Pantani non era un Dio. Pantani era un ragazzo con un talento incredibile per la bicicletta e una sfiga altrettanto incredibile, con una grandissima forza di volontà che gli ha permesso di rialzarsi più volte dopo i vari incidenti, ma anche con un carattere fragilissimo; a dispetto del titolo (perchè abbiano scelto questo passaggio dal ricordo di John Gadret è incomprensibile), il pregio di questo libro è proprio quello di mostrare la sua fragilità umana tanto quanto il suo talento in modo piuttosto originale ed efficace.
Il libro è infatti diviso in una ventina di capitoli, ciascuno dei quali è a sua volta diviso in due: nella prima parte l’autore racconta, con tono epico ma non retorico, le grandi imprese di Pantani.
Nella seconda parte l’autore lascia invece la parola ai “testimoni”, persone che gli sono state accanto nel corso della sua vita ed hanno voluto lasciare un breve ricordo (una paginetta al massimo) del Pirata e del loro rapporto con lui (qualche nome? Alfredo Martini, Beppe Martinelli, Davide Boifava, Andrea Noè, Davide Cassani, Marco Velo, Paolo Savoldelli, Massimo Podenzana, Riccardo Magrini e lo sciagurato – per quella frase fuori posto nel titolo – John Gadret) raccontando piccoli episodi magari insignificanti della sua vita, che messi insieme danno un quadro della sua umana fragilità , della sua sofferenza (anche prima di Madonna di Campiglio) e delle difficoltà di chi ha provato a stargli vicino; tanti punti di vista diversi, tante esperienze diverse, tante tessere di un mosaico che compongono un quadro piuttosto eterogeneo della vita pubblica e privata di Pantani, dell’orgoglio e della difficoltà di chi gli era vicino; il racconto è molto piacevole ed il quadro che ne esce è qualcosa di completamente diverso da quanto eravamo abituati a leggere o sentire su Pantani.
Gradite assenti solo le tesi e le congetture sulla sua morte, che – qualunque sia la verità – non cambiano la storia dell’uomo, il cui destino era forse comunque tragicamente segnato.
Che dire alla fine? Non è certamente uno di quei libri che vanno oltre la letteratura di genere (come ad esempio l’insuperato “Addio bicicletta” di Gianni Brera o “Open” di Andre Agassi), ma certamente quando si ha girato l’ultima pagina si ripensa in maniera completamente diversa a quel ragazzo che volava su per il Mortirolo facendoci saltare sul divano (o sgolare sulle rampe del Mortirolo) e lo si ama ancora di più – doping o non doping – sapendo quanta sofferenza c’era dietro le sue imprese.
Un libro decisamente consigliato, per se stessi o per un regalo natalizio agli amici ciclisti; andate in libreria e chiedete (almeno) una copia di:
Marco Pastonesi, Pantani era un dio, 63th and 22nd editore, € 16,00 (ben spesi).



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