“Cioè, sei anche tu a Cesenatico? Fai la Novecolli? Anche mio padre è lì, ti mando il numero così la fate insieme?”.  Tino, detto il gordo per la sua passione per la pizza pata che si accumula sul suo ciambellone, ha 16 anni, è il bambino del gruppo in una squadra di calcio a 5 di vecchi mai state glorie, ed ha più di vent’anni meno di me. Scopre da una mia instagrammata la mia passione comune con il padre, Beppe, con il quale entro in contatto e comincerà a seguire il nostro blog, si appassionerà al mio racconto da Roubaix, ed eccolo qui a raccontare la sua esperienza, che avrebbe potuto cominciare come nelle favole: tutto cominciò in un caldo pomeriggio di maggio…

Ho iniziato ad andare in BDC nel marzo del 2009. Prima solo qualche sporadica uscita in MTB. Da subito il fascino della Roubaix, la corsa chiamata l’Inferno del Nord, si è impadronito di me. Prima o poi riuscirò ad andare a farla mi dicevo. Finalmente nell’estate dello scorso decidiamo di approfondire l’argomento. Si cerca sul web e, tra i vari tour operator, rimaniamo colpiti dall’organizzazione di Bike Division. Ma è solo dopo l’incontro con Andrea Tonti da BKLK che mandiamo la mail con la richiesta d’iscrizione. Dapprima in due (Fabio ed io), poco tempo dopo si è aggiunto anche Germano.

Partiamo giovedì 11.04 in auto verso Roubaix. Senza le ns. bici perché abbiamo deciso di noleggiarle dall’organizzazione. Venerdì 12.04 abbiamo la consegna delle biciclette: a me a Fabio Cervelo C3, mentre a Germano Specialized Tarmac. Si riveleranno poi, a corsa conclusa, biciclette veramente fantastiche: comode e reattive. Alle 14.30 tutto il gruppo di Bike Division parte per provare il pavè e poi per ritirare i pacchi gara al velodromo. Dopo 15 km di pianura entriamo nel settore n. 4: ci rendiamo subito conto che quello che si vede in televisione durante la corsa dei professionisti è una cosa completamente differente dalla realtà. I pro volano sul pavè, noi decisamente no, arrasnchiamo faticosamente. Ci rendiamo conto che sarà dura, ma dura veramente, ma ormai siamo a Roubaix, abbiamo deciso di fare il percorso lungo e lo si farà in qualunque condizione meteo ci sia il giorno dopo. Alle 19.00 briefing nel quale ci vengono date le ultime indicazioni per il giorno seguente. Si va a cena e si parla con chi l’ha già fatta, anche se nessuno aveva mai fatto il lungo. Prima di andare a dormire ci arriva un SMS dall’organizzazione generale che ci augura una buona corsa e ci consiglia abbigliamento invernale visto le temperature basse che si prevedono.

Sabato mattina 13 aprile è il gran giorno. Sveglia alle 03,30 con vestizione. Colazione alle 04,00, 04,30 partenza in bici con destinazione parcheggio Auchan posto a un km dopo il Velodromo, carichiamo le bici subito sui camion e saliamo poi sul pullman che ci porterà a Busigny. Al parcheggio contiamo circa 50 pullman.

