Metti un giorno di metà settimana quando ti accorgi di non avere appuntamenti, di sentire la voglia di salire per una strada nuova, senza macchine, godendo il cielo che dovrebbe aprirsi nelle prossime ventiquattr’ore e la tanta neve ancora presente in quota.

Metti la voglia di pedalare lungo i tornanti del Passo del San Gottardo, perché è da tempo che desideri provare quelle curve e sentire il porfido sotto le ruote. Metti che finalmente la combinazione degli eventi ti porti a decidere che dopo aver lasciato i ragazzi al campus estivo, caricherai la bici in macchina e partirai per Airolo, sperando che questa volta le solerti autorità svizzere ti risparmino l’ennesima multa per aver toccato gli 87Km/h in un tratto in cui il limite era 80. Adorabili autorità svizzere.

E così un giovedì di fine primavera eccomi con la Passoni nel baule verso la partenza della Tremola. Arrivo ad Airolo in un’ora circa, sperando di aver rispettato tutti i limiti di velocità e di non essermi distratto dalle battute di Linus e Nicola nei podcast di Deejay Chiama Italia.

Trovo un parcheggio che sembra perfetto: piazzale enorme con delle incredibili strisce bianche, in Svizzera? Leggo Piazza d’Armi, in effetti ci sono anche dei mezzi militari che aspettano di partire per qualche esercitazione. Poco male, mi metto nel mio angolo per cambiarmi e partire. Perfetto.

I primi chilometri della strada vecchia salgono dal centro di Airolo fino all’incrocio con la strada nuova, quest’ultima porta al passo chi vuole correre in auto o in moto. In questa parte ci sono solo alcuni tratti in ciottolato, preludio di quello che verrà poi. Arrivati all’incrocio bisogna fare attenzione a prendere la vecchia strada passando sotto lo svincolo che porta alla strada nuova. Tutto attorno ovviamente prati verdi e mucche al pascolo, l’immagine iconica della Svizzera, manca solo una coppia di AlpenHorn per chiudere il cerchio.

Arrivati alla sbarra che blocca il transito quando il passo è chiuso, ecco che inizia lo spettacolo. Da qui la strada è un infinito susseguirsi di tornanti che dipingono la val Tremola e portano al passo con pendenze mai dure, con alcuni tornanti che sembrano essere lunghi tanto quanto il tornante successivo. L’effetto catapulta è assicurato.

Il ciottolato a tratti diventa fastidioso alle braccia che subiscono i sobbalzi delle ruote, ma per sentire del sollievo basta accostarsi nel canale di scolo dove l’asfalto liscio consente di far riposare la presa sul manubrio. La struttura della strada è formata da muri di sostegno originali alti anche 8 metri, conservati benissimo, alcuni addirittura costruiti a secco. Meraviglioso. Per completare l’opera alcuni ceppi stradali sono stati lasciati e riportano l’indicazione della distanza mancante all’arrivo del vecchio ospizio, ormai chiuso.

Il piacere di salire è dato anche dalla mancanza di traffico di cui ho potuto godere perché la strada era ancora chiusa ai mezzi motorizzati. Per dare l’idea ho incontrato un ciclista colombiano in salita e due tedeschi in discesa. Punto. Il resto dell’anno la strada rimane comunque poco battuta e percorsa solo da chi si vuole godere il viaggio e non la destinazione. Per arrivare in cima bisogna percorrere 12Km con una pendenza media del 7%.

Per apprezzare il panorama della strada bisogna fermarsi spesso o spingersi in contromano, sull’altra carreggiata. Meglio ancora fermandosi in discesa, dove si possono scorgere tutti i tornanti che questa fantastica salita ci regala.

Arrivati al passo mi sono spinto oltre cercando di scoprire perché la strada continuasse a salire. Sono arrivato così tra due muri di neve, dove la strada passa tra le rocce quando il manto si scioglie. Un microclima incredibile e un tunnel spettacolare per chi non si ferma al piazzale del passo.

La discesa, per ovvi motivi, non è di quelle dove puoi lasciare andare la bici e pennellare curve come se non ci fosse un domani. Ma non è per quello che siamo qui, anzi la bassa velocità permette di scorgere quei panorami che abbiamo perso in salita.

L’arrivo all’auto dopo il ciottolato è veloce. Mentre mi sto cambiando, per fortuna dopo aver indossato già i pantaloni civili, mi sento chiamare con voce decisa. Ovviamente ho parcheggiato nella Piazza d’Armi riservata ai militari svizzeri: “c’è anche il cartello, Azzurro” (Azzurro l’ho messo io) “gliela stavamo facendo brillare”. Ecco come i miei 100CHF che lascio ogni volta quando varco il confine, stanno per lasciare anche questa volta il mio portafogli. E invece l’effetto Tremola che evidentemente traspare ancora nei miei occhi deve aver persuaso questo solerte militare svizzero della mia assoluta buona fede.

Nessun brillamento, nessuna multa, solo il ricordo di una salita da godersi fino all’ultimo tornante in un paesaggio da urlo. Bellissima.

Posted by Max

Ciclista da quando è nato. Ha provato la sua prima bici da corsa nel 2015 perché si erano esauriti gli sport da lui praticabili e ne è rimasto folgorato: "posso tornare a fare sport senza soffrire di tendinopatia!", per poi tornare a soffrire sulle salite attorno al lago di Como. Lavora in aziende digitali da vent'anni e pratica anche la vela (senza soffrire). Ha una Wilier GTR 2015, una Passoni XXTi Campy Super Record + Bora e una Specialized Rockhopper Pro. Scrivigli a max@bklk.it

2 Comments

  1. Bellissimo!!!
    Giusto due dita d’ invidia 🙂

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  2. Brillare?!?!?! Saltare in aria 😀

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