“A 20 anni avrei trattato da bandito il corridore che sono diventato a 30 anni. Ho fatto questo libro perché il pubblico comprenda chi siamo veramente. Mi sono messo a nudo. Mi sono fatto paura”.

LE CYCLISTE MASQUÉ_couv+dos+C4.inddMi sembra un’ottima premessa per un libro scritto da un ciclista anonimo, di buon livello (ha vinto tappe al Tour, ha partecipato a mondiali ed olimpiadi e si è classificato nei primi 10 in qualche classica del nord) e tutt’ora in attività (chi si è divertito a cercare di smascherarlo dice che abbia partecipato al Fiandre 2016).

Purtroppo, però, nonostante la maschera il ciclista non dice niente di nuovo né sul doping, né sui motorini, né sulle corse combinate.

Sullo scandalo Festina e sull’epoca Armstrong non aggiunge niente a quanto già si sapeva; sulla diffusione del doping oggi si fa le stesse domande che si pone il lettore che ha comprato il libro senza dare una risposta (“Thibaut Pinot sarà pulito ? Non lo so, lo spero” … “E Sagan ? Era un predestinato, andava forte fin da giovanissimo; è un buon segno, potrebbe essere che sia pulito, ma chi lo sa ? Ci voglio credere, ma non metto la mano sul fuoco” …).

Certo, si parte dal presupposto che è cambiato il modo di doparsi per contro-adeguarlo ai controlli, ma che la pratica del doping è sempre diffusissima; il libro non racconta però nessun episodio di doping in particolare, né suo né di altri corridori, neppure senza fare i nomi.

Riguardo al Team Sky, che sarebbe un ottimo argomento per un libro scandalo di un insider, non va oltre le domande che si pone l’uomo della strada (“Com’è possibile che abbiano vinto tre degli ultimi 4 tour con due corridori che fino a 28 non hanno vinto niente su strada ?”); i motorini elettrici potrebbero essere la risposta ?

Anche sulle corse combinate – kermesse a parte, che non considero neanche corse – cita solo casi già finiti su tutti i giornali, come l’Olimpiade di Londra vinta da Vinokurov e la Liegi vinta sempre da Vinokurov su Kolobnev, a cui aveva promesso e poi non versato € 100.000.

Insomma, niente di nuovo, salvo la riflessione, che percorre tutto il libro, sul mancato ricambio generazionale: se i manager del ciclismo oggi sono gli protagonisti – come d.s. o corridori – del ciclismo dell’epoca più buia del doping (Martinelli, Lefevre,Unzue, Madiot, Savio, Saronni, Algeri, Vinokurov, Rijs, Ekimov etc.), come si può sperare che le cose cambino ?

Su questo, niente da dire; probabilmente lo stesso ragionamento dovrebbe essere esteso anche ai piani superiori:all’UCI, dove Verbrugghen e poi McQuaid sono rimasti al loro posto per anni anche dopo i vari scandali, ed agli sponsor (tecnici) che hanno evidentemente assecondato o tollerato ogni pratica nefasta.51AXGApKM+L._AC_UL320_SR212,320_Al contrario, il libro è abbastanza interessante nella descrizione della vita quotidiana dei corridori, dal punto di vista umano, ed in vari aneddoti, a volte simpatici, a volte tragi-comici (pare che il belga Van Impe sia stato sanzionato per non essere stato trovato a casa negli orari prefissati il giorno del funerale del figlio, morto a 2 anni).

Al momento il libro è pubblicato solo in Francia, solo in francese (“Je suis le cycliste masqué” – Ed. Hugo, € 17,50); anche se è pieno di espressioni slang, è comprensibile a chiunque abbia un livello minimo di francese.

Se volete un consiglio, per capire i meccanismi del mondo del ciclismo, leggetevi piuttosto “La Corsa Segreta” di Tyler Hamilton, che tra l’altro è pubblicato anche in italiano.

Caduto il mito di Armstrong, il libro ha perso la sua forza di denuncia, ma la descrizione dei meccanismi del mondo del ciclismo, a tutti i livelli, è così precisa e accurata da renderlo sempre attuale; capito il meccanismo, per noi non cambia poi molto sapere se il farmaco del momento è uno piuttosto che l’altro e se a doparsi è il corridore X o quello Y.

 

In Italia il libro è ora edito da PIEMME con il titolo “Confessioni di un ciclista mascherato”.

Posted by Simo

Sono Simone Frassi, comasco, avvocato civilista, viaggiatore (www.2wd.it), delle bici mi piace tutto, l'allenamento duro, le passeggiate senza fretta con gli amici, l'oretta in pausa pranzo, gli assalti ai miei PR su Strava, le chiacchierate in sella, la ricerca di strade nuove, le gare dei pro, le nuove tendenze di stile, le gite in mtb, l'esplorazione delle città in bici; le uniche cose che non sopporto sono l'agonismo di chi alle GF è pronto a tutto per guadagnare la posizione in classifica che gli consentirà di arrivare 3.000mo e (pur rendendomi conto benissimo che non sono fatti miei) la mancanza di ispirazione chi fa sempre lo stesso giro, come un criceto sulla una ruota (salvo che si tratti di girare a 40 km/h sul circuito di Monza). Email: simo@bklk.it Strava: https://www.strava.com/athletes/807017

One Comment

  1. […] Nella mia lunga vita di lettore, non mi era mai capitato di leggere un’autobiografia senza che il narratore riuscisse a farmi comprendere i motivi e le sofferenze delle sue scelte, per quanto discutibili. Addirittura leggendo il meraviglioso “L’Avversario” di Emanuel Carrere – storia di un tizio che ha sterminato moglie, due figli, suoceri e cognati – avevo sentito l’angoscia crescente che ha portato il protagonista a fare la strage; leggendo l’autobiografia di Tyler Hamilton – “La corsa segreta”, libro interessantissimo per capire i meccanismi del mondo del ciclismo e del “sistema Armstrong” – mi sono immedesimato in chi (si giustifica dicendo che) non ha retto la pressione di un meccanismo che gli imponeva la scelta tra il doping e l’emarginazione; idem per “il ciclista mascherato“. […]

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