Scopriamo dell’esistenza della Gravel sul Serio da un invito di Canyon. Decidiamo di andarci per incastrare gli impegni e ci pentiamo quando scopriamo a una settimana dalla partenza che proprio quel giorno ci sarà il cambio d’ora. Sveglia alle 6 che diventano le 5. Bene ma non benissimo…

Dobbiamo provare la Grail di Canyon e quale migliore occasione di un giro di 110Km lungo il Serio. Corso d’acqua che conoscevo solo perché ha dato il nome all’aeroporto da cui anni fa partivo per andare a Londra spendendo poco e rischiando ogni volta di perdere il volo.

Atterriamo a Romano di Lombardia alle 8 e ci accorgiamo di essere in un altro mondo: apriamo le portiere e sentiamo le prime bestemmie in bergamasco stretto di fronte a una gomma sgonfia. Almeno è quello che credo di aver capito.

L’organizzazione è minimalista: mail per iscriversi, traccia inviata via mail qualche giorno prima che vale anche come conferma di iscrizione, due percorsi medio e lungo. Tutto qui. Le granfondo del futuro. Partenza in modalità randonnée dalle 8 alle 9:30, firma e via. Carico la traccia al volo sul sempre mai abbastanza lodato Wahoo e partiamo.

Gio non ha trovato l’attacco del computer GPS e l’accrocchio di nastro adesivo verde marcio sul doppio manubrio della Grail è un affronto alla pulizia del design della bicicletta, ma alla fine si dimostra efficacissimo nonostante le vibrazioni assurde a cui abbiamo sottoposto i mezzi.

Lungo il percorso non ci sono segnali né indicazioni, e così sbagliamo a imbucare la strada giusta almeno una decina di volte, forse sbaglia di più Gio ma solo perché sono io a scrivere…
Percorriamo strade lungo il corso del Serio ma anche in aperta campagna. Molto meglio quelle vicino all’acqua, sarà la nostra indole da laghéé ma i campi sterminati e i drittoni non ispirano per niente, ancor di più quando è periodo di concimazione.

Alcuni tratti nei boschi sono inebrianti per far correre la Grail, facendola girare in modalità BMX e rilanciandola dopo l’ennesimo saliscendi. Si alternano tratti appaganti e tratti noiosi, sempre e comunque fuori dal traffico e dall’asfalto: pochissima strada e tantissimo gravel è la caratteristica dell’evento. Tratti lisci, single track, sassi, sentiero con radici,… abbiamo trovato di tutto per mettere a dura prova i nostri mezzi.

Due momenti memorabili: l’aereo che atterra sopra le nostre teste a Orio al Serio con rombo assordante in stile Sant Martin e l’arrivo a Crema nel centro storico dove ritroviamo una cinquantina di partecipanti che sostano e dove ci fermiamo anche noi per un freschissimo e meritatissimo gelato, con le nostre Grail completamente ricoperte di polvere.

Nel mezzo Gio pensa bene di uscire dal sentiero e spingere su un tratto sassoso. Mentre lo guardo spero che non succeda come in Franciacorta, ma proprio mentre inizio a imprecare lo vedo fermarsi e guardare la ruota posteriore. Finisco di imprecare e mi fermo. Ovviamente il (tipo) Fast che ha portato non funziona, in compenso ha lasciato dei residui bianchi schiumosi che lo ricoprono da testa a piedi. Ancora devo assistere a un intervento con la bomboletta magica che ripari per bene una foratura. Esco la mia camera d’aria, con le leve per estrarre lo pneumatico (Emilio abbi pazienza). Risultato leve rotte e tre gentili biker che si fermano a darci una mano con pompa manuale. Ripartiamo. Impreco.

Da Crema il rientro verso la partenza non è particolarmente entusiasmante, sempre lungo strade sterrate, ma in zone industriali e dove faticherei a passare se non per un evento come questo e per chiudere un giro.

Arriviamo a Romano di Lombardia alle 14 circa per la firma e per un gadget che avremmo volentieri barattato con dell’acqua fresca per riempire la borraccia. Ci cambiamo al volo e ripartiamo verso il primo Autogrill sulla Brebemi. Già penso a chiudere la giornata con una grigliata, l’effetto del profumo di salamelle e costine di chi grigliava lungo il corso del Serio ha lasciato degli strascichi sul mio bisogno di reintegrare.

Grazie a Canyon Italia che ci ha permesso di usare le Grail in condizioni disumane (anche se ancora non lo sanno), all’organizzazione per le foto che vedete con i relativi crediti, al bar ristoro dove Gio ha reintegrato con uno sfilatino di livello e infine al nostro fedele lettore che durante il percorso ci ha riconosciuto e salutato, certe situazioni ci fanno sentire delle vere webstar.

Posted by Max

Ciclista da quando è nato. Ha provato la sua prima bici da corsa nel 2015 perché si erano esauriti gli sport da lui praticabili e ne è rimasto folgorato: "posso tornare a fare sport senza soffrire di tendinopatia!", per poi tornare a soffrire sulle salite attorno al lago di Como. Lavora in aziende digitali da vent'anni e pratica anche la vela (senza soffrire). Ha una Wilier GTR 2015 e una Specialized Rockhopper Pro. Scrivigli a max@bklk.it

3 Comments

  1. Come sempre racconti belli e divertenti. Fate venir voglia di venire con voi…ma ci vuole gran gamba per starvi dietro.

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    1. Allenala ma neanche tanto, anche se a questo giro Gio era indemoniato: gamba da classica del Nord!

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  2. […] i chilometri percorsi ma per l’intensità delle uscite: neve, pioggia, fango, polvere e due eventi che hanno messo sotto torchio il doppio manubrio di questo mezzo che in tanti ci avete […]

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