“Non so se me lo merito”. Così ho esordito quando i ragazzi del Team ComoBike sono venuti a prendermi le misure. Misure intese come test FTP, fatto con i rulli della Elite utilizzando il software dedicato: uno sforzo incrementale che ti porta fuori tutto nel giro di 30’ per stimare la capacità del cuore e definire i vari livelli di sforzo con cui programmare l’allenamento.
Mentre ne discutevamo sono emersi ricordi del temutissimo test di Cooper, l’odiato scienziato che ebbe la malsana idea di pensare che in 12’ si possa capire quanto sei in forma in base ai metri che riesci a coprire correndo. Così mi sono tornati alla mente allenamenti in cui dopo tre mesi di spensieratezza estiva ci si presentava al campo da calcio appesantiti da focacce e bomboloni, con il mister di turno che chiedeva dazio: “facciamo il testi di Cooper”. Lamenti e imprecazioni.
Ricordo bene come al termine del test sputassi sangue e il fiato lo ritrovavo dopo 10’ buoni, un incubo… Per fortuna Bruno e Simone del team ComoBike si sono messi a ridere quando ho azzardato il paragone, senza sapere che il mio timore era assolutamente fondato.
Eravamo a fine marzo. Dopo un inverno trascorso in compagnia di Zwift, conscio che non potevo avere scuse per non continuare a pedalare anche quando la stagione non dava tregua con scrosci continui che non mi consentivano neppure un’oretta sui pedali in pausa pranzo, necessaria per integrare il medio/lungo del weekend.
Perché il test FTP? Perché tra meno di un mese l’8 giugno parteciperò alla Haute Route Stelvio, un evento su 3 giorni spettacolare: il primo giorno affronteremo lo Stelvio un paio di volte, il secondo scalerò per la prima volta il Mortirolo e poi il Gavia, per finire con una cronoscalata sempre dello Stelvio da Bormio. Una passeggiata insomma…
Un evento che ancora oggi fatico a comprendere del tutto, sono sicuro però che sarà dura, molto dura. Ne avevo sentito parlare per la prima volta dalla bocca di Emilio di Al Vento quando ci incontrammo alla Rapha Prestige sulle colline delle Langhe. Emilio ne ha anche scritto facendomi sorridere al pensiero della sfida e del ciclista peloso, in cui devo ammettere mi ci sono rivisto, non per la sua andatura quanto appunto per i peli…
Il motto degli organizzatori è “offrire ai ciclisti amatori un’esperienza unica di livello professionistico, in sella ma anche dopo l’arrivo”. A tutti gli effetti un evento da non farsi scappare, se poi è organizzato su salite come queste, come fare finta di nulla?
L’organizzazione della Haute Route offre sempre un servizio esclusivo, per cui sono garantiti scorta di sicurezza, assistenza meccanica e soccorso medico, oltre ai “soliti” ristori del caso. Terminata la tappa avremo uno staff di massaggiatori, con incluso pranzo e briefing sulla tappa del giorno seguente.
Un format vincente che richiama sempre più partecipanti per questi eventi a tappe di 3 o 7 giorni, in luoghi unici dove il ciclismo e le salite sono di casa. Il costo è adeguato, perché parliamo di circa €650. Non pochi vero, ma chi ha partecipato all’evento ne parla sempre in modo entusiasta.
Nel frattempo sto seguendo le tabelle che ogni domenica mi ritrovo nella mailbox, in cui Bruno mi elenca le attività giornaliere, compatibilmente con i tempi dell’ufficio, le partite della Juve, i pranzi e le cene di lavoro e la vita da padre. Tre, quattro uscite settimanali in cui fare ripetute, ma anche uscire per godersi un bel giro durante il fine settimana. Le sensazioni iniziano a essere buone, con ritmi sempre migliori e gambe che reggono rapporti che prima non mi sarei mai potuto permettere.
La prossima tappa sarà la NoveColli che userò più come allenamento che come obiettivo, per cui potrei anche ripiegare su un Medio anziché pensare di farmi tutti e nove i colli, vedremo che cosa mi dirà Bruno. Nel frattempo non smetto di andare in salita quando posso, tiro rapporti lunghi e penso al Mortirolo ogni sera prima di spegnere la luce e quando la strada inizia ad inclinarsi mi dico che “non sarà mai dura come il Mortirolo”.
UPDATE:
Di seguito un bellissimo commento di Simone Frontini, Presidente del Team ComoBike, su noi ciclisti amatoriali e sul nostro modo di vivere il ciclismo e le Granfondo che regolarmente ci godiamo.
L’approccio e la filosofia con cui Max e i ragazzi di BKLK interpretano la bici, la vera essenza del motto “staccare la spina”, evadere, loro lo sanno fare bene, si godono ogni goccia di sudore che versano senza perdersi nei meandri dei watt, vam, fc, rpm, tempi e… STRAVA.
A quel tarlo oggi ho dato una semplice definizione, invidia.
Noi che per 30 week-end/anno giriamo tutto il nord Italia, dedichiamo più tempo alla preparazione invernale che ai nostri figli, per noi 90-60-90 non sono i numeri che tutti vorrebbero nel talamo al risveglio mattutino ma solo variazioni di ritmo espresse in rpm, noi che nella massima espressione di cucina Valtellinese contempliamo solo la Bresaola (scondita…che tristezza!).
Ecco il motivo per cui ho accettato la “Sfida” (ovvero preparare il Max alla Haute Route).
Credo che Max possa imparare qualcosa da noi, ma soprattutto noi dovremo imparare a vivere la bici con più serenità, questo è il messaggio che trasmetterò ai miei ragazzi , questo è il valore aggiunto che ci darà una marcia in più.
Grazie BKLK.







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