Per anni la lotta al doping nel ciclismo ha seguito impassibile lo stesso canovaccio: corridori che come mosche cadevano nelle maglie dei controlli antidoping (spesso per merito della Polizia più che dell’antidoping), pene più o meno esemplari a seconda di quanto popolare fosse il pizzicato e rientri più o meno indolori, con chicche più meno imbarazzanti come la corte fatta ad Armstrong – all’epoca ancora intoccabile, ma già chiacchierato per tutte le cose che si sono scoperte poi – per partecipare al Giro del 2009 e l’invito a Contador al Giro del 2011 pur sapendo che il giorno dopo l’arrivo a Milano sarebbe stato squalificato con effetto retroattivo ed avrebbe perso quel giro (cosa puntualmente avvenuta, dopo i festeggiamenti sul podio che oggi appare il più triste della storia del Giro).

Io, che di mestiere faccio l’avvocato e farei fuoco e fiamme se sapessi che un collega vince una causa contro di me barando, non capivo … possible che chi è stato battuto dai dopati assista passivamente a questo tran tran, nessuno ha la coscienza abbastanza pulita da scagliare la prima pietra oppure nessuno parla perchè ad essere emarginato sarebbe chi parla (non il dopato), come successo a Simeoni?

Poi nel tennis hanno beccato positiva la Sharapova e, al suo rientro, molte avversarie hanno protestato con veemenza … allora è possibile un fronte comune di chi ha la coscienza a posto, almeno negli altri sport!

Nel ciclismo, intanto, la vita continuava tranquilla: gli atleti continuano ad essere pizzicati, squalificati e riammessi in gara come se la squalifica fosse un banale incidente di percorso, il Giro d’Italia disegna un percorso su misura per il corridore più discusso di tutto il gruppo e gli offre addirittura 2 milioni per farlo partecipare.

Poi, quello stesso corridore, Chris Froome, viene trovato positivo; o, meglio, grazie ad una fuga di notizie si viene a sapere che Froome 3 mesi prima era stato trovato positivo ad un test.

A questo punto, succede l’imprevedibile … Toni Martin fa un post molto duro su Facebook per denunciare il doping e la disparità di trattamento rispetto ad altri corridori, Brent Copeland, team manager di Nibali, e poi lo stesso Nibali fanno dichiarazioni un po’ più moderate ma assolutamente chiare nello stesso senso, Valverde (Operacion Puerto, per intenderci) dichiara che è vicino a Froome in questo momento difficile etc., RCS rimane in silenzio ed il mondo del ciclismo si interroga sulle questioni tecniche e procedurali: c’è il rischio che Froome corra Giro, Tour e Vuelta sub iudice e venga poi squalificato con effetto retroattivo, come successo con Contador nel 2011?

Poi Romain Bardet la tocca piano in un’intervista all’Equipe intitolata “Siamo ridicoli” dicendo che il caso Froome ha infangato l’onore di tutti i ciclisti, che il sistema antidoping non è credibile, che tutti i corridori in casi simili sono stati sospesi e poi squalificati, che è intollerabile che la notizia di Froome sia trapelata solo 3 mesi dopo per una fuga di notizie (e dopo che Froome si è vinto una medaglia ai mondiali), che teme che il potere economico di Sky condizioni l’UCI (qualcosa di già visto all’epoca Armstrong?) … insomma, quello che tutti sanno e nessuno ha mai detto.

Ma allora è possibile anche nel ciclismo una levata di scudi!

Speriamo … dopo decenni di lotte senza successo contro il sistema doping, il sistema si può secondo me riformare solo dall’interno, con una presa di posizione dei corridori come quella di Bardet e se ci può essere una buona notizia in questo caso è che questo messaggio arrivi da uno della nuova generazione, un ragazzo giovane e sorridente che a parlare ha tutto da perdere e poco da guadagnare.

Fa anche ben sperare che chi ha fatto queste dichiarazioni sia arrivato sul podio del Tour negli ultimi due anni; dando per scontato che solo un pazzo avrebbe detto quelle cose se non avesse avuto la coscienza a posto, forse vuol dire che comunque si può vincere un Tour anche da puliti.

Speriamo … comunque bravò Bardet, che diventi un esempio per tutti!

Posted by Simo

Sono Simone Frassi, comasco, avvocato civilista, viaggiatore (www.2wd.it), delle bici mi piace tutto, l'allenamento duro, le passeggiate senza fretta con gli amici, l'oretta in pausa pranzo, gli assalti ai miei PR su Strava, le chiacchierate in sella, la ricerca di strade nuove, le gare dei pro, le nuove tendenze di stile, le gite in mtb, l'esplorazione delle città in bici; le uniche cose che non sopporto sono l'agonismo di chi alle GF è pronto a tutto per guadagnare la posizione in classifica che gli consentirà di arrivare 3.000mo e (pur rendendomi conto benissimo che non sono fatti miei) la mancanza di ispirazione chi fa sempre lo stesso giro, come un criceto sulla una ruota. Email: simo@bklk.it Strava: https://www.strava.com/athletes/807017

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