Alle 7.30 arriviamo a destinazione. Aspettiamo che scarichino le bici: avendocele caricate come prime sul camion sono le ultime ad essere scaricate. Sentiamo l’aria bella frizzante. Il garmin segna -2°. Le macchine parcheggiate all’aperto sono coperte di brina. Alle 8.22 finalmente passiamo sotto lo striscione della partenza. La giornata è bella ma molto fredda, il cielo è sereno. Purtroppo un fastidioso vento da nord ci accompagnerà per tutta la giornata rendendola ancora più faticosa. Dopo 11 km troviamo il primo settore. E’ facile e leggermente in discesa. Lo si prende veloce come ci avevano consigliato. I km passano ed i settori pure. Su quelli a 4 stelle cerchiamo i lati della strada per avere qualche sobbalzo in meno. Dopo 40 km arriviamo al primo ristoro organizzato divinamente. Ci si ferma, si mangia, si beve e ci si riposa un attimo. Poi si riparte. Dopo 70 km si arriva ad Aremberg. La foto all’inizio del settore è d’obbligo. Poi, saliti in bici lo si affronta cercando di forzare l’andatura. Io riuscirò a percorrerlo alla folle velocità di circa 13-14 kmh. Il tratto è completamente transennato e non vi è la minima possibilità di cercare conforto sui bordi. Lo si supera però con meno fatica del previsto. Finalmente troviamo qualche km con il vento a favore. Ma dura poco. Troppo poco. Arriviamo al km 105 al secondo ristoro. La stanchezza inizia a farsi sentire. La temperatura al sole è di quasi 16°, ma al vento quella percepita è di almeno 10° in meno. Guardiamo il Garmin di nuovo. Abbiamo fatto quasi 1000 m di dislivello! Per fortuna dicono che la Roubaix è tutta pianura…..abbiamo abbondantemente superato la metà gara e per ora tutto bene. Proseguiamo. Arriviamo al secondo tratto a 5 stelle: Mons-en-Pévèle, che si conferma tale: veramente impegnativo. Ma ormai mancano solo 10 tratti e non si può certo mollare qui. Fortunatamente i tratti in asfalto ci aiutano a respirare un po’ ed a riprenderci dalle vibrazioni che subiamo sul pavè. Dopo il settore 9 troviamo l’ultimo ristoro. Mancano circa 30 km all’arrivo. In un’altra manifestazione forse non ci saremmo fermati, ma oggi la fermata è d’obbligo. Mangiano e beviamo ancora. Ci riposiamo quasi un quarto d’ora abbondante. Risaliamo in bici. Ci attendono ancora 8 settori tra cui anche il n. 4 (provato il giorno prima): il Carrefour de l’Arbre. Un conto è percorrerlo dopo aver fatto 20 km in pianura, un altro conto è percorrerlo dopo circa 150 km e 25 tratti di pavè. Una sofferenza. Sofferenza alleviata però in parte dalla gente che ti incita e ti applaude. Ci sono già i camper in attesa della gara dei pro del giorno dopo. Persone, famiglie che passano un paio di giorni sul ciglio di un tratto di pavè mangiando, bevendo, parlando tra loro per potersi gustare il passaggio dei corridori. Bisogna vederli per rendersi conto della passione che hanno. Mancano due soli settori di pavè. Ormai è finita ci diciamo. Germano su un tratto pianeggiante in asfalto, non si sa come, fora. Accostiamo e ci mettiamo in un angolo protetto dal vento a cambiare la camera d’aria. Perdiamo una ventina di minuti, che usiamo per riposarci un po’. Dopodiché si riparte. Il tratto n. 2, Willems à Hem, pur avendo solo 3 stelle ed una lunghezza di 1,4 km si rivela molto faticoso in quanto il bordo è più rovinato del pavè e le nostre energie si stanno velocemente consumando. Mancano neanche 10 km all’arrivo. E’ fatta. Iniziamo a stringerci le mani ed a farci i complimenti. Arriviamo finalmente al Velodromo. Quasi mi commuovo. All’arrivo ci mettono al collo la medaglia di finisher.

 

Una soddisfazione immensa. 175 km in 8h15min di pedalata. Facciamo la foto davanti al monumento fotografato il giorno precedente: ieri era lui il protagonista, ma oggi lo siamo noi. La tensione si scarica e la stanchezza inizia ad emergere molto velocemente. Il tragitto di 9 km per arrivare all’albergo è una sofferenza. Ma cosa vuoi che siano 9 km in asfalto dopo averne percorsi 53 sul pavè! Arriviamo in albergo verso le 19.20. Doccia, cena e a letto. La giornata è stata molto lunga e molto faticosa. Ma ne è valsa la pena! Il giorno dopo si torna ad Aremberg per vedere la gara dei pro…. Bellissimo, anche se confermo che vedere i pro correre è come vedere un altro sport.

 

Lunedì 15.04 purtroppo salutiamo i ns. compagni di avventura e torniamo a Como. Magari tra qualche anno la rifaremo: ora abbiamo un po’ di esperienza e forse si soffrirà un po’ meno.

Complimenti a Bike Division per l’organizzazione. Bravi veramente!

Giuseppe

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PS, nel frattempo, il gordo di cui sopra, non chiedetemi come, è diventato testimonial di Adidas: potete seguire la sua parabola sul suo profilo Instagram

Posted by Gio

Terzino sinistro per indole, ciclista per esigenze di salute, comincia a pedalare dopo aver sfondato la soglia dei 100 kg. Si appassiona alla bici e tenta di dimagrire per andare meno piano in salita. Ossessionato dalla tecnologia scopre Strava, dal quale sta tentando di disintossicarsi. Pedala sua una BMC RoadMachine con Campy Record EPS Disc e Bora.

One Comment

  1. Bellissimo racconto.. un giorno magari la farò, intanto la sola lettura mette i brividi.

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