Io lo Stelvio lo adoro, gli spazi verdi e l’aria fine da alta montagna della Valle del Braulio per me sono impagabili, nonostante i tralicci dell’alta tensione; lo adoro, ma non sopporto più il traffico di macchine e moto che guidano in stile MotoGP facendoti dei peli incredibili e rombando all’uscita di ogni tornante; la montagna non è questa per me, e neanche il ciclismo.

E allora che fare? Io lo Stelvio vero solo quando è chiuso al traffico (alla Re Stelvio, alla Santini o nelle rare – troppo rare! – chiusure al traffico); negli altri giorni o faccio il Gavia (che è sempre uno spettacolo) oppure, se proprio voglio lo Stelvio, piuttosto che condividere la montagna con il rumore delle moto (che è quello che mi da più fastidio, ancor più del traffico sulla strada) ci salgo in mtb, fuoristrada.

Si parte dai Bagni Nuovi e dopo una cinquantina di metri si gira subito a sinistra per lo sterrato che sale ai Bagni Vecchi nel bosco (e già questa deviazionicna nel bosco è una piccola chicca); si passa – a malincuore – la piscinetta termale all’aperto, si torna sulla Strada Statale dello Stelvio per un chilometro circa, poi, appena la pendenza molla un po’, si prende a sinistra la sterrata per Boscopiano e si abbandona l’asfalto, che si ritrova solo dopo 17 km, 1.200 mt. più in alto.

In questi 17 km, si lascia la valle dello Stelvio, si imbocca una valle parallela altrettanto bella (se non di più visto che non c’è nè una casa nè una macchina), si pedala un po’ tra boschi e un po nel fondovalle, ci si rifà gli occhi alla Malga di Pedenolo (mt. 2421 slm), altopiano erboso con vista sul ghiacciaio della Cima Piazzi da togliere anche quel minimo di fiato che la salita e la quota ti hanno lasciato, si scollinano un paio di paio di passi oltre i 2.700 mt. slm, si incontrano caserme e trincee della Prima Guerra Mondiale, finchè, sbucati alla Forcola ci si ritrova lo Stelvio davanti, addirittura un po’ sotto di noi; da qui, anche gli albergomostri del passo Stelvio sembrano rimpiccioliti dalle dimensioni delle montagne e dei ghiacciai che li sovrastano, l’esatto opposto della sensazione da ecomostro che si ha guardandoli dal basso quando si sale in bici da corsa e ancor più arrivando allo Stelvio.

Una MERAVIGLIA!

Scesi all’Umbrail per il sentiero che attraversa la valle del Braulio dall’alto (bellissima anche da qui, ma è meglio tenere gli occhi ben fissi sul sentiero), ci sono due opzioni; la mulattiera che sale alla Cima Garibaldi ed arriva allo Stelvio in discesa oppure gli ultimi 3 km sulla Statale dello Stelvio.

In entrambi i casi, visto che si è in mtb, perchè fermarsi al passo quando c’è una sterrata che sale ancora fino al ghiacciaio, a quota 3.019, e si possono mettere le ruote sulla neve?

E allora via fino alla stazione di partenza della funivia e poi, subito lì dietro, su per la mulattiera che porta alla stazione di arrivo; uno sforzo in più (e pure notevole, visto che i primi 500 mt. toccano il 30% e che l’ossigeno è quello dei 3.000 mt)  ampiamente ripagato dall’esperienza unica di pedalare sul letto del ghiacciaio e di godersi un panorama che più si sale più diventa ampio, fissando la linea del traguardo dove inizia la neve.

Ovviamente la salita off road in mtb è un’esperienza completamente diversa da quella della scalata allo Stelvio dai tre versanti classici (quello di Prato allo Stelvio, quello di Bormio e quello Svizzero dall’Umbrail), che con loro ha in comune solo la bellezza dei paesaggi di altissima montagna, quantomeno per gli standard ciclistici, e l’aria tersa dei 3.000 mt.

Le differenze sono evidenti: da un parte il fascino della storia del ciclismo e la bellezza dei tornanti di Spondalunga, dall’altro quello del silenzio, della natura incontaminata (da Boscopiano all’Umbrail non si vede nè si sente macchina nè casa, salvo la Malga di Pedenolo e le vecchie caserme diroccate), della pedalata sul letto di un ghiacciaio (tanto affascinante quanto desolante per i segni del ritiro del ghiacciaIo), dei panorami che si aprono sulle alpi quando ci si avvicina a quota 3.000 mt slm, ed, ovviamente, la soddisfazione di essere arrivati in bici fin lassù, alle prime nevi perenni (anche in questo caso, il relive parla più chiaro delle mie parole quì).

Due cose diverse, ma altrettanto belle, altrettanto consigliate.

 

Note tecniche: il percorso è quasi interamente pedalabile; salendo alla Malga di Pedenosso ci sono 4-500 mt. su un sentiero molto esposto, che è meglio fare a piedi per evitare di trovarsi 200 mt. più sotto (io non ho avuto alcun dubbio, appena il sentiero si è ristretto son saltato giù e ho spinto la bici). Nella discesa dell’Umbrail, sempre su sentiero, ci sono altri tratti un po’ esposti e qualche ostacolo da superare a piedi; per il resto il percorso è su strade forestali o militari carrozzabili su cui si pedala senza nessunissimo problema (fatica a parte), salvo qualche ostacolo qua e là e qualche tratto di non più di un centinaio di metri.

Chilometri di asfalto: più o meno 4, uno solo se si salisse per la mulattiera della cima Garibaldi.

Qui il link a Strava

Le pendenze peggiori sono subito dopo Boscopiano, poi si sale fino allo Stelvio a pendenza da strade militari, relativamente facili fino al Colle di Pedenolo; dopo lo Stelvio, c’è un primo tratto in piedi (fino al 30%) di circa 500 mt, poi diventa pedalabile (con il cuore in gola) fino alla stazione della prima funivia.

Posted by Simo

Sono Simone Frassi, comasco, avvocato civilista, viaggiatore (www.2wd.it), delle bici mi piace tutto, l'allenamento duro, le passeggiate senza fretta con gli amici, l'oretta in pausa pranzo, gli assalti ai miei PR su Strava, le chiacchierate in sella, la ricerca di strade nuove, le gare dei pro, le nuove tendenze di stile, le gite in mtb, l'esplorazione delle città in bici; le uniche cose che non sopporto sono l'agonismo di chi alle GF è pronto a tutto per guadagnare la posizione in classifica che gli consentirà di arrivare 3.000mo e (pur rendendomi conto benissimo che non sono fatti miei) la mancanza di ispirazione chi fa sempre lo stesso giro, come un criceto sulla una ruota (salvo che si tratti di girare a 40 km/h sul circuito di Monza). Email: simo@bklk.it Strava: https://www.strava.com/athletes/807017

2 Comments

  1. […] l’aria tersa delle mattine d’estate a 2.000 mt, sensazione che né il Parco Nazionale dello Stelvio né le Dolomiti infestate da tutti gli impianti da sci ormai […]

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  2. […] aperte al traffico, oramai è diventato impossibile salire in bici, a meno che si salga in mtb per le vecchie mulattiere militari o quando son tutti davanti alla tele per una partita della […]

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