Le uscite seguenti le ho sempre fatte sulle due direttrici nord – sud. In questo modo non ho perso tempo per cercare strade alternative e ho raggiunto nuove strade e paesi tutti da scoprire.
Mi sono particolarmente divertito ad andare a Grand Baie dove ho attraversato il lungo paese e raggiunto Pointe Aux Canonniers lungo la strada costiera, il tutto durante una giornata ventosa e proprio grazie al vento sono riuscito a rientrare velocemente al punto da raggiungere qualche buon tempo su alcuni segmenti. In uno di questi ho notato che alcuni anni fa anche Laurent Jalabert passò da queste parti con la sua bicicletta.
Andando verso sud sono riuscito a raggiungere Trou d’Eau Douce dove la mattina presto l’attività della gente è frenetica attorno al business delle barche che lasciano le banchine per andare a Ile aux Cerfs, una delle spiaggie più caratteristiche dell’isola, dove due piccole isole si uniscono all’interno della barriera corallina, creando un passaggio naturale nel mare blu, un fenomeno raro che crea uno specchio d’acqua molto invitante e che vale assolutamente la pena visitare.
Al temine della vacanza ho contato 250Km percorsi con la mia Wilier GTR, molto di più di quelli che avevo messo in conto, grazie soprattutto alla decisione di uscire presto la mattina quando la famiglia doveva ancora svegliarsi e reclamare il mare e la spiaggia.
Grazie ai chilometri percorsi porto con me bellissimi ricordi delle uscite per le strade di Mauritius: girare per l’isola è stata un’esperienza unica e appagante. L’unico rimorso che mi rimane è stato non essere riuscito a fermare uno dei ciclisti del posto quando li ho incontrati durante le mie uscite. Ho perso un’occasione per parlare con persone nuove, conoscerle e capire la cultura ciclistica che sta crescendo nel paese, un’occasione persa! E’ anche vero che non ho mai incontrato un ciclista lungo la mia direttrice e nessuno mi ha mai superato, tutti coloro che ho incontrato mi sono passati velocemente dall’altra parte della strada senza che io abbia avuto la possibilità di fermarli se non rischiando di essere investito da una delle auto o dei pulmini che stavano per sopraggiungere.
Con la fine della vacanza era giunto anche il momento di imballare di nuovo la bici per il lungo viaggio in aereo. Questa volta la borsa della Scicon non ha funzionato così bene come nel volo di andata. All’arrivo a Malpensa alla consegna dei bagagli la borsa sembrava essere a posto, ma una volta a casa la situazione non era poi così a posto: l’attacco rapido non era più agganciato al telaio del telaio della borsa perché la bici era stata colpita da dietro in maniera violenta, così forte da rompere la vite di regolazione del cambio e lasciare qualche riga sul telaio della bici, nulla di grave per fortuna. La prossima volta mi ricorderò sia di chiudere con maggiore forza l’aggancio rapido sia di rimuovere il deragliatore, proteggendolo con delle coperture per non rischiare che un nuovo lancio del bagaglio del personale dell’aeroporto lo rovini definitamente!




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