Oltre alla magnum non sono mai andato, figurati una jeroboam… il mio pusher tra i Franciacorta mi propone il Conte Provaglio che come qualità prezzo pare essere tra i migliori, e per me il rapporto qualità/prezzo è un mantra di vita: dei marchi faccio tranquillamente a meno. Ma quando passo davanti alle vigne del Bellavista, di Ca’ del Bosco o di Berlucchi non riesco a fare a meno di pensare alle bollicine che salgono nel flûte con un perlage che i francesi se lo scordano.

All’improvviso una pozzanghera mista fango e concime mi desta, regalandomi un’inzuppata come quando da piccolo passavo a gambe aperte sulle pozze d’acqua, ora però mi ritrovo su una 3T Exploro a spingere sui pedali in un gruppo di 5 ciclisti ben affiatati per i sentieri del Franciacorta con la bocca arsa dalla sete perché mi sono dimenticato la borraccia.

Se ancora non fosse chiaro, io e Gio lo scorso sabato abbiamo partecipato alla Jeroboam in Franciacorta. Scegliere a quale evento partecipare tra i 4 proposti è stato semplice: di pedalare 300Km in un weekend settembrino non se ne parla, passare la notte al rifugio o in tenda, troppo per noi, anche se il concetto è intrigante. Scegliamo così la 75km che sembra il giusto compromesso per non tirarci il collo e godere del nettare di questa terra. Per la 300km si tratta anche di salire molto di più e sinceramente per quest’anno mi sento di aver già dato… C’è anche una versione da strada da 150km, quasi banale.

Per l’occasione possiamo finalmente testare la 3T Exploro che è tra le bici che più mi incuriosisce. La vidi per la prima volta scendere dal Gavia un paio di anni fa e mi sembrò subito bellissima, anche nella sua veste stradale. Qui invece me la ritrovo con una coppia di pneumatici da 2.1″ ben artigliati e paffuti per aiutare a superare i tratti più impervi del percorso.

Adesso che l’ho provata me ne sono innamorato ancora di più. Bella nella sua versione nera con logo in rosso. Rigida al punto giusto e con un manubrio curvo che si apre verso il basso per permettere una maggiore manovrabilità con una presa più salda e fare leva sui freni a disco che ho dovuto pinzare spesso lungo discese impervie. Una sella con un sistema di ammortizzazione che sinceramente ho stentato a sentire, rispetto a quello della Canyon Endurace.

Non nascondo di essermi irrigidito al suono del carbonio che vibrava come una campana quando i sassi hanno colpito il telaio sollevati dal passaggio delle ruote. Ma questo è il destino della Exploro fatta per correre lungo gravel infiniti e sentieri ben battuti dove la ghiaia e la polvere non risparmiano il mezzo meccanico.

Ecco, diciamo che gli organizzatori non si sono risparmiati nel farci passare su ciottolati e carreggiate poco battute e tanto bucate. Ma la Exploro con questo settaggio che strizza l’occhio alle MTB non è mai parsa in difficoltà, la mia schiena invece dopo un paio di buche si è fatta sentire chiedendo pietà.

Nonostante le ruote grasse in pianura ho spinto facilmente fino a raggiungere punte di 35Km/h effetto sia dell’adrenalina da granfondo sia della posizione che comunque garantisce areodinamicità che manca sulle mountain bike.

Una giornata piacevole passata a spingere sui pedali in un contesto diverso dal solito e senza l’assillo di guardarmi alle spalle per capire se l’automobilista che vuole superarmi ha capito che mi devo spostare a sinistra per evitare il tombino. In fondo questo è il motivo del grande successo che le gravel stanno avendo nel mercato americano: per evitare il rischio molto alto di essere travolti da un TIR o da un’automobile il cui conducente è distratto da mille messaggi e dalle foto di Instagram, i ciclisti si stanno spostando sulle strade sterrate che lì abbondano, insieme a orsi e puma, ma questo è un altro discorso…

Un’organizzazione giovane e che sinceramente non è all’altezza degli standard a cui siamo abituati, ma questo è un nostro problema considerando la fortuna che abbiamo di poter andare alle migliori granfondo del mondo. Il concept però è bello e intrigante per chi vuole provare qualcosa di diverso: nessuna partenza di gruppo, nessun “destra, sinistra, destra, destra,…”, nessun cronometro l’obiettivo è arrivare.

Lungo il tracciato non c’è segnaletica, se non un nastro bianco e rosso di quelli che trovi ai lavori lungo la strada, per non lasciare dubbi se quella sia o meno la svolta giusta. Per il resto ti devi muovere con la traccia GPS che ti devi scaricare sul computer della bici. E se non ce lo dovessi avere? Allora devi fare come Alberto che ci ha seguito lungo il percorso contando sulle doti di navigatore di Gio, per cui una decina di volte siamo tornati indietro imprecando. Nulla è valso per farlo desistere nello stare davanti al gruppo, nemmeno gli sfottò per le sue innate doti alla Fogar. Ma è anche questo il bello della Jeroboam.

Km percorsi: 75 circa
Bottigliette di acqua bevute 4
Percentuale di umidità 99%
Bicchiere di bollicine bevuti: 1
Birre 4
Piatti di pasta al pasta party: 2 (uno a pagamento)

Photo Credits: BKLK – Nicola Damonte – Dario Codato

 

Posted by Max

Ciclista da quando è nato. Ha provato la sua prima bici da corsa nel 2015 perché si erano esauriti gli sport da lui praticabili e ne è rimasto folgorato: "posso tornare a fare sport senza soffrire di tendinopatia!", per poi tornare a soffrire sulle salite attorno al lago di Como. Lavora in aziende digitali da vent'anni e pratica anche la vela (senza soffrire). Ha una Wilier GTR 2015 e una Specialized Rockhopper Pro. Scrivigli a max@bklk.it

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