L’ennesimo dicembre senza neve, mi spinge a scegliere per le vacanze di Natale al caldo di Gran Canaria, isola principale dell’arcipelago ormai di riferimento per gli allenamenti invernali tanto dei pro quanto degli amatori che se lo possono permettere. E, prima doverosa precisazione, non è neanche una meta per ricchi. Prenotando a meno di un mese dalla partenza, tra volo e alloggio si riesce a stare sotto la soglia dei 1.000 euro; se non si hanno problemi nel reparto “Natale con i tuoi”, organizzando la settimana che comprende Natale e muovendosi con buon anticipo, si riesce senza problemi a spendere addirittura la metà. Molto meno di una settimana sulle nevi nello stesso periodo, in Italia.

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Prenotato il volo divento subito bellicoso sugli allenamenti ai quali mi sottoporrò durante la settimana, che immagino con temperatura da gambali e manicotti. Cerco itinerari su Strava, guardo foto, simulo tracciati, per poi cercare un tour operator che organizzi sul posto itinerari in gruppo. Trovo Raymond, irlandese trapiantato da 10 anni che si dimostra subito disponibile, dandomi la possibilità di aggregarmi al gruppo di svedesi che pedalerà dal 3 al 10, anticipandomi itinerari e chilometraggi; 100 km ogni giorno, con dislivelli attorno ai 2.000 alla volta. Mi rallegro del fatto che un gruppo di svedesi, a Dicembre, sarà fermo da almeno 2 mesi, e comunque di una montagna non sa distinguerne nemmeno il profilo. Bene, potrò pedalare in relax, come è giusto che sia durante le vacanze.

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Il suo sito http://www.cyclegrancanaria.com/ mostra con giusto orgoglio un video in discesa dal titolo F1 experience, che dal punto di vista di una gopro ‘onboard’, disegna traiettorie incredibili in discesa, in tutta sicurezza. Perfetto, finalmente potrò godere senza tarli nella testa delle staccate che i dischi della mia Canyon Endurace mi permettono di tirare.

 

L’appuntamento è il 4 gennaio a Playa de Inlges, presso il negozio Free motion, dove alcuni dei miei compagni di pedalata noleggieranno le loro bici. Incontro finalmente Raymod, 50enne dal fisico di Froome ed il sorriso simpatico di Wiggins; il trasloco sull’isola non ha cambiato la sua carnagione, ma sicuramente il suo umore. Vive il suo lavoro come un gioco e lo si capisce subito da come affronta i primi metri: dopo i primi metri a 15 all’ora per uscire dalla zona di traffico, pianta una ripetuta su uno strappo di 200 metri al 7% uscendo da una rotonda. Dietro di me, che ancora stavo verificando sul mio Garmin che ci fossero davvero 28 gradi, si scatena la bagarre. Maledetti svedesi, sarà una giornata durante la quale sputare sangue.

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I primi 20/25 km sono di costa e sono un mangia-e-bevi infinito, tanto da mettere insieme 500 metri di dislivello senza mai fare una salita reale. Raymond si diverte, come è giusto che sia, e continua a menare come un fabbro: ogni dislivello un’accellerazione, ogni discesa a fuori tutta. Mi aspettavo un’andatura turistica per rimanere tutti in gruppo, ma effettivamente è più divertente così: chi ne ha sta con lui e si diverte, chi ne ha meno viene aspettato alle deviazioni, ed eventualmente aiutato dal furgone di assistenza che chiude il gruppo, riempie le borracce, da assistenza, fa foto. La mia verità sta nel mezzo; provo a tenere la sua ruota ma mi riesce solo se lui non esagera. La mia posizione rimane quindi nel mezzo, con Raymond sempre nel mirino ma la sua ruota comunque lontana.

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Dopo la prima parte di salita ci fermiamo per la prima sosta caffè/torta, durante la quale ci spiega come i pro che vengono ad allenarsi qui siano per loro una fonte enorme di pubblicità per il turismo sportivo, e di come, nonostante un evidente scempio nelle costruzioni sulla costa, il loro problema sia non avere abbastanza camere per poter portare tutti i ciclisti che cercano il caldo per pedalare d’inverno.

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Ripartiamo, e la salita diventa di quelle vere, pendenze che variano tra l’8% e il 14%, tornati stretti in stile Stelvio. La scusa di dover scattare le foto per l’articolo che state leggendo mi viene subito in soccorso, e spendo gran parte dei chilometri a fermarmi ad ogni tornante con un espressione di meraviglia che copre quella del tornante prima: “Questa foto è ancora più bella, non posso non farla!”.

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La cima Coppi è a poco meno di 1.000 slm, in scenari tanto incredibili da ricordare i Canyon USA, con l’aggiunta di una natura lussureggiante. La bellezza della natura di queste montagne nell’entroterra stride ancora di più con la sfilata di ecomostri che obiettivamente deturpano senza scuse tutta la costa, la cui litoranea è comunque stupenda da pedalare.

