La storia di Dubai, banalizzando molto, può essere sintetizzata in 4 parole: trasformare un’economia basata sul petrolio in un impero immobiliare.

cof

Negli anni ’80 gli emiri si sono infatti resi conto che i redditi sconfinati  del petrolio sarebbero presto finiti e che era necessario trovare nuove risorse; facile a dirsi, molto meno a farsi se vivi in un deserto senza un litro d’acqua.

Non avendo altra ricchezza se non le infrastrutture (porto ed aeroporto) create per gli scambi petroliferi, lo spazio infinito e la posizione strategica a metà tra Europa, Medio Oriente, Africa ed Australia hanno avuto la folle e geniale idea di trasformare il loro inospitale scatolone di sabbia in un ambito mercato immobiliare grazie ad una trovata tanto semplice quanto popolare: eliminare le tasse … zero tasse sul reddito delle persone giuridiche, zero tasse su quello delle persone fisiche, zero IVA !!

mon

Tolte le tasse, molte società internazionali hanno iniziato a trovare accogliente anche il deserto ed hanno trasferito a Dubai la loro sede e i loro uffici amministrativi; con loro sono arrivati i loro dipendenti (e vai con altri immobili) e le attività commerciali per dare loro i servizi base (centri commerciali, ristoranti, bar etc., cioè altri immobili), che hanno a loro volta attirato imprese edili, con i loro dipendenti e via dicendo in un circolo virtuoso potenzialmente infinito (per dare un’idea, in vent’anni i residenti negli Emirati Arabi sono passati da 1 a 9 milioni !).

mon

Poi è ovvio che al finanziere londinese trasferitosi lì dalla city non puoi offrire come unico divertimento le sole corse dei cammelli; e allora – a dispetto di ogni logica di natura – dove prima c’erano distese di sabbia e sassi sono stati costruiti ippodromi per gli appassionati di cavalli, altri sassi e altra sabbia sono stati trasformati con enormi dispendi energetici in green per gli amanti del golf, per gli amanti dello sci è stata costruita una pista indoor (ad occhio, direi una rossa) e per i ciclisti piste ciclabili in città ed una anche nel deserto (una cosina da 100 km, giusto per non far la figura dei poveracci davanti ai golfisti e agli sciatori).

Della pista da sci non voglio neppure parlare; la pista ciclabile, invece, riesce a essere contemporaneamente un tuffo nella natura e l’ennesimo attentato alla natura  di una città che con la sua potenza economica prova a ribaltare le più elementari logiche della natura.

cof

Pedalare nel deserto, in spazi aperti a perdita d’occhio, senza alcun segno di presenza umana, solo tu con la tua bici e la tua borraccia che piano piano si svuota è un’esperienza mistica che pedalata dopo pedalata si confonde sempre più con l’angoscia, soprattutto se si è completamente soli; in altre parole, pedalare sulla pista ciclabile ti trasmette in pieno la sensazione di abbandono ed il timore reverenziale nei confronti del deserto vero (qui il relive della prima parte del percorso, per dare un’idea del senso di abbandono), il che è senz’altro positivo .

Ma, per noi che siamo abituati alla bellezza ed alla varietà del Lago di Como, il fascino del paesaggio infinito diventa presto anche noia per il paesaggio sempre uguale, senza una curva o una variazione di ritmo a dare il brivido del cambiamento.

Passata l’ebbrezza della novità e la curiosità per il paesaggio desertico (intendiamoci, sono distese di sassi con qualche duna alta 5-10 mt, non certo le montagne di sabbia alte 3-400 mt del Sahara), la pedalata sulla Al Qudra Cycle Track diventa un’esperienza molto più simile al ciclismo su pista; una pista dritta e liscia con aspetto panoramico molto modesto, su cui divertirsi facendo alte velocità in gruppo.

Piccola nota di colore: da febbraio a novembre ci sono 50 °C; per evitare il caldo qualunque sport (salvo lo sci indoor ovviamente) può essere praticato solo dalle 5 alle 8 di mattina (o con i fari di notte, quando effettivamente la pista ciclabile si popola).

sdr

Insomma, bella esperienza, da fare una volta (non di più) nella vita, se si fosse già li per altri motivi, se dopo mezza giornata ci si fosse già stufati delle città e se non ci si dovesse alzare alle 4 del mattino per evitare il caldo.

Ma il ciclismo vero è un’altra cosa; pur con tutti i soldi del mondo, contro natura non si può andare.

COSTI:

Noleggio bici circa € 25 (una Trek Emonda SL a cui nessuno dava un’ombra di lubrificante da mesi benchè passasse la vita in mezzo alla sabbia del deserto), pedali, casco, spogliatoi e doccia inclusi; borraccia (almeno 2, per evitare patemi d’animo) esclusa.

Taxi per raggiungere la pista dalla stazione metro (Dubai Internet City) più vicina circa 10-15 euro per tratta.

Simpatia e disponibilità al noleggio bici: zero assoluto

Posted by Simo

Sono Simone Frassi, comasco, avvocato civilista, viaggiatore (www.2wd.it), delle bici mi piace tutto, l'allenamento duro, le passeggiate senza fretta con gli amici, l'oretta in pausa pranzo, gli assalti ai miei PR su Strava, le chiacchierate in sella, la ricerca di strade nuove, le gare dei pro, le nuove tendenze di stile, le gite in mtb, l'esplorazione delle città in bici; le uniche cose che non sopporto sono l'agonismo di chi alle GF è pronto a tutto per guadagnare la posizione in classifica che gli consentirà di arrivare 3.000mo e (pur rendendomi conto benissimo che non sono fatti miei) la mancanza di ispirazione chi fa sempre lo stesso giro, come un criceto sulla una ruota (salvo che si tratti di girare a 40 km/h sul circuito di Monza). Email: simo@bklk.it Strava: https://www.strava.com/athletes/807017

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.