E quando ormai pensavo non fosse possibile migliorare un’esperienza come quella che ho raccontato, ecco che arriva un aggiornamento di Zwift che implementa alcune caratteristiche che avevo pensato fossero necessarie per rendere l’app perfetta o quasi. Incredibile: questi ci sanno fare veramente. Per questo mi sono riservato di scrivere un post un po’ più da smanettoni, per quelli che amano il senso di un menù a tendina, soprattutto quando manca!

Attraverso l’app abbinata all’uso del Mac sostanzialmente si ha la possibilità, durante una sessione di allenamento, di interagire con l’avatar per scegliere quando svoltare lungo la strada, guardare una mappa un po’ più dettagliata, cogliere il livello di Watt a cui si sta andando in maniera più immediata anche rispetto all’obiettivo di sforzo che l’esercizio impone, non da ultimo posso disabilitare la neutralità della strada rispetto allo sforzo che sto sostenendo.

Mi spiego. Durante gli esercizi occorre sostenere un certo sforzo che annulla ovviamente l’inclinazione della strada, con l’aggiornamento dell’app è possibile riportare lo sforzo alla pendenza della salita che si sta affrontando. In pratica posso scegliere di andare per le strade di Watopia cambiando la pedalata in funzione dell’inclinazione della salita rispettando il wattaggio che devo seguire nel mio blocco di esercizi.

Grazie all’app posso poi comunicare con gli altri ciclisti, chiedere il cambio con il classico movimento del gomito (cosa che in bicicletta su strada non credo di avere mai fatto…), assegnare thumb-up a chi reputiamo meritevole, verificare se qualcuno che conosciamo sta pedalando, attivare l’aiuto che mi sono guadagnato migliorando un segmento, insomma una serie di funzioni che vanno a completare la già ricca esperienza di Zwift su computer.

Nella schermata del gioco trovo poi tutte le indicazioni che chiunque usi il GPS e Strava si aspetta di avere: pendenza della strada, anteprima dell’inclinazione del percorso che si dovrà affrontare, mappa, cadenza, battito cardiaco in tempo reale e quello sostenuto durante l’esercizio

Passando invece alla gamification, ossia di quel processo per cui non ti rendi conto di perché stai utilizzando una app se non per guadagnare punti più o meno inutili che ti permettono di ottenere coccarde altrettanto inutili (Foursquare in questo ha fatto scuola…), in Zwift questo concetto si spinge fino a permettere a chi percorre un certo chilometraggio di ottenere kit esclusivi, ruote in carbonio, telai sponsorizzati, calze multicolore come se foste in un atelier di moda dove decidere il capo giusto per la prossima salita.

Ma non finisce qui, perché per chi usa Zwift a certi livelli, si sbloccano interi nuovi percorsi come quello recente dell’Alpe d’Huez, anzi dell’Alpe du Zwift, riservata a coloro che hanno raggiunto il livello 12. Cosa che mi ha lasciato con l’amaro in bocca considerando che sono ancora al livello 10, mi toccherà unirmi a qualcuno con un livello superiore o partecipare a una ride di gruppo per saggiare un dislivello pari a quello che dovrei affrontare per raggiungere la cima del Bisbino qui a Como.

E le (poche) cose che non mi sono piaciute di Zwift? Oltre al già citato modo per barare con i chili dichiarati, anche l’elevata richiesta di risorse per far funzionare l’intero sistema, se proprio vogliamo considerarlo come un difetto… Ho infatti  scoperto che il mio iPad non è supportato, non sto parlando di un vecchio iPad, ma di un retina vecchio solo di qualche anno. Insomma per far andare Zwift serve il mondo Mac o Windows, aggiornato, altrimenti risulta impossibile viaggiare fino a Watopia.

Per capire lo sforzo di calcolo alle spalle di un prodotto come questo, considerate che se non lasciate il Mac connesso alla rete elettrica, rischiate che a fine attività il sistema chieda di connettere il cavo, pena lo spegnimento improvviso e l’addio al caricamento della traccia su Strava.

Già Strava. Ovviamente al termine delle sessioni, collegando l’account vi ritroverete l’attività appena completata sui vostri rulli direttamente su Strava con tanto di tracciamento dei segmenti e coppette relative.

E anche in questo caso si apre un sistema di premi per coloro che percorrono i segmenti lungo i diversi percorsi. La partenza delle salite e dei tratti sono ben segnati con luci intermittenti, ovviamente virtuali, e gli arrivi sono sanciti da archi colorati e in alcuni casi con panoramiche aeree del vostro avatar, come se steste completando una salita del Giro. Spettacolare!

Se poi per qualcuno il mondo di Zwift apparisse tutta un’assurdità, cosa che pensavo anch’io prima di avvicinarmici, gli direi di provarlo. Sono quelle esperienze che i nostri pregiudizi spesso ci precludono, un po’ come quando uscirono i primi tablet e ci misi mesi a convincermi a provarne uno, per poi trovarmi a non poterne più fare a meno.

Soprattutto consiglierei di provarlo quando si ha un obiettivo da raggiungere come una Haute Route che impone di scalare lo Stelvio tre volte a inizio giugno, con Mortirolo e Gavia a contorno… Mentre fuori ovviamente piove, il lavoro richiede il suo tempo e i giorni che mancano alla partenza iniziano a mancare.

Poi ovvio, durante la settimana riesci a ritagliarti del tempo per andare ad Argegno e girare a sinistra per salire a Schignano. Senti il vento sulla pelle, il profumo dei pini, la vista sul lago. Tutta un’altra storia… fino a quando non scorgi un altro ciclista dopo una curva aperta e nella tua testa sopra la sua schiena appare “close the gap” allora capisci che forse Zwift ti ha preso un po’ la mano, anzi la testa.

Posted by Max

Ciclista da quando è nato. Ha provato la sua prima bici da corsa nel 2015 perché si erano esauriti gli sport da lui praticabili e ne è rimasto folgorato: "posso tornare a fare sport senza soffrire di tendinopatia!", per poi tornare a soffrire sulle salite attorno al lago di Como. Lavora in aziende digitali da vent'anni e pratica anche la vela (senza soffrire). Ha una Wilier GTR 2015 e una Specialized Rockhopper Pro. Scrivigli a max@bklk.it

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