Prendi Burian che è annunciato da due settimane e non si parla d’altro, il voto da dare che non si sa mai che cambi qualcosa, le immagini sui social dei team che sembrano arrivare più dalle olimpiadi invernali che da una classica di quasi primavera.

Aggiungi una chat whatsapp arroventata dai “Cosa facciamo? Andiamo? Non è tanto per la fatica ma è per la bici. Rinuncia tu che rinuncio io”.

1000 impression dopo su 3bmeteo la resa “Va bene, però almeno facciamo il Bisbino in MTB sulla neve” “Va bene, andiamo a Siena”.

Partiamo con quella mezz’ora di ritardo che la perduta agilità famigliare mi fa accumulare nelle operazioni di decollo e in autostrada ci sentiamo un pò Di Felice, avvolti nella bufera di neve, seppur protetti dai 23° interni. Nel baule riposa la BMC, ma non quella con Bora e  Campy Record EPS disc che ho tirato fuori dalla scatola 1 mese fa. Quella con Bora e Campy Record non elettronico non disco, terrorizzato da quei “Non vorrai usare la bici nuova con tutta quella terra??”

Il weekend inizia dove avrebbe anche potuto finire: salumi, ragù di cinghiale, rosso sfuso e cantucci col vin santo. Caffè. Ammazzacaffè. Trovato un senso alla trasferta a prescindere, possiamo andare a lavorare sui dettagli: ritiriamo il pacco gara con l’agilità che aveva difettato alla prima edizione, andiamo in Hotel a scaricare la macchina. Appaltata la scelta del soggiorno a Max, sogno un viale di cipressi a portarmi verso un suggestivo agriturismo vista colli: mai mi ritrovai così vicino ad una rotonda autostradale, con ridente vista su un Roadhouse. Che dico, tu puoi aprire un Roadhouse in Toscana? E’ come voler vendere dei gratta e vinci a Las Vegas, della camomilla ad Amsterdam.

Incassiamo pure la richiesta di pagamento extra per il late checkout e cazzeggiamo per la città in attesa del secondo motivo per il quale siamo venuti: la cena.

Mettiamo la sveglia senza ancora aver preparato la giornata ed imbuchiamo la rotonda sotto casa a 3 km dalla griglia che sono già le 8 passate: partiamo in ultimissima posizione ma senza aver accumulato freddo.

Burian ha esaurito la sua furia e la giornata è freschina ma non fredda. Partiamo con estrema calma e non ci facciamo ingolosire da grupponi, tirate, e saliscendi che ci potrebbero portare via quelle energie necessarie ai muri finali che  serviranno per mettere in fila quei 2.200 metri di dislivello che in questo periodo sono tanti, soprattutto se distribuiti a colpi di strappetti di 500 metri. Al 20%. Su sterrato. Fangoso.

Il primo settore è dopo 20 km e l’attesa su asfalto è inutile come le meline nei tempi supplementari in attesa dei calci di rigore. Il primo giro di ruota su terra è un misto tra il terrore di trovare fango e la voglia di sporcarsi per poter ostentare una foto da eroe come quella dei prof. La delusione nel capire che non ci si sporcherà è mitigata dalla consapevolezza che non sarà una giornata infernale. Dura ma gestibile. Non infernale.

In gruppo con noi c’è anche la Francy, reduce da una settimana di allenamenti a Gran Canaria, che siamo sicuri la renderanno ancora più forte in salita, ma rimaniamo sconvolti quando nei drittoni in pianura si mette a tirare il gruppo a 40 all’ora, trai commenti stupiti “E’ amica vostra???”. Sullo strappo prima del secondo ristoro si libererà di noi, trovando la giusta scusa per non aspettarci al ristoro nel quale continuerò il mio weekend a tutto affettati, dentro in 20 centimetri di fango. Già, ristoro in venti centimetri di fango, il secondo. Perchè al primo, dove tanto non si ferma nessuno, erano bastati pochi cristi con voglie di selvaggina a bloccare completamente tutto il gruppo piedi a terra per 12 minuti, con quei gazebi piazzati praticamente in mezzo alla strada.

Va sottolineato: la gestione della posizione dei ristori è l’unica nota di demerito di una granfondo stupenda ed impeccabile, dove ad esaltarti è il panorama, ma anche la tipologia di percorso, ma anche il fatto che il giorno prima i pro ti danno la carica, ma anche pedalare sulle strade bianche che fanno classica del nord, ma anche…

In cinquemila, da tutta Europa, si stanno godendo un evento che non non può non diventare il top del calendario italiano, con l’unico dubbio che le esigenze di copione l’abbiano piazzata in una stagione un pò infelice.

Già, la dimensione Europea è un altro punto a suo favore, ed il contesto mi gasa ancora di più nei settori piatti, che affronto come quelli di cobbles rivestiti dell’inferno del Nord, che rimane la mia università, il mio tempio. Già, la dimensione europea, che porta con se anche fighetti di tutto Rapha vestiti che affrontano la strada con l’arroganza con la quale pochi mesi fa chiedevano un driver al caddie per uscire dal bunker (termini tratti da il glossario del golf). Fuckin idiots.

