È stata una Rapha Prestige Langhe lunga e dura, più dura del previsto. Però ci siamo divertiti un sacco grazie ai nostri compagni di viaggio e all’ospitalità di Canyon e Rapha. Abbiamo iniziato a pedalare con il freddo, scaldati sulle prime salite, persi a un ristoro, ritrovati al successivo, saliti su pendii in sterrato che nemmeno il Muro…, visto scivolate e finito sotto la pioggia. Insomma bellissima!

Grazie a Canyon che ha deciso di credere ancora una volta in quello che stiamo facendo, a inizio agosto, quando ormai tutti pensavano solo a stendersi sulla sabbia, abbiamo organizzato la raccolta dei nomi che avrebbero partecipato all’evento di Rapha nelle Langhe. Due squadre di 4 ciclisti che avrebbero affrontato un percorso di 170Km e di 3.700m di dislivello. Sulla carta un evento che mi faceva pensare a grandi grattugiate di tartufo e ottimo vino a fiumi, nella realtà ancora una volta tanta fatica e muri da scalare su una strada bianca con il ricordo che correva allo scorso maggio.

Ora, avere la possibilità di trovarsi una bicicletta pronta come la Endurace SLX 9.0 di Canyon, messa a punto dall’ottimo Carlo che come al solito ci assiste in tutte le nostre richieste da perfettini della bicicletta, è già un lusso che ogni volta mi meraviglia. A questo si aggiunge l’aperitivo offerto da Rapha al nostro arrivo in una cascina da sogno, a cui ovviamente arrivo sudato, come solo dopo un giro all’ora di pranzo, per testare a fondo le misure della bicicletta e per verificare che effettivamente manchi la pianura in queste colline. Un sogno!

Ritiriamo il pacco gara in cui troviamo la brevet card che dovremo timbrare lungo il percorso e qualche gadget utile per portare a termine il giro. Marianna di Rapha ci racconta le poche regole di questa nuova avventura: pochi tagli, seguire la traccia e divertirsi. La mattina del venerdì abbiamo ricevuto la traccia del percorso, subito girata sulla chat del nostro team, condividendo il timore che i metri di dislivello fossero molti di più, problemi di software, i metri di dislivello saranno quelli giusti almeno sulla carta.

Ceniamo presso l’agriturismo scelto per gli ospiti di Canyon, dove sistemiamo i nostri computer inserendo le tracce e mantenendo un tono da atleti con un menù che Marco di Canyon ha studiato con attenzione: carboidrati e proteine nella giusta misura, con un finale a sorpresa quando iniziano a vedersi un po’ di bicchieri di grappa, in effetti l’accento veneto doveva lasciarmi intendere che la cena si sarebbe chiusa così.

Nel frattempo le voci che Aldo, selezionato per la mia squadra, quest’anno abbia vinto 3 granfondo, iniziano a farsi preoccupanti. Come vinto? Esistono veramente i vincitori di una granfondo? Sono talmente lontani dal mio mondo di ciclista amatoriale che pensavo esistessero solo in foto, per celebrare l’evento. Quando arrivo sulla linea del traguardo le premiazioni sono finite da un pezzo e il profumo del cibo del pasta party è più intenso del sudore dei primi.

Passiamo la notte con uno spirito cameratesco invidiabile: un letto matrimoniale condiviso da Gio e Massimiliano, una brandina per Mark Broon in cui non ci sarei entrato nemmeno piegato a novanta gradi e un letto singolo per me. Dormiamo tutti come bambini fino alle 5:30, saranno stati i fumi della grappa?

I Canyon Neri da me capitanati partono alle 7:34, dieci minuti dopo sarà il turno dei Canyon Bianchi, capitanati da Mark. La temperatura è da brividi, ma bastano poche pedalate e soprattutto un’alba da favola per scaldarsi. Cerchiamo di prenderla comoda senza forzare, anche se Marco e Aldo spingono in salita, per poi aspettarci in discesa. Fatti i primi 30Km veniamo subito raggiunti dai Bianchi che stanno tirando il collo al povero Mark (sue parole).

Le strade sono magnifiche, immerse nelle vigne e lontane dal traffico. Al punto che diventiamo fastidiosi come solo i ciclisti sanno fare: stiamo in mezzo alla strada per chiacchierare e per non prendere i tombini, come se le strade fossero “anche nostre”. Le salite hanno sempre degli strappi che lasciano il segno nelle gambe, con pendenze che per brevi tratti superano anche il 10%. Come intensità mi ricordano i colli della NoveColli, meno duri nella media ma sicuramente più numerosi.

Al primo check-point arriviamo sgranati per la fase di timbraggio. Ripartiamo e i due senza navigatore si buttano in una discesa che dopo pochi metri scopriamo non essere quella giusta. Inutili le urla, Massimiliano e Aldo li perdiamo. Torniamo indietro e riprendiamo il percorso corretto dopo averle provate tutte per avvisare i due in fuga: “ci vediamo al prossimo check-point”. E così procediamo in 3, con Gio che ha deciso di pedalare con noi dopo aver scattato foto e ripreso i gruppi Canyon durante lo sforzo iniziale.

