Sto scrivendo quest’articolo alle 23:30 del 31 dicembre, tra pochi minuti festeggerò l’arrivo del 2017 sul volo che mi porterà ad una settimana di pedalate a Gran Canaria; la prima cosa cosa che farò una volta atterrato, sarà festeggiare il capodanno che il gioco di fusi orari mi farà festeggiare 2 volte. Saranno le cuffie che indosso, ma mi sento un pò un DJ di grido che corre dietro ai fusi per poter fare il capodanno in due disco diverse.

Il rovescio della medaglia della splendida settimana che mi aspetta è che, avendo lasciato lasciato la macchina in un parcheggio vicino all’aeroporto, ne seguiranno 3 settimane di inquietudine alla ricerca della posizione di sedile e specchietti, spostati imprudentemente dall’odioso addetto di parkingo.

Millimetri e tacchette, mal di schiena e mal di collo. In macchina come in bici la ricerca della posizione perfetta è una chimera irraggiungibile. Pantani usciva con in tasca la brugola, più volte lo si è visto inquadrato durante una tappa del giro o del tour trafficare in corsa con la sella per cercare di calmare quell’inquietidune che la sensazione di non essere perfettamente in sella ti lascia addosso. Il suo usare in modo continuo il fuorisella era un modo di sgombrare qualsiasi dubbio sulla posizione.

16 Jul 2000: Marco Pantani of Italy and the Mercatone-Uno team climbs to the finish to win Stage 15 between Briancon-Courchevel during the 2000 Tour De France, France. Mandatory Credit: Tom Able-Green/ALLSPORT

Amstrong, ad un certo punto della carriera, è arrivato a cambiare la taglia della sua Trek, scendendo di una taglia e cominciando a pedalare più raccolto.

Le misure contano sarebbe stato il titolo più giusto per questo articolo, se fossi stato a caccia di click.

E contano eccome, ancor di più per noi amatori, che soffriamo di patologie non curate, perchè banalmente la sedia dell’ufficio dove passiamo le nostre ore ha lo schienale ormai sfondato, o perchè quel bastardo di parkingo ci ha cambiato l’inclinazione dello schienale e per settimane abbiamo guidato in coda sforzando la schiena.

 

Nel mio piccolo sono partito con una bici piccola, rifilatomi da un ciclista che ha sfruttato la mia incompetenza per vendermi una Scapin che mi sarebbe andata bene a 12 anni. Ho pedalato per mesi come l’orso del circo, per poi prendere le misure, tramite le quali ho provato ad avere una posizione in sella più decente. Poi ho cambiato la bici, e quella nuova secondo le misure che avevo, era completamente sbagliata. Ma sono andato a ritirarla per una prova facendo la messa in sella con i jeans e le Tiger ai piedi, e mi sembrava di essere a casa; l’ho tenuta così per anni, finchè ho avuto lo scrupolo di andare dal biomeccanico, che mi ha abbassato risolvendomi i problemi al collo ma distruggendomi le ginocchia.

Ho seguito il consiglio di Pantani e, brugola in mano, mi sono riabbassato trovando il giusto equilibrio.

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Bene, tutto risolto? No!

Cambio bici ancora e Canyon mi da una S, il che mi fa ridere per principio, per me che peso poco meno di 90 kg e che ho esultato quando il pedalare mi ha fatto cambiare la taglia delle t-shirt da XL a L.

Mi ci trovo alla grande, e scopro che ha il manubrio da 400 mm e le pedivelle da 170; giuro, erano misure sulle quali non avevo idea ci si potesse giocare. Ed invece scopro che cambiano la vita.

Il manubrio corto rende la bici un giocattolino maneggevole, divertente e molto diretto nello sterzo, cambiando completamente le sensazione che trasmette, mettendo sulla bilancia però la paura che ogni tombino possa chiuderti lo sterzo e lanciarti in un frontflip.

Sul capitolo pedivella potrei invece scrivere un libro. Ho dovuto scoprire di aver pedalato tutta la vita con una 172,5 non sapendo ci potessero essere alternative; l’agilità di pedalata in salita che subito la Canyon Endurace mi ha dato, non avevo capito fosse dovuta all’accorciamento della pedivella. La pedivella corta mi ha reso subito più divertente la salita, mettendomi in difficoltà in pianura, dove la diminuzione della leva mi ha fatto perdere potenza nei lunghi drittoni in gruppo, dove non riesco a trovare il mio rapporto, combattuto tra agilità che mi manda fuori giri, e potenza che non riesco più a esprimere. Complice della confusione di cui sopra, il cambio completo di scala nei rapporti, passando da un 50×34 11-29 (10v) al tutto tedesco 52×36 11-32 (11v).

 

La morale? Non c’è una morale in questa storia, se non che ogni cambiamento cambia la sensazione in sella senza forse cambiare le prestazioni.

E che non si capisce come mai i parcheggiatori debbano spostare sedili e specchietti per muovere la macchina di 10 metri. Maledetti.

 

Posted by Gio

Terzino sinistro per indole, ciclista per esigenze di salute, comincia a pedalare dopo aver sfondato la soglia dei 100 kg. Si appassiona alla bici e tenta di dimagrire per andare meno piano in salita. Ossessionato dalla tecnologia scopre Strava, dal quale sta tentando di disintossicarsi. Pedala sua una BMC RoadMachine con Campy Record EPS Disc e Bora.

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