Mi sono iscritto alla Mallorca312 l’11 novembre, quando mancavano poco meno di 6 mesi all’evento. Da allora i loro canali social mi hanno fatto un puntuale conto alla rovescia (mancano “solo” 100 giorni?? Devo uscire ad allenarmi!), ogni uscita in bici era accompagnata da qualche commento sull’argomento, se facevi 100 chilometri era un terzo di quanto avresti pedalato il 30 aprile, se facevi 2.000 metri di dislivello al 26 di dicembre era meno della metà del dislivello maiorchino. Gli amici che mi chiedevano quale impresa oltre le mie capacità avrei tentato di affrontare quest’anno rispondevano tutti con un “Minchia 312 km, sei scemo?”.
L’avvicinamento alla Mallorca312 ha portato la pressione mentale di una finale di coppa del mondo, portando la logica conclusione di arrivare sotto data scarico, e di voler aspettare qualche giorno prima di scrivere questo articolo sull’argomento. E’ domenica sera, oggi ho pedalato 100 km senza forzare in tutta calma, mi sono preparato un Gin Tonic con tutte le attenzioni del caso, mischiando un ottimo ‘The botanist’ dalle 22 essenze con una Fever Tree, e sono sufficientemente rilassato per scrivere della bellissima esperienza della Mallorca312, una granfondo che prima o poi chiunque partecipi a questo tipo di evento deve correre.
Attorno a fine marzo, l’organizzazione annuncia, senza che ci fosse stata nessun tipo di avvisaglia sull’argomento, che ci saranno 3 percorsi: inalterato il 167, compare il 232 che è una versione allungata del 167, ma incredibilmente viene stravolto il 312, che viene completamente snaturato. Non sarà più il perimetro dell’isola, ma sarà identico al 232, salvo che una volta arrivati al traguardo proporrà un apparentemente inutile e noioso anello di 80 km, con la sola attrazione della festa al ristoro di artà. Sui forum e sui social si scatena una comprensibile polemica feroce, che tutto sommato non cavalco in quanto in periodo di forma calante, e mi dico che sarà la mia scusa per non sentirmi in obbligo di fare l’intero chilometraggio della 312, che perde di senso se non per l’assonanza con il nome della competizione.
I giorni prima della partenza sono frenetici, un pò perché nei 3 giorni che anticipano la partenza del giovedì si tenta di condensare tutto il lavoro che si sarebbe dovuto fare in 5, sia perché non tutti i tasselli sono a posto: le divise personalizzate che ci sta preparando Isadore Appareal arriveranno solo il mercoledì, con un biglietto di auguri scritto di suo pugno da Martin Velits, ciclista Pro e titolare del marchio che ci commuoverà. Il martedì sera preparo invece la Scicon con dentro la bici, sulle quale ho appena cambiato i copertoncini mettendo i nuovi Vittoria Corsa Graphene da 25, già rivelatisi eccezionali nei mese precedenti. Riempio la valigia scicon finché posso, nonostante easyjet lo vieterebbe, e butto dentro anche un paio di pacchi di Garofalo nelle sacche imbottite laterali riservate alle ruote; sotto la bici incastro la pompa, e sotto il tubo obliquo un ulteriore borsa nella quale metto tutto l’abbigliamento ciclistico. In un trolley a parte metterò i pochi effetti personali dei quali mi sono curato per una trasferta dove tutto ciò che è extra bici non è degno di attenzione.
Partiamo da Malpensa e a Mallorca ci aspetta un furgone da 9 (siamo 3 ciclisti e 2 accompagnatrici) noleggiato con rentalcars.com 6 mesi prima (270 € per 4 giorni); come ogni volta l’autonoleggiatore tenta di rifilarci un mezzo di caratteristiche inferiori (una Berlingo al posto del Mercedes Vito) e, dopo i litigi del caso, carichiamo le bici su un Renault Traffic e ci dirigiamo verso Playa de Muro dove abbiamo affittato una villa Hollywoodiana tramite airbnb, con piscina, giardino immenso, 17 posti letto(!) per la cifra ridicola di 400 € complessivi per le 3 notti.
