Ogni volta che torno in Sicilia me ne innamoro di più. E’ una terra magica, che ti entra nel cuore attraverso tutti i sensi: la bellezza dei paesaggi, la chiarezza della luce, i profumi dei fiori e degli agrumeti, i sapori dei suoi meravigliosi piatti, la dolcezza dei cannoli e della pasta di mandorle, il velluto delle acque del suo mare caraibico. Ed è il paradiso per i ciclisti: poche auto, strade panoramiche, monumenti nascosti ma stupendi da scoprire, accoglienza calorosa, cucina indimenticabile.
Così con Christian e Giampiero abbiamo vissuto quattro giorni meravigliosi, pedalando dalle falde dell’Etna sino al mare di Trapani.
Partiti da Linguaglossa, abbiamo salito l’Etna dai due versanti: il ripido versante sud, con il salto del cane, sino al Rifugio Sapienza, accolti da uno scenario lunare, con il pennacchio di fumo del cratere attivo del vulcano sopra la testa. Poi di nuovo dal versante Nord, tra impressionanti colate di nera lava, immerse in verdi pinete. La nostra ricompensa: favolose busiate al ragù innaffiate da un eccellente vino dell’Etna.

La seconda tappa ci porta a Gangi, uno dei Borghi più belli d’Italia,. Percorriamo la strada denominata “Quota 1000”: un vero spettacolo di vigneti immersi nel terreno lavico, tutta attorno alla base del Vulcano, un su e giù di 130 km, l’Etna sempre sullo sfondo. Niente traffico, strade bellissime, nei paesi si mangia una granita, si beve qualcosa (fa caldo, oltre 36°). A Gangi ci accoglie Salvatore con la figlia Francesca, sul trattore e ci guidano al loro agriturismo. Non siamo ospiti, ma amici, a cui si offre il meglio dei prodotti – tutti biologici – della fattoria.
Dai 1010 metri di Gangi ci spostiamo verso il Belice, costeggiando le Madonie. La campagna coltivata come un giardino ci accompagna tra uliveti e vigneti, campi di pomodori. Arriviamo a Sambuca di Sicilia, cuore del Belice, attraverso Petralia sovrana e Palazzo Adriano, 143 Km.

L’ultima tappa sino a Trapani ci porta finalmente verso il mare e la nostra destinazione finale: Favignana. Passiamo da Poggioreale, immerso tra gli ulivi, da Salemi, con il bel castello arroccato su un cocuzzolo, costeggiamo i vigneti di Salaparuta, attraversiamo l’altopiano che ci porta a Sambuca di Sicilia, cuore del Belice. Nonostante i problemi al cambio della sua Specialized, Christian non demorde e fa tutto il percorso. Giampiero e io, sopraffatti dal caldo, abbandoniamo al km 85 e proseguiamo in auto, con la fedele ed efficientissima Roberta, che ci accompagna lungo il tragitto.

Peccato che la salita verso Erice avvenga tra le nuvole che avvolgono il paese, ma il panorama lungo la salita è stupendo, con il golfo di Trapani ai nostri piedi.
Torneremo, per scoprire nuovi itinerari, incontrare nuovi amici: il “mal di Sicilia” ci ha contagiati e non vediamo l’ora di progettare il prossimo raid.




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