Si fa presto a dire bello quando spendi una fucilata; altra soddisfazione ed altro piacere (non solo per le tasche) è scovare una piccola perla a prezzi più umani. Nel caso della Basso Astra per la verità la scoperta è relativa: se la Basso Diamante è una bici eccezionale e la Venta nel 2017 è stata eletta da Bike Radar la miglior bici sotto i € 2.000, che anche l’Astra, che nella gamma Basso è tra l’una e l’altra, sia un’ottima bici è abbastanza intuitivo.

Ed in effetti lo è, pur essendo al tempo stesso tanto vicina e tanto lontana come filosofia, concezione e prezzo dalla Diamante.

A essere precisi, l’unica cosa che hanno in comune è infatti l’attacco manubrio, fatto sempre dalla Basso. Sembra poco, ma non lo è; la pipetta è il punto di congiunzione tra bici e ciclista ed è quella che ti fa “sentire” la bici in mano oppure ti lascia in balia di vibrazioni e sbandamenti. Grazie (anche, ma non solo) alla sua pipetta, la Diamante da una sensazione di stabilità granitica; con la stessa pipetta, il perno passante ed i copertoncini da 28 mm. (ed i dischi) l’Astra da una sensazione di sicurezza assoluta, a livelli che è difficile immaginare su una bici.

Così come la Diamante (ma senza arrivare ovviamente ai livelli altissimi della Diamante), l’Astra ha anche una notevole rigidità nella zona del movimento centrale, sopratutto per la sua categoria, il che significa che quando dai un colpo di pedale l’energia non si disperde in flessioni del telaio, ma viene trasmessa interamente alla ruota; in parole povere, tutta l’energia diventa velocità.

Per il resto, l’Astra e la Diamante sono il giorno e la notte. Una bici da sparo, scattantissima e aggressiva, la Diamante; una bici molto comoda (anche in questo caso grazie anche ai copertoncini da 28 mm.), facilissima da guidare, docile, con geometrie sulle quali si trova immediatamente la posizione l’Astra.

Usando le categorie in voga oggi potremmo dire che la Diamante è una superleggera da salita, l’Astra una endurance, se non fosse che il concetto di endurance è decisamente offensivo per la sua notevole reattività – soprattutto in piedi sui pedali in salita – e la fluidità sul passo; più realisticamente, secondo me l’Astra è la sintesi perfetta tra la Diamante e un’endurance, cioè la bici perfetta per la maggior parte dei ciclisti (per quanto decisamente meno affascinante come concetto di una bici da sparo).

Altra sensazione meravigliosa, l’Ultegra meccanico è precisissimo e morbidissimo ad ogni cambiata; merito ovviamente di Shimano, ma anche segno del fatto che il passaggio cavi interno non crea alcuna resistenza.

Insomma, gran bella bici; non è certamente una top di gamma (per quella bisogna spendere il doppio e mettere ancora pesantemente mano al portafoglio), ma un’ottima bici, esteticamente classica ma bella (non fidatevi delle foto, dal vivo è molto più bella), ad un prezzo onestissimo, che si difende dappertutto, giusto compromesso tra comodità e prestazioni; in poche parole, è una bici che molto difficilmente crea problemi (posizionamento e guidabilità sono immediate e alla portata di tutti), adatta sia a chi fa la passeggiata della domenica, sia a chi fa gran fondo, sia a chi fa garette; insomma, salvo che uno si aspetti di comprare una Ferrari con 4.000 euro, una bici che difficilmente lascerà delusi.

L’unico dubbio secondo me è tra la versione disc, che a me in generale – per l’Astra come per qualsiasi altra bici – non convince ancora, e quella “rim”.

Per quanto il disco dia sensazioni meravigliose in discesa, in salita te lo devi caricare in spalla fino al GPM e fa perdere quella sensazione di leggerezza che è la cosa più bella di una bici da corsa. Poi  i pregi del disco sono secondo me in parte “copiabili”  su telai con freni tradizionali con qualche piccolo compromesso; oggi ci sono ruote in alluminio (ad esempio le Fulcrum Zero o le Campagnolo Shamal) che secondo me sono più performanti di tante ruote in carbonio e frenano meravigliosamente, per cui potrebbero essere la giusta via di mezzo per chi vuole sentirsi più sicuro in frenata senza perdere (quasi) niente in salita.

