Sulla bici elettrica o, per essere precisi, sulla bici a pedalata assistita, ne ho sentite di tutti i colori … da chi si irrita con la sciura che compra la bici elettrica per andare dal parrucchiere in bici con il tacco 12 (concordo, ma è sempre meglio che andarci in SUV), a chi si imbestialisce con chi va più veloce di lui in salita grazie al motorino, alle polemiche sull’uso dei motorini in gara (concordo senza SE e senza MA e senza alcuna clemenza per chi bara).
Io, semplicemente, penso che, come per tutte le cose, dipenda da come le si usa.
Nell’ottica cicloturistica che interessa a me, il motorino elettrico è un aiuto per consentire a tutti, anche a chi per mille motivi (l’età, la malattia o la mancanza di allenamento) non ne avrebbe la forza, di fare gite meravigliose.
Prendi ad esempio una giornata a Bormio, ad inizio agosto, con un cielo limpidissimo … io scalpito per goderrmela al 100 % facendo la parte alta della Valtellina Marathon in mtb, la moglie per rimanere tutto il giorno spiaggiata sul divano a santificare con l’ozio assoluto il suo primo giorno di vacanza.
Soluzione: noleggio di un’emtb all’Ufficio Turistico di Cancano e via per Livigno.
La bici, certamente non il top di gamma, ha 4 velocità, dal low al turbo (oltre ovviamente all’off), impostabili e modificabili facilmente in qualsiasi momento schiacciando un pulsantino sul manubrio; in modalità low il motorino da una leggera spintarella, con il turbo ruzza quanto basta per salire a 20 km/h rampe al 30 % dove senza motorino si salirebbe spingendo la bici a mano (ma ovviamente consumi molto di più) … in poche parole, con un minimo sforzo in pianura si va a 26 km/h (non di più, perchè oltre il 26.5 km/h il motorino stacca e con il peso della bici è ben difficile andare più forte) e si fa qualsiasi salita praticamente senza spingere.
Se usata ragionevolmente, la batteria ha un’autonomia sufficiente per fare comodamente 40 km, quanto basta per il nostro giro (Cancano – Passo Alpisella – Livigno – Passo Trela – Alpe Trela – Cancano, 40 km con 1.200 D+, tutti su sterrato).
Tirando le somme a fine giornata, abbiamo passato una giornata insieme, abbiamo evitato il muso che compare automaticamente quando esco in bici da solo la domenica, io ho fatto un giro meraviglioso ed un ottimo allenamento correndole dietro, non mi sono preso insulti inenarrabili alla prima salitella, lei ha scoperto paesaggi che non sospettava neanche esistessero e soprattutto il bello di una gita tra la natura ad ampio raggio (circa 40 km, con tutti gli inevitabili cambiamenti di panorama) facendo la metà della fatica che fa normalmente per andare a prendere un gelato
sul lungolago.
E, prova del 9, ho scoperto che a fine giornata ha cambiato – spontaneamente ! – lo sfondo del suo desktop con una sua foto mentre pedalava tra i prati … direi che le è piaciuto per davvero.
Cosa chiedere di più ?
Attenzione, però: il motorino elettrico riduce (diciamo che praticamente annulla) la fatica del pedalare, ma la bici elettrica rimane pur sempre una bici, non diventa uno scooter che va da solo; se non si sapessero usare i rapporti (se si tenesse sempre quello più duro la batteria finirebbe probabilmente dopo 10 km, se si usasse sempre quello più leggero non ci si muoverebbe) e non si avesse un minimo di abilità nella guida, l’aiuto sarebbe relativo, soprattutto su giri ambiziosi in montagna con salite, discese e tratti in single track, che sono poi quelli che giustificano l’uso del motorino.
Comunque niente che con la promessa di un piatto di pizzoccheri al rifugio non si possa imparare in 10 minuti.








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