Non so se in psichiatria esista la sindrome da rifiuto del lusso – quella patologia per cui accetti serenamente che una maglietta della Decathlon  inizi a fare scintille non appena si alza un alito di vento solo perché l’hai pagata 10 euro, mentre ti viene la schiuma alla bocca se l’etichetta con le istruzioni di lavaggio della Gabba  che ti ha salvato nella tempesta fosse un po’ sbiadita perché l’hai pagata 200 euro – o sia solo un misto di arteriosclerosi e tirchieria, ma, se mai esistesse, io l’avrei in forma acuta.

Conoscendo i miei difetti, il test della bici che all’inizio del Tour ha fatto parlare di sé perché nella versione usata da Froome costava 15.000 euro mi metteva un po’ in ansia, poco importa se nella versione data a me in prova (Durace meccanico e ruote Fulcrum Zero in alluminio) costa “solo” 7.000 euro.

Fortunatamente l’effetto rotatorio continuo della pedalata, tra i suoi pregi, ha anche quello di rilassare e distrarre la mente anche dall’ansia di ipercriticismo. Se poi sul primo strappo vedi che il contachilometri gira a 2-3 km/h più del solito pur salendo chiacchierando e capisci che i tuoi PR cadranno come birilli (scaricati i dati alla sera, Strava ha confermato), inizi a dimenticarti completamente del prezzo.

Si, perchè c’è poco da dire, la Dogma F10 viaggia di brutto; sul passo è spedita, in salita anche e sui numerosi cambi di ritmo della Como – Bellagio accelera e va via in un attimo senza che neanche te ne accorga finché non senti la spintarella della bici.

E quel che è più bello è che non c’è il rovescio della medaglia; da una bici così ti aspetteresti che il prezzo da pagare per le prestazioni elevate sia una rigidità eccessiva e/o che abbia una posizione tirata e/o sia difficile da guidare; e invece no, è una biciclettina comodissima (anche montata con le ruote in alluminio, per quanto fossero le – giustamente – mitiche Fulcrum Racing Zero), è rigida in un modo in cui la rigidità ti fa sentire comodo ed è facilissima da guidare anche in discesa.

Il rovescio della medaglia, teoricamente, sarebbe il peso; nella versione che ho provato io a sensazione siamo sopra i 7 kg in ordine di marcia (pedali, doppio portaborracce, supporto Garmin etc.), un po’ tantino rispetto ad altre bici della stessa fascia di prezzo (ad esempio la Cannondale Supersix Evo montata eTap); guidandola, ti rendi invece conto che se pur essendo relativamente pesante per gli standard attuali va così forte anche in salite oltre il 20 % come il Muro di Sormano (Strava annuisce anche su questo) significa che  il peso in realtà conta il giusto.

Il vero punto doloroso è, ovviamente, il prezzo; 7.000 euro non sono pochi in assoluto, ancor meno per una bici montata con cambio meccanico e ruote in alluminio (scelta peraltro ottima per contenere i costi, anche perchè il Durace meccanico è talmente morbido e preciso che ci si chiede cosa possa dare in più l’elettronico e le Fulcrum Zero non fanno rimpiangere più di tanto le mie Bora).

D’altro canto, tutti pedaliamo (per la bellezza dei luoghi che attraversiamo e) per il piacere che ci da la sensazione di leggerezza e di fluidità della bici da corsa, quel piacere che ci fa sentire le ruote che girano leggere e silenziose ad ogni pedalata (la silenziosa velocità di Paolo Conte); con la Dogma F10 ogni pedalata è effettivamente un po’ più piacevole che con tante altre bici, magari non abbatti comunque i tuoi record di 5 minuti, ma hai una sensazione e un piacere del tutto diverso da quello di tante altre bici.

Poi, ovviamente, di fronte a somme simili sta a ciascuno di noi decidere se il piacere vale il prezzo ed i sacrifici che una simile spesa comporta; certo è che se si cercasse qualcosa di più di una bici normale ad un prezzo normale, nella Dogma F10 lo si troverebbe tutto.

Per me è da mettere lì con la Basso Diamante tra le bici da sogno.

 

Durata del test: 100 km

Per questo test abbiamo usato: Bici Pinarello Dogma F10, montata con Durace meccanico, ruote Fulcrum Zero e copertoncini Vittoria Corsa Graphene.

Abbigliamento Breva Cycling, calze The Wonderful Socks, casco ed occhiali Dot Out.

Si ringrazia Cicli Ferca per la collaborazione.

Posted by Simo

Sono Simone Frassi, comasco, avvocato civilista, viaggiatore (www.2wd.it), delle bici mi piace tutto, l'allenamento duro, le passeggiate senza fretta con gli amici, l'oretta in pausa pranzo, gli assalti ai miei PR su Strava, le chiacchierate in sella, la ricerca di strade nuove, le gare dei pro, le nuove tendenze di stile, le gite in mtb, l'esplorazione delle città in bici; le uniche cose che non sopporto sono l'agonismo di chi alle GF è pronto a tutto per guadagnare la posizione in classifica che gli consentirà di arrivare 3.000mo e (pur rendendomi conto benissimo che non sono fatti miei) la mancanza di ispirazione chi fa sempre lo stesso giro, come un criceto sulla una ruota (salvo che si tratti di girare a 40 km/h sul circuito di Monza). Email: simo@bklk.it Strava: https://www.strava.com/athletes/807017

3 Comments

  1. […] di vari prezzi e marche, secondo me questa è una delle tre – con la Basso Diamante e la Pinarello F10 – che si stacca nettamente dalle altre. Sarà un caso, ma sono tre bici italiane, di cui […]

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  2. […] quando spingi o quando scatti sui pedali non dà le stesse sensazioni entusiasmanti di una Dogma o di altre bici che costano più del doppio di questa (e ci mancherebbe altro, con quel […]

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  3. […] parte sono ottime bici, eppure delle quattro che ci sono piaciute di più due (la BMC e la Dogma F10) sono marchi pro tour, due (la Basso Diamante e la Titici Flexy Road) […]

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