Arriviamo a Toma di Murazzano consapevoli che dovremo aspettare. Arriva per primo Aldo e poi Massimiliano. Perdiamo una trentina di minuti in cui Gio rischia l’indigestione: Rapha ha preparato un banchetto di salame e formaggio con un pane di una fragranza strepitosa. A un certo punto decido di mettermi tra il banchetto e la sua bocca che da quando siamo arrivati non ha smesso di muoversi, e non per decantare le bellezze viste fin qui. Io di contro apro una boccia di Nutella infilando le dita nella confezione vergine, una di quelle cose per cui mia figlia potrebbe saltarmi al collo dalla gioia ma soprattutto per strapparmi di mano il vasetto. Mi spalmo tre fette abbondanti nell’attesa e godo. Insomma poteva andare peggio.

Arrivano i Canyon Bianchi che hanno commesso lo stesso errore per cui sono dovuti risalire da una discesa ripida con punte prossime al 20%, così narra la leggenda… Mark accusa crampi da tensione o da tirata del collo, non si capisce. Una volta riunito il gruppo ripartiamo alla volta del terzo check-point.

Ci stacchiamo quasi subito alla prima salita e proseguiamo al nostro ritmo, con il mio Garmin che si spegne senza darmi nemmeno un avviso “puf” e anch’io rimango al buio: il Wahoo di Marco e il Garmin di Gio dovranno portarci a casa.

Prima dell’ultimo ristoro assisto alla prima scivolata della mia carriera amatoriale. Mi metto in coda a un gruppo di “tutti Rapha vestiti” che stavano allegramente affrontando l’evento più o meno al nostro ritmo. In una discesa mi metto a superare grazie ai dischi della mia Endurace che mi lasciano la libertà di affrontare le curve al limite. In una di queste curve chi sta davanti mi pare osi un po’ troppo e infatti vedo prima la sua ruota posteriore bloccarsi e poi scivolare, rumore di ferraglia e lui che si aggrappa all’asfalto per cercare di bloccarsi prima di scendere dalla rivetta. Mi fermo a chiedere se sia tutto ok, per fortuna nulla di che… solo qualche graffio sulla gamba e per la gioia del portafogli nemmeno un graffio ai pantaloncini griffati.

L’ultimo ristoro a base di barolo ma senza acqua è l’unica pecca dell’organizzazione. Nel senso che il bicchierino di vino che bevo è piacevolissimo, al punto che chiedo anche il bis, ma l’impossibilità di riempire le borracce con acqua fresca fa mugugnare i miei compagni di viaggio.

Riempiremo le borracce subito dopo il muro al 24% che superiamo poco fuori Barolo, appunto. Una strada sterrata tra le vigne con pendenze sormanesche dove riesco a non mettere giù il piede nonostante il 36×28 e qualche auto di troppo lungo il pendio.

La parte finale ci porta di nuovo verso la partenza non senza qualche discussione su altitudine di arrivo e convenienza di iniziare anche noi qualche taglio: le gambe iniziano a risentire dei cambi di pendenza. Decidiamo di seguire il tracciato, inutile perdersi proprio ora. E così sotto una leggera pioggerella e un vento che sembra essere sempre e solo contrario, arriviamo ai 600m della Cascina da cui siamo partiti la mattina presto. Chiudiamo alle 18 circa, accolti da Marco di Canyon che non riesco a salutare per colpa del muro finale posto all’ingresso del podere: sono senza fiato.

Un evento coinvolgente che ci ha fatto scoprire una terra bellissima, ricca e aspra allo stesso tempo, perfetta per girare in bicicletta. Un ringraziamento particolare a Canyon che ci ha permesso di partecipare e a Rapha che ci ha accolto con un’ospitalità di livello, in un evento imperdibile per chi ha un gruppo di amici con cui uscire per il giro domenicale. Assolutamente da rifare!

Posted by Max

Ciclista da quando è nato. Ha provato la sua prima bici da corsa nel 2015 perché si erano esauriti gli sport da lui praticabili e ne è rimasto folgorato: "posso tornare a fare sport senza soffrire di tendinopatia!", per poi tornare a soffrire sulle salite attorno al lago di Como. Lavora in aziende digitali da vent'anni e pratica anche la vela (senza soffrire). Ha una Wilier GTR 2015 e una Specialized Rockhopper Pro. Scrivigli a max@bklk.it

One Comment

  1. […] sentito parlare per la prima volta dalla bocca di Emilio di Al Vento quando ci incontrammo alla Rapha Prestige sulle colline delle Langhe. Emilio ne ha anche scritto facendomi sorridere al pensiero della sfida […]

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