Anche quando si parla della GFNY Provence non c’è molto da menare il can per l’aia: 3 giorni di ciclismo, un centinaio abbondante di chilometri al giorno, in tutto 350 km su strade dove a fermarsi a fare una foto ogni volta che il paesaggio lo meriterebbe ci vorrebbero 3 giorni per ciascuna tappa, 200-250 ciclisti di livello medio alto (e qualcuno dei soliti inglesi svampiti che pedala a 15 km/h in pianura), controllo del traffico e segnalazione dei percorsi assolutamente adeguati alla situazione, punto base fisso nel villaggio medievale di Montbrun les Bains (neanche lontanamente paragonabile a un qualsiasi borgo toscano, se vogliamo fare del campanilismo, ma comunque carino), tante bellissime strade sconosciute e il Mont Ventoux come ciliegina sulla torta.

In questo mondo dove se non ti inventi qualcosa di nuovo sei finito, la formula 3 medio fondo in 3 giorni (con classifica tappa per tappa e generale) è una bella novità, con tutti i suoi pregi ed i suoi limiti.

Il limite maggiore, senza dubbio, è la partecipazione.


Per forza di cose, un evento su tre giorni non può essere oceanico; e partire in 200 su percorsi senza un metro di pianura vuol dire partire sapendo che se molli subito le ultime ruote buone rimani da solo tutto il giorno o, se volessimo rigirare la frittata, entrare in griglia sapendo che devi partire a fuoco per non perdere le ruote che appaiono come l’ancora di salvezza con il rischio/certezza di scoppiare a metà gara e tirarsi a casa in qualche modo, per di più con il pensiero del giorno dopo.

In questo passaggio dal piacere all’angoscia viene però anche fuori il bello della manifestazione; quando il male è comune, basta fermarsi al rifornimento e con gli altri commensali scatta subito uno sguardo d’intesa … “Gruppetto?” “Gruppetto!” e si depone subito l’ascia di guerra, quello che in un’altra granfondo sarebbe pur sempre un avversario diventa un compagno di pedalata, si tira un po’ per ciascuno, chi è davanti pedala anche con un occhio indietro, ci si aspetta un po’, si chiacchiera un po’, ci si ringrazia quando si arriva al traguardo per essersi salvati a vicenda sulla tal salita e si continua a farlo via Strava quando si torna a casa.

Ovviamente tutto ciò sarebbe molto carino, ma fine a se stesso, se non ci fosse l’ingrediente principale, cioè il percorso; ed è proprio qui che la GFNY Provence fa la differenza, sia come durezza che come paesaggi.

Bella l’idea di fare tre mediofondo in tre giorni (circa 120 km e 2.000 D+ al giorno), con una scelta azzeccatissima di percorsi della durezza giusta per essere divertenti e allo stesso tempo consentire a tutti di portare a termine la 3 giorni, che da anche a noi travet l’ebbrezza di giocare con la classifica a tappe.

Ancor più bella l’idea di attirare qui i ciclisti con la promessa del Ventoux e poi fargli scoprire tante belle strade sconociute dove nessuno sarebbe venuto a pedalare senza il Ventoux come specchietto per le allodole, a partire dallo stesso Ventoux dal versante di Sault (quello meno nobile essendo il meno duro, ma di gran lunga il più bello dal punto di vista paesaggistico, con i suoi 7-8 km vista mare praticamente in pianura a quota 1.600 mt., prima delle rampe finali sulla mitica pietraia); si scoprono strade perfettamente tenute (fatto salvo il consueto asfalto grumoso e ondulato alla francese) che corrono tra campi di lavanda (a settembre ovviamente non fiorita, purtroppo), macchia mediterranea foltissima e infinita (sembrava di essere quasi sempre persi nel mitico entroterra Sardo o Corso) e boschi di aghifoglie alle quote più elevate, che personalmente – come tutte le cose inaspettate – mi son goduto anche più del sempre meraviglioso Ventoux.

Tirando le somme, di questa 3 giorni a me rimane il cuore in gola per non mollare le ruote nei primi 30-40 km e poi tre belle passeggiate in compagnia in posti sconosciuti, ma bellissimi; insomma, gran bella tre giorni, anche questa consigliatissima.

Rimane anche lo shock culturale – soprattutto per noi nord lombardi – di vedere nel bel mezzo dell’Europa aree vastissime disabitate, al massimo un cascinale ogni 10 km e un paesino di 4 anime ogni morte di papa; i paradisi per noi ciclisti esistono ancora!

