Una giornata al giro …

…. è salire allo Stelvio (o al Gavia o al Mortirolo o a qualche passo dolomitico) con le strade chiuse al traffico;

… è pedalare sulle stesse strade che fanno i corridori;

… è guardare il proprio computer e chiedersi a quanto saliranno loro;

… è sentire cento lingue diverse (aupa, aupa!);

… è il tifo di tifosi vestiti da diavolo, da Superman, da Borat o con parrucche viola;

…. è pedalare tra i barbecue e resistere alla tentazione di fermarsi a mangiare;

… è maledire il tizio che ha piazzato il suo grill all’inizio della serie di tornanti, facendoci incontrare il profumo della sua griglia ad ogni zig e ogni zag;

… è ricordare Pantani e Scarponi passando tra scritte e bandiere dedicate a loro;

… è pedalare tra muri di neve;

… è aspettare i corridori in cima;

… è fermarsi in valli dove non c’è campo ed origliare le conversazioni di quelli che ce l’hanno per sapere dove sono i corridori e chi è in fuga;

… è tendere l’orecchio per sentire il rumore dell’elicottero RAI;

… è cercare la maglia rosa all’interno del gruppo;

… è un fiammingo della Lotto Soudal he ti chiede di sfilargli la mantellina con cui sta litigando e se ne va lasciandoti li con il suo stupendo giubbbino antivento in mano;… è vedere da vicino la sofferenza sulla faccia degli ultimi;

… è dare una spinta ai gregari stremati dopo aver finito il loro lavoro (lo so, è proibito, ma di fronte alla sofferenza tutto è permesso);

… è incitare tutti i corridori, dal primo all’ultimo e a prescindere dalla nazionalità;

… è vedere che nel 2017 i corridori usano ancora i fogli di giornale p proteggersi dal freddo in discesa;

… è godersi un panino wurstel e crauti allo Stelvio, anche se fa oggettivamente schifo;

… è una pedalata con gli amici;

… è Nibali che ti scatta davanti agli occhi;

… è maledire la moto RAI che si mette tra te e  Nibali;

… è sperare che il brusio “ha vinto Nibali” che gira tra i tifosi non sia la riedizione del fantozziano “Zoff di testa al novantesimo”;

… è un brivido lungo la schiena vedendo i velocisti scendere accucciati sulla canna con le mani alte sul manubrio nella picchiata al 15 % verso la prima cantoniera;

… è correre a casa a disegnare un segmento su Strava per capire a quanto cazzo andava Gaviria (per la cronaca, trovato Kruijswijk a 84 km/h su un segmento di 400 mt. con partenza da fermo al tornante, non male …);

… è semplicemente e sempre bellissimo.

Io c’ero alla tappa del Gavia del 1988 (grazie papà per avermici portato), c’ero sul Mortirolo nel 1994 quando la folla si è aperta per far passare un ragazzino sconosciuto che da quella sera tutti avrebbero saputo esser Marco Pantani, c’ero ieri e continuerò a esserci, perchè è sempre bello e perchè quei ragazzi meritano sempre di salire tra due ali di folla che li applaudono.

Posted by Simo

Sono Simone Frassi, comasco, avvocato civilista, viaggiatore (www.2wd.it), delle bici mi piace tutto, l'allenamento duro, le passeggiate senza fretta con gli amici, l'oretta in pausa pranzo, gli assalti ai miei PR su Strava, le chiacchierate in sella, la ricerca di strade nuove, le gare dei pro, le nuove tendenze di stile, le gite in mtb, l'esplorazione delle città in bici; le uniche cose che non sopporto sono l'agonismo di chi alle GF è pronto a tutto per guadagnare la posizione in classifica che gli consentirà di arrivare 3.000mo e (pur rendendomi conto benissimo che non sono fatti miei) la mancanza di ispirazione chi fa sempre lo stesso giro, come un criceto sulla una ruota (salvo che si tratti di girare a 40 km/h sul circuito di Monza). Email: simo@bklk.it Strava: https://www.strava.com/athletes/807017

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