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Le promesse della F1 Experience sono assolutamente rispettate, e l’asfalto fa quel che dice, regalando scorrevolezza e pedalata rotonda anche in salita. Le pendenze oltre il 10% vengono attutite dal 32 e dalla pedivella da 170 della mia Endurace, che si dimostra ancora una volta perfette per le salite, regalando confort e ‘rotondità’ nella pedalata da seduto, regalando qualcosa nei fuorisella, più per colpe del profilo basso dei cerchi che del telaio (tant’è che nei nuovi allestimenti Canyon propone anche ruote in carbonio Mavic da 50mm che ne faranno di sicuro la bici perfetta).

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Viste le premesse, non vedo l’ora di affrontare la discesa: i primi 3 km, anticipati da un cartello che ne vieta l’accesso ai ciclisti, sono più da Camel Trophy che da F1 e prima di affrontare la picchiata sul mare, ci fermiamo per la seconda sosta; succo fresco di mango e papaya nel boccale da birra, omelette e aneddoti di Raymond, che mi racconta, mostrandomi la foto, di come il Diablo Chiappucci frequentasse queste zone. Sulla parete in bella evidenza anche una foto di un Ronaldo (quello vero), giovanissimo, fuori da questo baretto sperduto. Il discorso continua sulle origini Canarie di Fuentes e di come adesso si occupi di fertilità femminile. Se tanto mi tanto mi viene facile pensare ad un boom di natività sull’isola.

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Vestiamo lo smanicat, riempiamo le borracce e via, bagarre anche in discesa, dalla quale mi sfilo per poter pennellare, in solitudine, le mie traiettorie e le mie staccate ‘disc’, senza ingaggiare pericolosi garini con lo swedish group, del quale trovo un rappresentante sdraiato prima di un tornante nascosto da una semicurva che lo precede. Mi dice di proseguire, è ammaccato ma niente di serio. La sua ruota anteriore non è invece in grado di proseguire oltre, e l’impeccabile origanizzazione del tour viene comoda: sale sul furgone di appoggio, che avvisa Raymond con la radiolina; da buon responsabile del tour lo aspetta a fine discesa, lo rincuora e verifica sia effettivamente tutto ok, e ripartiamo, dispiaciuti.

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La discesa è un parco giochi per adulti, dove la perfezione dell’asfalto, l’affidabilità dei dischi e la rigidità del perno passante ti permette di staccare il cervello e di pensare solo a godere della velocità e dell’adrenalina che ne consegue senza il terrore di una una buca nell’aslfato o di uno scoppio da surriscaldamento.

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Inizia un tratto di 10/15 km verso il mare, dove il vento contrario viene compensato da una pendenza favorevole del 2%. Velocità media che oscilla trai 45 e i 50 all’ora, cambi regolari come una fuga alla Vuelta. No, non ci si può mai rilassare. Si, domani vado in spiaggia con il mio amico BuddyBuddy, altrochè 3 giorni di fila in sella.

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Tengo quasi tutto il settore dando anche cambi regolari, per poi perdere la ruota quando la pendenza diventa positiva, e al successivo reincontro discuto con Raymond su come i settori di Strava siano ‘challenging’, e quindi ogni punto sia buono per tirare; mi racconta come Strava gli abbia chiesto di diventarne ambassador, affidandogli l’onore/onore di ripulire i settori inutili lasciando solo quelli effettivi.

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Mancano a questo punto gli ultimi 20 di rientro, una passeggiata rilassante se fossi in giro con altri, con Raymond è di nuovo bagarre, ma l’energia del tramonto all’orizzonte porta tutti ad alzare un pò il piede dall’accelleratore e a godersi lo scenario, pazzesco.

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Arrivo in spiaggia sotto casa, mi spoglio e mi butto nell’oceano, gelato e corroborante allo stesso tempo, e sento le gambe riprendere vita. Che figata. Cosa voler di più? Forse arrivare con più allenamento mi avrebbe permesso di godere ancora di più di questa stupenda esperienza. Assolutamente consigliato per chi vuole fare il salto di qualità nell’arco di una preparazione invernale più regolare della mia, la settimana di uscite è bella, varia, e sostenibile.

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Gran Canaria, non è cicloturismo per vecchi, almeno non con Raymond.

 

Posted by Gio

Terzino sinistro per indole, ciclista per esigenze di salute, comincia a pedalare dopo aver sfondato la soglia dei 100 kg. Si appassiona alla bici e tenta di dimagrire per andare meno piano in salita. Ossessionato dalla tecnologia scopre Strava, dal quale sta tentando di disintossicarsi. Pedala sua una BMC RoadMachine con Campy Record EPS Disc e Bora.

2 Comments

  1. Bello, l’anno prossimo vengo anch’io !
    Immagino anche che per una volta le ragazze abbandonate in spiaggia non si siano lamentate dei nostri giri.

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  2. […] po’ e di differenze rispetto a Como ne abbiamo viste tante. Sulle Dolomiti, a Mallorca o alle Canarie le strade sono lisce come tavoli da biliardo, non hanno certo le buche che hanno costretto i pro a […]

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