L’unico dato ufficiale su Strava è che nel 2017 è cresciuto al ritmo di 1 milione di utenti ogni 45 giorni, grazie ai quali avrebbe oggi oltre 30 milioni (dato non ufficiale); eppure, secondo gli esperti della new economy, pare che economicamente non funzioni (che, per chi non si occupasse di alta finanza, significa che tira insieme qualche milioncino di euro vendendo i nostri dati personali – in forza rigorosamente anonima, ovviamente! -, ma non rende come altri social o comunque come potrebbe fare una piattaforma con 30 milioni di utenti).

In un paese con 50 milioni di allenatori della nazionale di calcio, resisto alla tentazione di fare il CEO di Strava; dico solo che come consumatore non c’è proprio nessun motivo per dare anche solo un euro a Strava.

Ho fatto l’abbonamento base e ho trovato tutto il bendidio che tutti sappiamo. Poi ho fatto l’abbonamento di prova gratuito a Premium e in più ho trovato solo dati di analisi dell’allenamento, che non mi è mai venuto voglia di andare a controllare e che comunque troverei gratuitamente anche sull’app (gratuita) del Wahoo e del Garmin; mi sono disiscritto e per ammonirmi di quello a cui stavo rinunciando Strava mi ha mandato un’email su grafici di potenza e balle varie che mi ha annoiato a metà lettura.

Forse per provare a invertire la rotta, da qualche mese Strava ha lanciato Summit, che dovrebbe essere una gran novità, ma che in realtà non è altro che lo spacchettamento di Premium in 3 mini pacchetti da 2 euro/mese l’uno (invece dei 5 euro/mese per il Premium), quello Allenamento che ti da gli obiettivi di allenamento e prestazioni (Dio me ne scampi), quello Analisi che da le solite curve di potenza o simili e quello Sicurezza.

Dei primi due non ne voglio neppure sentir parlare (e, se mai mi interessassero, credo che troverei tutto sull’app Wahoo); il terzo teoricamente può valere i suoi due euro mensili anche per un ciclista Strava dipendente, ma non invasato di curve e grafici, com’è la maggior parte dei ciclisti.

Teoricamente si, in pratica no.

Rispetto al base, il pacchetto Sicurezza ha infatti solo il beacon (cioè la tracciatura in tempo reale per chi ci segue da casa) e l’heatmap.

Il beacon è la stessa funzione che hanno anche Garmin e Wahoo, con la differenza che sia con il Wahoo che con il Garmin la funzione parte in automatico (basta solo impostarla una tantum), mentre il beacon devi farlo partire ogni singola volta dal cellulare (mai ricordato di farlo in 3 mesi, salvo la prima volta giusto per provarlo) e  funziona solo se registri l’attività con il cellulare (che significa anche che arrivi a casa con la doppia traccia e devi cancellarne una); insomma, bello, inutile e scomodo.

L’heat map (cioè la mappa mondiale che si colora in blu o rosso dove registri un’attività) è divertente all’inizio, è un bello stimolo per cercare strade nuove, ma niente più; dopo due mesi inizio a essere abbastanza indifferente e se a fine anno lo rinnovassi sarà solo perchè mi sono dimenticato di disdirlo.

Insomma, niente di nuovo.

La verità secondo me è che Strava base ci da già gratuitamente tutto quello che un cicloturista non invasato vuole. Per convincere la maggior parte degli utenti a comprare qualcosa in più sarebbe stato necessario lanciare qualcosa di nuovo e folgorante (magari dei Relive incorporati alle tracce, magari anche sui percorsi degli altri o su quelli disegnati ma non ancora fatti, magari con qualche opzione in più), dei sistemi per suggerire i percorsi più belli in un’area determinata, delle funzioni in più (ad esempio a me che ho appena cambiato telaio sarebbe piaciuto avere una funzione che mi avesse consentito di portare i dati dei vecchi componenti sulla nuova bici, così come la possibilità di togliere e mettere i componenti – ad esempio le gomme invernali, giusto per dirne una – quando si smontano e rimettono ) o delle informazioni in tempo reale tipo i live segments su quello che il percorso prevede nei prossimi chilometri (tipo … “prossimo km al 12% di media”) o un sistema di suddivisione dei tempi per stagione (a gennaio non me ne frega niente di sapere che sulla tal salita ci ho messo 2 minuti più del mio record, quello è ovvio, magari può essere interessante sapere se vado più forte del gennaio scorso) oppure la possibilità di ordinare le prestazioni secondo tutti i parametri rilevati dalle classifiche (ad esempio in base alla frequenza cardiaca o di pedalata). O, anche, molto più semplicemente, la possibilità di liberare la mia homepage dall’invasione dei giri su Zwift, rulli e simili o dalle iscrizioni alle sfide (a proposito, qualcuno ha mai visto in giro un ciclista con le maglie Strava riservate a chi ha vinto una sfida?).

Poteva essere anche un’occasione per correggere cose irritanti come i dislivelli sempre sbagliati dei percorsi disegnati o il criterio con cui a fine giro vengono evidenziati i record fatti su segmenti di 300 mt. disegnati da chi evidentemente fa lo sprint da casa al bar, lasciando che il tempo di scalata allo Stelvio rimanga alla riga 50 nascosto in mezzo a mille altri segmenti inutili.

Purtroppo non è stato così.

Posted by Simo

Sono Simone Frassi, comasco, avvocato civilista, viaggiatore (www.2wd.it), delle bici mi piace tutto, l'allenamento duro, le passeggiate senza fretta con gli amici, l'oretta in pausa pranzo, gli assalti ai miei PR su Strava, le chiacchierate in sella, la ricerca di strade nuove, le gare dei pro, le nuove tendenze di stile, le gite in mtb, l'esplorazione delle città in bici; le uniche cose che non sopporto sono l'agonismo di chi alle GF è pronto a tutto per guadagnare la posizione in classifica che gli consentirà di arrivare 3.000mo e (pur rendendomi conto benissimo che non sono fatti miei) la mancanza di ispirazione chi fa sempre lo stesso giro, come un criceto sulla una ruota. Email: simo@bklk.it Strava: https://www.strava.com/athletes/807017

2 Comments

  1. Giustissima analisi e interessante articolo. Grazie mille sempre un piacere leggervi. ciao.

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  2. I live segments, solo con premium (ora summit). Il motivo principale per fare summit, ora disponibile senza tutte le altre opzioni.

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