Secondo me, se si curasse maggiormente l’aspetto post tappa – in questa prima edizione un po’ trascurato -, creando qualche evento che intrattenga i ciclisti (se gli sponsor si rendessero conto che miniera d’oro potrebbero essere che 200 ciclisti “avidi” che non sanno come tirar sera …) e trasformando i 3 giorni in una cosa a metà tra una piccola Woodstock e una fiera del ciclismo oppure fissando come punto base un posto dove l’intrattenimento c’è già, questa potrebbe essere la formula del futuro.

Dall’anno prossimo, sia la GFNY Ventoux che la GFNY Provence lasceranno il circuito GFNY; quella del Ventoux entrerà nel circuito Santini (bella coppia con la Stelvio Santini!), quella della Provenza non si sa, ma di certo la manifestazione sarà almeno bella uguale, anche di più se crescerà un po’ – soprattutto nei numeri (e nei pasta party, non proprio a livello della fama che la cucina francese si attribuisce) – come ci si aspetta da una manifestazione alla prima edizione.

Il punto da migliorare è secondo me la partecipazione (qualche ciclista in più, soprattutto se di livello medio basso, avrebbe giovato alle mie coronarie) ed il dopo gara, dove non c’era sostanzialmente molto da fare se non rilassarsi (cosa peraltro apprezzabile); per una prima edizione, comunque, davvero eccellente.

Qui nel dettaglio i percorsi delle tre tappe:

Prima tappa: la Montaigne de Lure, 135 km e 2.400 D+ (qui il relive e qui il link a Strava); si comincia con 4 km di salita a velocità controllata (17 km/h, per la precisione, che per l’80 % dei partecipanti è come non controllarla), poi un lungo falsopiano in discesa tra campi di lavanda e macchia mediterranea, fino all’inizio della Montaigne de Lure, il piccolo Ventoux, 18 km di salita meravigliosa sia tecnicamente (6% di media praticamente tirati con il righello da tanto è regolare, chi non scoppia come me qui si diverte di brutto) sia paesaggisticamente (dalla macchia alla prateria d’alta montagna, passando per le foreste di aghifogli, mano a mano che aumenta la quota); poi una discesa un po’ troppo tortuosa per i miei gusti ed il rientro a Montbrun les Bains per un lungo fondovalle (l’unico tratto non bellissimo dei 3 giorni) e il Colle della Marguere.

Seconda tappa – il Ventoux (da Sault), 101 km e 2.100 D+ (qui il relive e qui il link a Strava); il Ventoux … what else? Da Sault poi è anche più facile e più bello, non ci poteva essere scelta migliore.

Il GFNY Village e Montbrun sullo sfondo

Terza tappa – la Gran fondo des Barronnies, 123 km e 2.100 mt. D+ (ecco il relive e qui il link a Strava); il gran finale, posti completamente sconosciuti ma meravigliosi, tante salite, tutte pedalabili, tra macchia mediterranea, ulivi e paesaggi di alta montagna; proprio quello che ci voleva per chiudere in bellezza.

Prezzi: a partire da 554 euro a persona pettorale e pensione completa inclusi e da 180 euro per ciascun accompagnatore (prezzi per 4 persone in appartamento da 4, a salire per gruppi più piccoli). Non pochissimo, ma niente in confronto ai prezzi della maggior parte dei tour ciclistici organizzati.

 

Le (bellissime) foto di questo post sono di Sportograf, che ringraziamo come sempre.

Posted by Simo

Sono Simone Frassi, comasco, avvocato civilista, viaggiatore (www.2wd.it), delle bici mi piace tutto, l'allenamento duro, le passeggiate senza fretta con gli amici, l'oretta in pausa pranzo, gli assalti ai miei PR su Strava, le chiacchierate in sella, la ricerca di strade nuove, le gare dei pro, le nuove tendenze di stile, le gite in mtb, l'esplorazione delle città in bici; le uniche cose che non sopporto sono l'agonismo di chi alle GF è pronto a tutto per guadagnare la posizione in classifica che gli consentirà di arrivare 3.000mo e (pur rendendomi conto benissimo che non sono fatti miei) la mancanza di ispirazione chi fa sempre lo stesso giro, come un criceto sulla una ruota (salvo che si tratti di girare a 40 km/h sul circuito di Monza). Email: simo@bklk.it Strava: https://www.strava.com/athletes/807017

2 Comments

  1. […] da sogno per un finale di stagione che prevede una via l’altra la Deejay100, la GFNY Provence e il […]

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  2. […] biliardo, non hanno certo le buche che hanno costretto i pro a zigzagare scendendo da Civiglio; in Francia su ogni cavalcavia ci sono cartelli che descrivono le difficoltà tecniche delle salite per il […]

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