compagni di pedalata per lunghi tratti delle prime due tappe.

Il segreto dell’Haute Route è proprio qui, fare una cosa epica, andare oltre i propri limiti assieme ad altri 100 sconosciuti, condividere con loro la fatica e la gioia di vedere posti meravigliosi, finchè tutte le emozioni vissute in sella creano tra i partecipanti quel legame che c’è solo tra persone che hanno condiviso qualcosa di importante.

Io sotto quello striscione ho provato un gran sollievo al pensiero di non “dover” (virgolette d’obbligo, siam pur sempre tutti qui solo per divertirci) fare altri 3-4.000 mt. l’indomani e contemporaneamente la delusione perchè tutto è già finito ed inizi a sentire il vuoto che ti sta lasciando. Si, perchè dopo 3 giorni e 8.000 mt. D+ si era ormai creata una familiarità con lo sforzo e con i compagni di fatica che ci mette davvero poco a diventare nostalgia.

Neanche il tempo dei complimenti e dei saluti che il deejay del villaggio di partenza, dopo 3 giorni a ritmo di Clash e Springsteen, mette Venditti … è proprio ora di tornare a casa, questa volta con più tristezza del solito.

Strava? Qui.

Per questa Gran fondo ho usato: bici Hersh Speedrace, montata con Campagnolo Record, ruote Campagnolo Bora One 35, copertoncini Pirelli Pzero e pedali/powermeter Assioma di Favero Electronics. Abbigliamento BKLK by Dotout (in vendita qui), calze The Wonderful Socks, casco POC.

Posted by Simo

Sono Simone Frassi, comasco, avvocato civilista, viaggiatore (www.2wd.it), delle bici mi piace tutto, l'allenamento duro, le passeggiate senza fretta con gli amici, l'oretta in pausa pranzo, gli assalti ai miei PR su Strava, le chiacchierate in sella, la ricerca di strade nuove, le gare dei pro, le nuove tendenze di stile, le gite in mtb, l'esplorazione delle città in bici; le uniche cose che non sopporto sono l'agonismo di chi alle GF è pronto a tutto per guadagnare la posizione in classifica che gli consentirà di arrivare 3.000mo e (pur rendendomi conto benissimo che non sono fatti miei) la mancanza di ispirazione chi fa sempre lo stesso giro, come un criceto sulla una ruota. Email: simo@bklk.it Strava: https://www.strava.com/athletes/807017

One Comment

  1. […] risalire al 57mo della generale. Ora non resta che l’ultima tappa, la cronoscalata all’Alpe di Pampeago. Vediamo se la odierò come è giusto che uno della mia stazza odi le salite di 8 km al […]

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