Un incidente fantozziano andando al ritiro del pacco gara (quello che a lui è capitato con il sellino a me è successo con la ruota e la forcella davanti) mi ha costretto a vedere da bordo strada l’intero week end del Lombardia, gran fondo della domenica inclusa. Che non è una prospettiva poi così male per la granfondo della tua città.

Giovedì e venerdì ho visto decine di taxi scaricare borsoni portabici e la città riempirsi di ciclisti stranieri che pedalavano per il lago con la faccia inconfondibile di chi è in vacanza.

Sabato, per i pro, in tele ho visto  meravigliose immagini del lago e della città (grazie anche al fatto che la RAI ha misericordiosamente evitato di inquadrare il cantiere che infesta il lungo lago dall’epoca in cui ero ancora un giovinotto con una bella zazzerina) ed una gara stupenda; lasciata la tele, a bordo strada ho visto tante facce in festa, sia dei ciclisti veri sia di chi lo vedi lontano un miglio che non è mai salito su una bici da corsa, tanti incitamenti per tutti (anche per gli ultimi, che peraltro sputavano sangue fino all’ultimo metro per guadagnare una posizione di rincalzo) e neppure una protesta degli automobilisti.

Domenica mattina all’alba ho visto il centro storico ancora buio illuminato dalle lucine dei ciclisti che andavano in griglia; poi, nel pomeriggio, al rientro dei granfondisti in città, ho visto strade perfettamente chiuse al traffico per i primi 100, una città completamente impreparata al blocco della circolazione, insulti degli automobilisti ai vigili che bloccavano il traffico ed ai ciclisti, cori di clacson imbufaliti, ciclisti che saltavano su e giù dai marciapiedi per trovare un varco verso l’arrivo nel casino creatosi dopo la riapertura delle strade, un ciclista che ha dato a una vigilessa della “brutta troia” (lasciamo perdere il “t…” più politically correct, che di fronte a tanta inciviltà non è proprio il caso di indorare la pillola, sia che si tratti di ciclisti che degli automobilisti bloccati dal traffico che insultavano tutto e tutti).

Insomma, le solite cose; la novità è che questa volta l’Amministrazione Comunale si è accorta che al via c’erano circa 750 ciclisti stranieri, che tradotti in euro fanno probabilmente un paio di migliaia di notti in albergo, almeno altrettanti pranzi e qualche spesa extra, ed ha dichiarato che non solo il Lombardia tornerà a Como, ma anche che si rifarà anche la granfondo e che si tenterà di portare a Como anche il Giro.

Ora, è ufficiale: nel 2019 anche il giro tornerà a Como (investimento programmato € 290.000), con il che il cerchio si chiude.

Ovviamente è un’ottima notizia che le amministrazioni locali si siano accorte dell’indotto creato dalla granfondo, è bello che ci regalino anche una tappa del giro e fa ben sperare che si voglia investire sul turismo ciclistico a Como.

Non illudiamoci però che il marketing e la promozione con le gare dei pro basti per fare di Como o di qualsiasi altra destinazione una meta cicloturistica. Il ciclista ovviamente bisogna farlo arrivare, ma, una volta che è arrivato, bisogna anche farlo divertire e sentire a casa, se no difficilmente torna ed è difficile che il cerchio si chiuda.

Nella nostra piccola esperienza con la bici abbiamo viaggiato un po’ e di differenze rispetto a Como ne abbiamo viste tante. Sulle Dolomiti, a Mallorca o alle Canarie le strade sono lisce come tavoli da biliardo, non hanno certo le buche che hanno costretto i pro a zigzagare scendendo da Civiglio; in Francia su ogni cavalcavia ci sono cartelli che descrivono le difficoltà tecniche delle salite per il ciclista (che magari non aggiungono molto a quello quello che oggi ci dicono i computerini, ma intanto fanno sentire il ciclista coccolato e fanno venire a chi magari ci passa per caso in macchina il pensiero di tornarci in bici), da noi a parte la meravigliosa coreografia sul Muro di Sormano non c’è niente. Delle piste ciclabili non ne parliamo; sul Garda han fatto quello che han fatto (e se l’han fatto loro, smettiamo di pensare che, anche volendo, le cose non si possano fare), noi invece abbiamo un giro del lago potenzialmente perfetto per le mezze stagioni che codice della strada alla mano è proibito fare (e, a buonsenso, i 3 km di superstrada e le galleria infinite dopo Lecco non sarebbero comunque da fare).

Insomma, arriva il Giro, che è sempre una bella notizia, torna il Lombardia e tornerà la granfondo, che è notizia ancora migliore; speriamo che non siano solo due belle notizie, ma il primo passo di un progetto a lungo termine e che gli € 290.000 stanziati per la tappa del giro non rimangano una spesa fine a se stessa che si sarebbe potuta investire in qualcosa di più utile nel lungo periodo (o che, ancora peggio, lo sforzo economico per avere il giro non metta a rischio i prossimi Lombardia).

Il timore è che  lo sforzo economico fatto per avere il Giro (che pare sia quasi 4 volte superiore a quello per il Lombardia) prosciughi le risorse e ci faccia perdere anche il Lombardia (come accaduto a Bergamo), senza peraltro lasciare infrastrutture ciclistiche sul territorio; certo è che se non si rendesse interamente ciclabile il giro del lago avrebbe poco senso investire sul ciclismo.

Posted by Simo

Sono Simone Frassi, comasco, avvocato civilista, viaggiatore (www.2wd.it), delle bici mi piace tutto, l'allenamento duro, le passeggiate senza fretta con gli amici, l'oretta in pausa pranzo, gli assalti ai miei PR su Strava, le chiacchierate in sella, la ricerca di strade nuove, le gare dei pro, le nuove tendenze di stile, le gite in mtb, l'esplorazione delle città in bici; le uniche cose che non sopporto sono l'agonismo di chi alle GF è pronto a tutto per guadagnare la posizione in classifica che gli consentirà di arrivare 3.000mo e (pur rendendomi conto benissimo che non sono fatti miei) la mancanza di ispirazione chi fa sempre lo stesso giro, come un criceto sulla una ruota. Email: simo@bklk.it Strava: https://www.strava.com/athletes/807017

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