Il giovedì sera, dopo una sgambata di pochi chilometri per verificare che la bici sia stata rimontata con attenzione, mi si chiudono gli occhi al ristorante e mi sento svuotato di ogni energia. Mi sveglio venerdì mattina con ancora la stessa sensazione, passo la giornata a ciondolare per casa, pedalando ancora una decina di chilometri, e dopo il pranzo consumato a bordo piscina, mi addormento ancora. Alle 19 siamo ospiti alla conferenza stampa dove la bella Laura, che poi scopriremo essere giornalista di Eurosport, ci accoglie con il kit riservato ai giornalisti e ci invita al buffet, durante il quale avremo l’onore di conoscere Pedro Delgado, testimonial di questa edizione della manifestazione. Alla sera le sensazioni sono pessime, ho lo stomaco chiuso, non ho voglia di mangiare, ed il pensiero della gara del giorno dopo mi spaventa. Tra di me prendo in considerazione di non partire, ma non lo dico ad alta voce per non farlo diventare un argomento che possa diventare realtà. Preparo senza troppo entusiasmo il necessario per il giorno dopo, completo Isadore Apparel con ricamato il nome dell’evento, casco Suomy Gunwind, occhiali Bollè e calze Acht Supply. Drammaticamente metto anche in tasca la mantellina antipioggia, che servirà.
Crollo a letto e, come sempre accade, anticipo di qualche minuto la sveglia. Colazione a base di pasta, un paio di PRE della Enervit, NON prendo il Carboflow che mi stava accompagnando nelle colazioni delle ultime 2 settimane, e mi dirigo verso la partenza con Max e Simone. Fa freschino e il meteo prevede pioggia nel pomeriggio. Raggiungiamo Elena, Giampiero e Gianpaolo fuori dal loro Albergo, esattamente di fronte alla partenza, e ci mettiamo in griglia.
A differenza delle granfondo italiane, non ci sono griglie di merito: chi prima arriva sta davanti, dando anche un chiaro messaggio a chi vorrebbe esportare troppo agonismo. L’attesa è lunga: fa freddo, comincia a piovigginare, ed il ritardo di 15 minuti rispetto allo start previsto per le 7 non è certo apprezzato. Il mio livello di negatività aumenta e parto senza neanche averne voglia. Pronti via e perdo Simone e Max, che sapevo avrebbero avuto un passo diverso dal mio. Pedalo come da miei programmi con Elena, Giampiero e Gianpaolo ed i primi chilometri scorrono via senza accellerazioni, a velocità controllata, mentre la pioggia inizia a farsi insistente.
I primi 25 km volano via e si comincia la prima salita, che a gradini ci porterà alla cima Coppi di giornata, il Puig Major con i sui 890 slm. Le sensazioni sulla prima salita sono pessime, la gamba non gira, non riesco a rompere il fiato, ed non riesco a trovare il battito giusto con il quale salire al mio ritmo. Nella testa continua come un tarlo ad ossessionarmi l’idea del ritiro, che per assurdo mi da quel sollievo mentale per continuare.

Attorno al 50 km c’è il primo ristoro, affollattissimo, dopo il quale si ricomincia a salire fino ad arrivare al km 55, tra paesaggi lunari immersi nella nebbia, da dove comincia una discesa stupenda, larga, con asfalto perfetto drenante, e dopo anche la pioggia non disturba. I Vittoria Graphene sembrano la gomma da qualifica di Valentino e la sensazione di pennellare le curve in discesa sotto l’acqua spazza via ogni pensiero, e mi porta a trovare, voglia, entusiasmo e gamba.
Da qui comincia la mia personale, splendida, entusiasmante Mallorca 232.
Fino al bivio tra il 167 ed il resto del mondo la strada è un continuo saliscendi apparentemente snervante, che affrontato con la giusta calma e senza esagerare diventa divertentissimo. La strada di costa è stupenda e nonostante il sole non abbia ancora fatto capolino, il panorama è affascinante. Arrivo al bivio e senza alcun indugio giro verso l’opzione lunga (che in griglia avevo categoricamente escluso), salutando Elena e Giampiero. Rimaniamo in 2 e comincio a pensare al 312, senza dirlo. Pochi chilometri dopo arriviamo al secondo ristoro, dove arrivo senza barrette e con solo un paio di gel: la notizia che non c’è più niente da mangiare è una doccia fredda e mi preoccupa. L’organizzazione aveva garantito barrette e gel ai ristori, e mi ero organizzato di conseguenza per non dovermi riempire le tasche. Preoccupato prendo un altro gel e punto al ristoro successivo, al km 140, in mezzo a due salite, le due ultime vere 2 salite, dopo le quali sarà un unico mangia-e-bevi fino al traguardo.
