Confesso, non avevo mai sentito parlare di Titici prima che Roberto ci contattasse perchè facessimo un test delle loro bici, “rapito” dal nostro stile poco tecnico e molto pane e salame (del quale stile si trova ampia traccia non solo nella penna ma anche nel girovita).

Non mi entusiasma l’idea: confesso, sono mainstream nella scelta dei marchi di bici, e mi faccio abbindolare dalle multinazionali, schifando un pò il vecchio artigiano. Simone invece, che ha scritto una recensione sulla stessa bici, è forzatamente “indie”, il che lo porta ad avere un garage pieno di bici di cui si pente, scelte solo perchè a km zero.

Chiamo Roberto senza troppa convinzione e fissiamo un incontro: ci porterà la Gravel di cui sto per scrivere e una MTB di cui vi parlerà Max, il 21 dicembre. L’entusiasmo e la passione con le quali ci parla dei suo prodotti sono contagiosi e le bici, obiettivamente, sono stupende, con quel tubo orizzontale flexy che dice già tutto: una lama. E’ talmente sicuro del suo prodotto, che dopo averne decantato le caratteristiche, non vuole neanche andare oltre: provatele, ditemi cosa ne pensate, e solo se il vostro parere sarà sinceramente trascinante, parleremo di progetti da sviluppare insieme. Ma solo se sarete convinti del prodotto.

Esco di casa sabato 23 con una Gravel con le gomme gonfiate al limite sopportato dai copertoncini Vittoria (6 bar), per ridurre al minimo l’impatto negativo del tassello su un percorso che quel giorno prevede 80 km di asfalto. “Tieni il telefono sott’occhio, ho le prime contrazioni, non stare fuori troppo”. Forte della tecnologia che mi terrà iperconnesso, con un Apple Watch al polso e un Garmin 820 sul manubrio, affronto la classica menaggiata con la serenità e la spensieratezza del bambino col giocattolo nuovo, nonostante una figlia che sembrerebbe voler cominciare prima del tempo la sua vita.

Arrivo da un test la settimana prima della Canyon Inflite e, per chi si chiedesse quali siano le differenze tra una CX e una Gravel, la risposta è che sono 2 bici che in comune hanno solo la voglia di sporcarsi. La ciclocross è un KTM 125 due tempi, la Gravel una BMW GS per i lunghi percorsi, asfaltati o leggermente sterrati. Anche sassosi se si ha un pò di pelo e non si ha paura a sollecitare il telaio.

Dopo aver costruito questo paragone di cui andavo fiero, ho letto un articolo dove nonsochi più autorevole di me, ha definito le Gravel delle SUB, Sport Utility Bike, per la loro polivalenza, strappando lo stesso mio paragone dal mondo delle auto.

Rimanendo a parlare del genere, come tutti i mezzi di trasporto non ordinari, va contestualizzato nei luoghi dove verrà utilizzato. Chi vive a Como e compra un pickup, né apprezzerà solo i difetti. Lo stesso mezzo, se vivi in Alabama e fai l’agricoltore sarà perfetto. Per noi lakers, abitanti di un terra senza mezze misure, dove l’asfalto lascia spazio sostanzialmente a impegnative montagne sassose, trovare un playground per le Gravel è una ricerca quasi forzata: il mezzo è sicuramente perfetto per le pianure e i suoi lungofiume, per le colline e le sue strade bianche.

Con le premesse di cui sopra, abbiamo evidentemente trovato il modo di divertirci e di godere delle qualità pazzesche di un telaio che, quando sollecitato, reagisce come una molla, dando l’impressione, quando ci si alza sui pedali, che il flexy si comprima per poi distendersi e sprigionare tutti i Watt che ha assorbito in fase di spinta. La sensazione, nonostante pedalare in gruppo con delle gomme di questo tipo vuole dire fare sicuramente molta più fatica, è che sia una bici completa e, che probabilmente, con una coppia di cerchi con gomme stradali da 28”, possa tranquillamente diventare una bici per tutto l’anno. Diciamolo, per dare un giudizio completo su una bici che ha l’ambizione di essere sostitutiva della BDC e della MTB, scrivere un articolo senza il test con le stradali, vuol dire scrivere un articolo un pò zoppo. Mentre tornavo da Menaggio, con l’Apple Watch che non lanciava allarmi, mi ero ripromesso di arrivare a casa e montare i GP4000 per fare un test stradale durante le vacanze di Natale. “Vai a cagare, tu e la tua tecnologia, sono 2 ore che ti chiamo, ho le contrazioni forti”. Poche ore dopo nascerà una piccola Laker che mi scombussolerà i piani dei test natalizi: lo sporco con il quale ho avuto a che fare nei giorni successivi sarà sì marrone e molle, ma non avrà l’odore piacevole del fango e non sarà trai tasselli delle gomme.

Dopo qualche giorno sui rulli per cercare di combattere l’ingrassamento natalizio, risalgo sulla verdona Titici per il doveroso test offroad.

Nota sui colori: non mi ha fatto impazzire il verdone, che si prende troppo sul serio nella sua evocazione militare. Per una bici fatta per giocare, sceglierei delle colorazioni più giocherellone che ricordino le bici dei bambini a tutto colori sgargianti (previste peraltro nei set di default del configuratore online sul sito www.titici.com).

Come un bambino con gli stivali di gomma che cerca le pozzanghere, arrivo sul primo sterrato dopo essere saltato su e giù dai marciapiedi, non evitato lo sporco a bordo asfalto, e sgommato sul terriccio.

La sensazione inusuale di scattare in piedi sui pedali a presa bassa su sterrato è qualcosa che giustifica l’esistenza della Gravel. I piattoni su terra compatta a 40 all’ora, con il rumore della ghiaietta sotto le gomme, i rilanci sui dossi e la reattività su terreni avversi fanno di questo gioiellino un ferro del quale innamorarsi.

Nel mio voler fare il futurologo, me la immagino tra qualche anno molto diffusa con il supporto della pedalata assistita che azzeri il gap con la ruota tassellata nei trasferimenti su asfalto. Abbiamo passato il rientro a casa a dirci, questa bici è perfetta per…e gli esempi alla fine non sono stati pochi. Perfetta per salire al Lago di Cancano e poi girarci intorno, evocando una delle salite preferite di Omar di Felice. Perfetta per andare a Bormio 2000 e proseguire fino a 2.700 sulle piste da sci. Perfetta per andare al Bisbino e non fermarsi perlomeno fino ai Murelli.

Se non guardiamo al portafogli è una bici che prenderei, subito. Se devo dare delle priorità sicuramente non sostituirebbe la bici principale, quindi se si è uno stradista non sostituisce la BDC, se si è uno da MTB non può fare le sue veci, ma può essere un buon mezzo per non allontanarsi proprio dal punto di origine, on o off che sia.

 

Posted by Gio

Terzino sinistro per indole, ciclista per esigenze di salute, comincia a pedalare dopo aver sfondato la soglia dei 100 kg. Si appassiona alla bici e tenta di dimagrire per andare meno piano in salita. Ossessionato dalla tecnologia scopre Strava, dal quale sta tentando di disintossicarsi. Pedala sua una BMC RoadMachine con Campy Record EPS Disc e Bora.

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