Li vedi sui professionisti e l’impressione è che siano bellissimi ma non adatti agli amatori, usabili solo in autunno e senza sole. I caschi aero hanno invaso invece subito anche i gruppi di amatori più attenti all’estetica (credo e spero che nessuno pensi di guadagnare watt!), e non potevamo non andare a fondo sull’argomento. Il POC aero non è nient’altro che l’octal, con una calotta che copre tutto il casco, chiudendolo completamente ad eccezione di una presa d’aria esattamente sulla fronte. Il packaging è, come per tutti i prodotti del marchio, in pieno stile apple, curato e fighetto.

Lo togli dalla scatola, e perlomeno nella versione bianca, sembra disegnato da Richard Ginori, lo provi e hai la sensazione di esserti rovesciato in testa un bidet al rovescio. Ti guardi allo specchio e le perplessità aumentano. Chiudi il cerchio indossando anche gli occhiali, et voilà, il risultato estetico è perfetto! Il risultato è confermato dalle foto alle granfondo, dove con gli occhiali potrei tranquillamente candidarmi a testimonial POC, senza l’effetto sanitario ceramico torna prepotente.

IMG_9577Al proposito una nota va scritta sugli occhiali, anche questi decontestualizzati risultano bruttini, indossati col casco fanno un tutt’uno e l’effetto è molto piacevole. Le lenti sono di ottima qualità (alcune versioni vengono vendute con la lente bianca di ricambio) e non hanno niente da invidiare ai blasonati Oakley, e la montatura, leggerissima, li rende piacevolmente inconsistenti una volta indossati, dandoti la percezione di non averli addosso, senza fastidiosi punti di costrizione che spesso le tante ore in sella rendono insopportabili.

In barba a qualsiasi logica termica, uso l’aero all’etape du tour, con 35 gradi e tanta salita, condizioni dove non dovrebbe girare l’aria, rendono insopportabile la calotta plastica.

La realtà invece è diversa, sopratutto per chi ormai dei capelli ha ricordi vaghi: la camera d’aria che si crea tra la calotta e la testa ha un ricircolo sufficiente, ma sopratutto il non avere il sole diretto in testa ti permette di non dover indossare il cappellino, lasciando quindi la testa più “libera”.

La rotella sulla nuca permette una regolazione precisa di quando voler “sentire” il casco, che comunque rimane sempre staccato dalla testa.

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Due difetti, vanno segnalati, ma sono figli della natura stessa del casco: per bagnarsi la testa, ovviamente, bisogna toglierlo, e non ci puoi girare sopra gli occhiali quando li togli.

Per il resto è un casco di fascia alta, curato nei dettagli, bello da impazzire, che ti permette, volendo, di darlo in mano ad un designer ed aerografarlo come si faceva con i caschi da moto, vista l’ampia superficie liscia.

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Ultimo dettaglio, non da poco, quando sono sceso nella hall dell’albergo all’Etape du tour, un collega tedesco mi ha guardato e, complice la barba, ha detto:”Hey, today we’ll ride con Paolini”.

Posted by Gio

Terzino sinistro per indole, ciclista per esigenze di salute, comincia a pedalare dopo aver sfondato la soglia dei 100 kg. Si appassiona alla bici e tenta di dimagrire per andare meno piano in salita. Ossessionato dalla tecnologia scopre Strava, dal quale sta tentando di disintossicarsi. Pedala sua una BMC RoadMachine con Campy Record EPS Disc e Bora.

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