Secondo me, il disco ha un senso se si sta sul top di gamma sia come telaio che come gruppo (leggasi 10.000 euro e passa di bici), in modo che si riesca a ridurre il peso ai canonici 7 kg (che vuol comunque dire 7-800 grammi in più della corrispondente versione tradizionale); se, come in questo caso, arrivassimo agli 8 kg (peso peraltro relativamente basso per bici disc, ma imparagonabile a quello dei corrispondenti modelli con freni tradizionali), pur senza averla provata io preferisco ancora la versione con i freni tradizionali, eventualmente con un paio di Fulcrum Zero (Nite, che sono  belle come i cerchi in carbonio) a costo di perdere qualche secondo in discesa e continuare a tirare i freni sul bagnato (che poi le volte che ho pedalato sul bagnato si contano sulle dita di una mano e di certo andavo piano per la strada scivolosa prima ancora che per l’aderenza dei freni).

Tornando all’Astra, freno a disco o tradizionale, gran bella bici in termini assoluti, ottima se guardassimo il rapporto qualità/prezzo.

Ed interamente Made in Italy; le bici da corsa le abbiamo sempre sapute fare e continuiamo a saperle fare.

 

Durata test: 300 km

Peso bici nella versione provata, già pronta per uscire (cioè con pedali, supporti Garmin e portaborraccia): circa 8,0 kg

Per questo test abbiamo usato: Telaio Basso Astra Disc, ruote Microtech MR 38 Disk, gruppo Ultegra Disc, attacco manubrio Basso, copertoncini Michelin Pro 4 da 28 mm.

Prezzo bici nella versione provata: € 4.400 circa (€ 5.600 con Ultegra Di2 disc).

Abbigliamento: Maglia e salopette BKLK by Dot Out (in vendita qui), calze The Wonderful Socks, casco Dot Out Kabrio, occhiali Dotout

Per informazioni tecniche https://www.bassobikes.com/it

Posted by Simo

Sono Simone Frassi, comasco, avvocato civilista, viaggiatore (www.2wd.it), delle bici mi piace tutto, l'allenamento duro, le passeggiate senza fretta con gli amici, l'oretta in pausa pranzo, gli assalti ai miei PR su Strava, le chiacchierate in sella, la ricerca di strade nuove, le gare dei pro, le nuove tendenze di stile, le gite in mtb, l'esplorazione delle città in bici; le uniche cose che non sopporto sono l'agonismo di chi alle GF è pronto a tutto per guadagnare la posizione in classifica che gli consentirà di arrivare 3.000mo e (pur rendendomi conto benissimo che non sono fatti miei) la mancanza di ispirazione chi fa sempre lo stesso giro, come un criceto sulla una ruota (salvo che si tratti di girare a 40 km/h sul circuito di Monza). Email: simo@bklk.it Strava: https://www.strava.com/athletes/807017

5 Comments

  1. Massimo Resa 2 maggio 2018 at 18:17

    Una per tutte: “Ed interamente Made in Italy”…

    È piuttosto improbabile che un telaio monoscocca in carbonio sia prodotto in Italia.

    Così come la componentistica Shimano, che di certo non la fanno a Gravellona Toce.

    Mi sembra che la quantità e la qualità delle imprecisioni nell’articolo metta in dubbio l’intera prova e la capacità di valutazione nel merito.

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    1. Caro Cicciuzzo,
      il telaio è fatto a Vicenza, come tutti i telai Basso. Che l’Ultegra venga dal Giappone o dintorni è talmente ovvio che non è neanche il caso di dirlo.
      Mi sembra di capire che tu non ti sia trovato benne sull’Astra; cosa non ti è piaciuto?

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  2. Ciao Simone, articolo molto interessante, come sempre è un piacere leggere le vs impressioni ed esperienze.
    A parte inorridire per “pipetta” (…idem mi capita per “pasticche” e “tappini” dei freni letto/sentito spesso e altrove 🙂 ) mi è molto piaciuto e concordo le considerazioni sui freni a disco e l’adozione sul top di gamma.
    Un saluto anche a Gio e Max.
    Grazie.

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  3. […] manubrio granitico, anche lui fatto dalla Basso (lo stesso già apprezzato sull’Astra) che ti fa sentire la bici bella solida in mano, ed i freni Direct Mount, che (quante cose si […]

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  4. […] la mia vecchia Hersh, che mi ha portato dignitosissimamente in giro per l’Europa, o la Basso Astra, anche con un Ultegra meccanico ed un buon paio di ruote in alluminio -, senza svenarsi per una […]

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