Fare 2.200 metri di dislivello senza una vera e propria salita significa non avere un metro di pianura, e così è, con discese che impressionano ancora più delle salite per come ti fanno raggiungere velocità da brividi in pochi metri: scenderemo da quasi tutte attorno ai 70 all’ora.

Da +18% a -18% in pochi metri e viceversa: sentire “rombare” il Record meccanico a 5 cambiate alla volta è una libidine che mi spiace non godino gli avventati possessori di meccanica Jap.

L’approccio è ancor più stemperato dal reportage onboard che faccio, continuano a scattare raffiche con la Gopro, che spostano l’attenzione dalla fatica. “Ciao sono Amedeo, posso continuare con voi?” A 30 km dall’arrivo ci si affianca un estraneo con voglia di compagnia che assecondiamo fin troppo “Vi fate chiamare Gio e Max, con dei diminutivi, come mai?” “Amede’, hai rotto il cazzo”, sussurro frenando e lasciandolo sfilare per perderne la ruota.

Gli ultimi 2 strappi, Colle Pinzuto e le Toffe, con pendenze attorno al 18% e lo sterrato che ormai sembra colla, non finiscono più: ogni pedalata chiusa è un’esultanza alla Tardelli, lo sguardo cerca lo scollinamento dietro gli alberi e i pochi metri che si hanno davanti durano sempre troppo rispetto alle lame che trafiggono l’interno coscia, con crampetti che partono e cuore oltre i 170 bpm.

Manca ormai l’arrivo, la scalata su Siena. L’avvicinamento è morbido, passando davanti al PalaEstra ho anche la lucidità di ricordare il coretto SIENAMENSSANAFIGLIDIPUTTANA, che con il senno di poi era perlomeno profetico per come non hanno permesso alla gloriosa bacheca canturina di riempirsi ulteriormente.

Il triangolo dell’ultimo chilometro da il via alla danza dell’equilibrio per non cadere: zizzago finchè calcolo che potrò lanciare lo “sprint” in piedi sui pedali senza scoppiare. Scollino tra la gente che mi incita, e trovo Max, che oggi è stranamente andato meno di me fino a qui, che mi aspetta per arrivare insieme in Piazza del Campo.

Senza neanche bisogno di dirselo, un modo per salutare l’ultima volta Paolone.

Nel tragitto verso casa profaneremo il simbolo della Toscana con un Double Whooper in autostrada. L’arrivo in tempo per il voto non ci toglierà la sensazione agrodolce che da domani avremo più tempo per pedalare grazie al reddito da cittadinanza.

 

Ho affrontato la Strade Bianche così:

Abbigliamento e casco Dotout
www.dotout.it

Calze The Wonderful socks
https://www.thewonderfulsocks.com/

Bici BMC SLC 01 (la RoadMachine è rimasta a casa sotto le coperte)
www.bmc-switzerland.com/it-it/

Ruote Bora e gruppo Campagnolo Record
www.campagnolo.com/IT/it/

Copertoncini Vittoria Corsa Grafene
https://www.vittoria.com/it/tires/road-tire/?graphene=1

GPS Wahoo Elemnt
https://it-eu.wahoofitness.com/devices/gps-elemnt-bolt

Le foto che non ho fatto io con la Gopro, quindi quelle belle, sono ancora una volta di Sportograf https://www.sportograf.com – che non smetteremo mai di ringraziare per come ha alzato il livello dei servizi fotografici alle Granfondo (e si, perchè ci permette di usare le foto gratuitamente per i nostri articoli).

Posted by Gio

Terzino sinistro per indole, ciclista per esigenze di salute, comincia a pedalare dopo aver sfondato la soglia dei 100 kg. Si appassiona alla bici e tenta di dimagrire per andare meno piano in salita. Ossessionato dalla tecnologia scopre Strava, dal quale sta tentando di disintossicarsi. Pedala sua una BMC RoadMachine con Campy Record EPS Disc e Bora.

6 Comments

  1. Devo ancora capire perché ogni volta che scrivi mi viene una gran voglia di pedalare , sopraffatta immediatamente da una gran voglia di mangiare…
    Probabilmente qualcosa mi sfugge…

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    1. È il double whooper che ti frega….

      Rispondi

  2. Giorgio Tomasino 14 marzo 2018 at 15:57

    Io mi starei orientando verso uno Shimano Ultegra 11V per avere un pignone enorme che con Campagnolo non si può avere, dovendo anche le mie meccaniche esauste. Però, ho sempre usato Campagnolo e sono combattuto, in fondo. Avvocato, spendere due parole in difesa del Campa, specie in quelle condizioni di pendenze estreme?
    Devo capire. Grazie, da un collega milanese.

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    1. Giorgio non scherziamo: qui è vietato anche prendere in considerazione qualsiasi cosa non sia Campagnolo 🙂

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      1. Giorgio Tomasino 14 marzo 2018 at 16:55

        Perché, dunque, Campagnolo non fa un gruppo da strada che consenta anche un pignone da 34? Si ferma a un “Potenza”, mai visto in giro, con un 32..
        Mah! Resto perplesso: mi pare che il mondo Campa resti indietro.

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        1. Sicuramente alcune scelte sono discutibili, ma il loro pubblico sicuramente è più racing, forse per quello non vanno oltre. Il Potenza c’è da pochi anni, è di fatto la versione economica del Record.

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