Sto godendo, la strada è bellissima, le discese divertentissime, il sole comincia ad affacciarsi e la chiusura totale al traffico da un senso incredibile di sicurezza, i passaggi nei paesi sono una festa continua, il ritmo che troviamo io e Giampaolo è perfetto e sembra permettermi di macinare km senza intaccare le riserve energetiche; mi convinco, faccio i 312.

Troviamo anche il tempo per farci fare una foto a bordo strada…
Al km 135 la salita di Galilea si dimostra impegnativa ed è il primo momento dove faccio fatica, andando leggermente fuorigiri, ma mi viene subito in soccorso il terzo ristoro, affollattissimo, dove trovare parcheggio è un’impresa impossibile e finisco per lanciare la bici oltre la prima fila di quelle buttate sul prato, per poter azzannare 3 pessimi panini al formaggio, e 2 coca cola, drammaticamente tenute in vasche di ghiaccio, che devo stare attento a sorseggiare per evitare danni facilmente immaginabili. Reclamo gel e barrette e dalle scatole nascoste riesco a far saltare fuori 2 barrette e 2 gel che divido con il mio compagno di “fuga”. In un contesto di un’organizzazione eccellente, la gestione dei ristori non è impeccabile: situati in zone con poco spazio, hanno sempre dato sensazione di grande caos.
L’ultima salita degna di questo nome è quel Grau la cui pericolosa assonanza con quel Giau dove alla mia prima Maratona crollai preoccupa. La salita è impegnativa ed arrivo in cima obiettivamente stanco, anche perché i km nelle gambe cominciano ad essere 150.
Finita la discesa, c’è un lungo mangiabevi, con più discesa che salita, nel quale ci mettiamo in scia a 2 passisti che ci tirano il collo, facendoci fare 5 km a poco meno di 45 Km/h di media e che sarà una delle cause della cotta che, violenta ed inesorabile mi coglie attorno al km 170 e che mi accompagnerà per una mezzoretta, portandomi a confessare che avevo addirittura pensato ai 312 e che non so neanche se arriverò alla fine. Un paio di gel, la pazienza di Giampaolo che mi aspetta e mi tira ad un passo per me sostenibile mi portano verso il ristoro dei 190 km, dove mi affido ancora ai miracoli della Coca Cola per rimettermi in sesto. Al ristoro leggiamo il messaggio di Elena che ci dice che gli ultimi 60 km sono una goduria e ripartiamo trovando subito conferma. E’ un su e giù continuo, in grupponi che tirano come matti, su stradine in mezzo alla campagna. Mi manca un pò di gamba per poterne godere appieno, ma mi diverto e ritrovo entusiasmo, tanto da buttare li a Giampaolo, alla vista del cartello dell’ultimo km, l’idea di andare oltre e fare il lungo.

Belli i mangiabevi, finchè ne hai!
Lo ringrazierò anche per non aver accettato l’invito, e all’arrivo ci sono dei bei vassoi di birra, purtroppo analcolica, che ci aspettano. Ho finito, sono contento, non sono a pezzi come mi era capitato quest’anno alla Strade Bianche e alla Diavolo in Versilia, e pedalo con serenità gli 8 km che mi separano da casa, dove 2 belle birrette con la giusta gradazione alcolica e una doccia mi rimettono in perfetta forma, pronto per andare ad aspettare l’arrivo di Max sul rettilineo di arrivo e pensare alla cena. Per una volta, mi dico, ho fatto la cosa giusta, non arrivando a dovermi ammazzare di fatica per raggiungere la piena soddisfazione. Con il passare delle ore e con l’allontanarsi del ricordo della fatica mi viene un pò di rammarico: dopo aver parlato per mesi della 312 mi sono “accontentato” dei 232, e, pur avendo passato una giornata fantastica, non ho compiuto la vera impresa. La scusa per tornare è servita, aspettando che venga ripristinato il percorso originario attorno all’isola.










[…] my face gets splashed with drops coming from the wheels in front of me. I lose my mates in no time: Gio has joined a group with a “let’s take is easy” philosophy, Simone sprinted off with a pace […]
[…] fortemente sul turismo in bici, come hanno fato a Playa del Muro, località di partenza della Mallorca 312; qui quasi tutti i grandi alberghi hanno un garage per le bici con servizio (a pagamento) di […]