La Sanremo per cicloamatori c’è (anche se 3 mesi dopo la gara dei pro); il Fiandre, c’è; la Roubaix c’è; la Liegi c’è; il Lombardia c’era, è stato cancellato per i problemi al traffico (si ringrazia ancora l’allora Assessore allo Sport di Como che ha coinvolto mirabilmente la popolazione nell’evento dichiarando che era il prezzo da pagare per avere Bettini a braccia alzate sul lungo lago di Como) ed ora finalmente ritorna, con due differenze fondamentali rispetto alle versioni per cicloamatori delle altre 4 classiche monumento.
La prima è che noi non faremo il percorso esatto fatto dai pro il giorno prima, ma solo gli ultimi 100 km (percorso unico, a quanto pare), quelli con il Ghisallo, il Muro di Sormano (opzionale), la salita a Civiglio e la Valfresca (o la la San Fermo, come la chiamano in RAI).
Non saremo quindi proprio come i pro, ma poco male, anzi ottima scelta ; credo che nessuno rimpiangerà la sveglia alle 4 del mattino per prendere un bus per Bergamo che gli avrebbe consentito di fare anche la prima parte e che se salendo a zig zag su a Civiglio (attenzione, non è famosa come Ghisallo e Sormano, ma è anche lei durissima) qualcuno non si sentisse come Nibali non sarà certo perché gli sono stati tolti i primi 150 km.
Parliamo comunque di 120 km, con oltre 3.000 mt. D+ e 3 salite con pendenze che toccano il 15 % (il Muro peraltro lo tocca come pendenza minima), un percorso comunque molto più duro di Sanremo e Fiandre messi insieme, soprattutto se fatti ad ottobre.
La seconda differenza è il paesaggio.
Le grandi classiche del nord sono disegnate secondo criteri esclusivamente tecnici, com’è giusto che sia per una gara dei pro: il Fiandre sale e scende 10 volte per l’unica collinetta che c’è in tutte le Fiandre perchè è l’unico modo per fare selezione, la Roubaix va alla ricerca dei tratti dei pavé per lo stesso motivo, senza ovviamente preoccuparsi che i corridori passino su strade panoramiche o costeggino opere d’arte.
Qui in Brianza e dintorni siamo diversi: lo spettacolo sportivo va bene, ma qui nessuno tira fuori un euro se non c’è un tornaconto in termini di promozione turistica; dopo il Ghisallo, invece di scendere verso Erba si risale quindi ai 1.200 mt. della Colma di Sormano per celebrare come merita il mitico Muro e portare la gara sugli ultimi 15 km della Bellagio Como, una delle strade paesaggisticamente più belle della Lombardia (e non solo) da percorrere in bici e quella che più rende giustizia al nostro lago.
Risultato: questo è l’unica classica monumento in cui oltre a emulare i pro, si pedala su un percorso super selettivo ed in posti meravigliosi, che non a caso abbiamo scelto per girare il nostro primo video:
… tutt’altro piacere rispetto a quell’anonima collinetta nella Fiandre che pur avendola fatta 10 volte non mi ha lasciato altro ricordo che il profumo di letame dei campi concimati.
Sulla carta c’è tutto perchè sia un successo; manca solo una cosa per completare il cerchio: l’atsmosfera e qui torniamo – anche se ce ne siamo fortunatamente liberati – al vecchio Assessore allo Sport.
Chi di gran fondo ne ha ormai fatte un po’ sa benissimo che quello che c’è ai bordi della strada è tanto importante e motivante quanto la strada; pedalare in un clima di festa tra due ali di folla che ti applaudono da una certa gioia, pedalare in mezzo a gente che suona il clacson imbufalita o litiga con i vigili che gestiscono il traffico da tutta un’altra impressione.
Mi auguro che a Como ci si renda finalmente conto del patrimonio in termini ciclistici che abbiamo, dell’indotto che una simile manifestazione può portare (qui quello Mallorca 312, giusto per avere un’idea del potenziale economico di una manifestazione ciclistica), si inizi a considerare il Lombardia – pro e amatori – come una perfetta occasione per risollevare la città dalla crisi anche in cui è caduta da anni e si accolga la manifestazione come una festa ed un’occasione di rinascita, anche se questo dovesse comportare il sacrificio di non potersi muovere in macchina per un week end. Alla lunga, i benefici non mancheranno.






Articolo condivisibile, ma mi domando a questo punto che senso abbia avere questa gran fondo e la Casartelli che si sovrappongono in gran parte del percorso, in particolare nelle salite più importanti.
Questo è un altro discorso.
Il Ghisallo è di tutti, del Lombardia, della Casartelli, della don Guanella che si corre negli stessi gironi e delle due giornate del Ghisallo ed ovviamentew una non toglie bellezza al percorso dell’altra.
Che poi sia meglio avere una manifestazione grande piuttosto che tre medio-piccole, sono perfettamente d’accordo.