Che piacevole coincidenza pubblicare questo post il giorno in cui Aru indossa per la prima volta la maglia gialla in una tappa del Tour. Ajò cavaliere dei 4 mori!

Dopo lo sforzo e la sofferenza del Ventoux avevo bisogno di bellezza, relax e gioia di pedalare. Difficilmente mi sarei rimesso in sella così velocemente se non in un luogo speciale come la zona di Chia – Teulada nel sud-ovest della Sardegna.

La prima volta ci andai ormai una ventina di anni fa, in moto. Su quelle strade con l’asfalto rovente riuscivo a piegare fino a toccare la pedivella. Ricordo scorci unici in un blu dalle mille sfumature che riempivano l’anima. Curve e contro curve che mi portavano in posti unici, dove l’acqua era cristallina e le spiagge quasi deserte.

Ci sono poi tornato con i bambini piccoli, nel miglior compromesso possibile per non finire nel villaggio tutto organizzato e la libertà che voglio avere quando sono in vacanza. Sempre bella questa costa, ora meno selvaggia e libera, ma sempre meno caotica del resto della Sardegna, con il blu del suo mare e le spiagge meno deserte ma sempre sabbiose.

Così quando abbiamo deciso dove andare a passare qualche giorno al mare, la scelta è parsa quasi scontata: Chia e da lì andiamo nelle spiagge che sappiamo, io la mattina magari esco a farmi qualche giretto in bici, che dici? Sì però torna presto…

E così metto la bici in borsa con le cautele necessarie e poi la spedisco sull’aereo con il solito timore di trovarla integra all’arrivo, partiamo destinazione Cagliari. La bici arriva intonsa a dispetto dei video che girano sui trattamenti riservati alle nostre bici in aeroporto. O forse grazie proprio a quelli?

Dopo un paio di giorni di relax completo, decido di andare in esplorazione e parto per un giro breve alla scoperta della strada che da Chia lambisce la costa. E come se nulla fosse mi ritrovo a Teulada.

In 50Km percorro quasi 1.000m di dislivello, non male. La strada è un continuo sali e scendi, come me la ricordavo dai tempi delle pedivelle a terra. Un mangia e bevi con pendii anche ripidi che arrivano al 10% ma per non più di qualche decina di metri.

Sulla destra le onde fotografate da Google Maps

Su questa strada si tiene una prova di Triathlon internazionale ed è immagino per questo che trovo dei segnali che indicano le poche buche che incontro per strada. Sono delle onde segnate sull’asfalto che annunciano un buco o una cunetta. Le trovo veramente utili e ben fatte, una segnaletica da cui si potrebbe prendere spunto sulle nostre strade martoriate, quantomeno in occasione delle Granfondo.

Se il primo giorno non chiudo il cerchio per rientrare a casa, lo faccio nella mia seconda uscita. Anziché raggiungere Teulada dal mare, passo per l’interno da Domus De Maria. Superato il paesotto sardo mi inerpico per una salita di 5Km che parte da un piacevole 2% fino ad arrivare all’8%. 5Km di macchia mediterranea dove mi superano forse tre o quattro auto. Perché su queste strade ne passano veramente poche, il passaggio più intenso si concentra tra Chia e la meravigliosa spiaggia di Tuerredda. Poi solo pochi avventurieri si spingono oltre per assistere allo spettacolo del mare che incontra la terra.

Scollino e mi butto in una bellissima discesa, resa un po’ pericolosa dall’asfalto bagnato per colpa di qualche scroscio. Mi ricorda tanto la discesa dal col de L’Homme Mort. Arrivo a Teulada e giro verso il porto dove mi prende un piacevolissimo acquazzone annunciato da un doppio arcobaleno da cartolina.

Riparto rinfrescato e bagnato lungo la litoranea, godendomi i panorami e il mare sardo.

Per altre 2 uscite queste saranno le strade dove riacquisterò il piacere di pedalare senza dover per forza soffrire per arrivare su una vetta o al traguardo. In questo percorso mi aiuta parecchio il baretto di Chia dove ogni mattina mi fermo al rientro per bere un caffè con una brioche che rinfrancano ancora di più l’anima. Entro con le tacchette che mi fanno sentire un gigante di quasi due metri tra la gente del posto, che non brilla certo per altezza, e i pochi stranieri che passano di qui. Dalla testa mi sgorgano gocce di sudore che rendono scivoloso il pavimento in marmo. Poco importa, mi merito un minimo di comprensione per i miei sforzi da triatleta. Mi siedo al tavolo e mi godo questi attimi di puro piacere da caffeina e zucchero. Très bien!

Riparto con 3 bomboloni nascosti nella maglia per rendere la colazione di chi mi aspetta più golosa, ma anche per ringraziarli perché mi consentono di godere di questi piaceri che a volte anche loro faticano a comprendere.

Posted by Max

Ciclista da quando è nato. Ha provato la sua prima bici da corsa nel 2015 perché si erano esauriti gli sport da lui praticabili e ne è rimasto folgorato: "posso tornare a fare sport senza soffrire di tendinopatia!", per poi tornare a soffrire sulle salite attorno al lago di Como. Lavora in aziende digitali da vent'anni e pratica anche la vela (senza soffrire). Ha una Wilier GTR 2015 e una Specialized Rockhopper Pro. Scrivigli a max@bklk.it

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