Mi ero imbattuto nel parco di downhill del Monte San Primo casualmente a ottobre, quando chiudendo il giro Brunate Bellagio l’avevo attraversato con la mia front a velocità da pensionato, tra gli insulti dei downhillers. Quando a dicembre Edo mi ha chiesto di voler provare la specialità più veloce su bici, mi sono subito tornati in mente e li ho cercati online: la loro presenza al momento si limita ad una pagina facebook, sulla quale si possono inviare messaggi ai quali rispondono quasi subito. Il numero di telefono (031 964776) è un inoltro sul loro cellulare, quindi se si vogliono fare tante domande si possono fare 4 chiacchiere al volo. Parlo con Paolo e cercodi capire se il contesto è adatto per Edo, 10 anni per 150 cm e 35 kg, e apprezzo subito come lui non cerchi di “cacciarmi” l’articolo; mi allerta rispetto al fatto che con quel peso potrà avere difficoltà di risalita (che poi non avrà, salvo un paio di voli che fanno parte del gioco), ma che in ogni caso troveremo il modo per divertirci, e di non preoccuparmi che nel caso il trattamento economico sarà proporzionale a quanto riusciremo a fare.

Partiamo da Como alle 10 e poco prima delle 11 siamo già sul posto (direzione Erba, si gira per Canzo, si arriva al Ghisallo e si prosegue per il San Primo) caffè alla baita di fianco al parcheggio dove i tavoli sono già imbanditi per il pranzo (particolare importante per chi volesse venire con accompagnatori più sensibili alla caraffa di rosso che al backflip) e ci siamo.

Pronti via l’impatto mi lascia perplesso: Paolo, con il quale avevo presso accordi, non c’è e vanno a chiamare un altro istruttore che spegne svogliato la sua Marlboro e ci viene incontro senza troppe spiegazioni. Ci porge le due bici e chiedo quale sia per me e quale per Edo:”E’ uguale”. Stessa bici, una Kona che ha visto tempi migliori, per me che ho 20 centimetri e 50 kg in più. Non dico niente ma già temo che non sarà la giornata che ci aspettavamo.

Viste le premesse che Paolo mi aveva fatto, prendiamo preoccupati il primo ski-lift; per la risalita viene legato un filo al canotto della sella, con un moschettone che viene agganciato al piattello, da sganciare tirando un secondo filo legato al polso quando in cima. Scopriremo che è un operazione elementare, ma dalle spiegazione non ho ben chiaro come fare, e non oso chiedere a Edo se ha capito. Parte prima lui, e a metà cade, e con lui si sgancia l’istruttore, che mi dice di proseguire per poi riraggiungerli alla partenza. La seconda risalita avviene senza problemi e finalmente si comincia!

Il percorso che facciamo noi, pur essendo il più facile, è più impegnativo di quanto credessi, e per chi è meno alto di 160 cm, con le bici fornite, si aggiunge la difficoltà di non sentirsi sicurissimi in sella. Edo cade un paio di volte, rendendosi però conto che con le protezioni, fornite da loro, si cade senza problemi e senza dolore. Nelle cadute però mi rendo subito conto che l’istruttore, che nel frattempo ho capito chiamarsi Bruno, è molto premuroso e accorre in aiuto, rassicurando e aiutando a togliersi di dosso il timore di farsi male. La prima discesa finisce così così ma capisco subito che si è creata grande simpatia con l’istruttore, che trasmette sicurezza, e  con il ragazzo alla partenza dello ski-lift veramente simpatico e disponibile oltre quanto sarebbe sufficiente. Ci raccontano che d’estate la giornata viene vissuta sotto tutti i punti di vista, con famiglie al completo che si dividono tra salti (i ragazzi), tintarella (fidanzate e madri), griglia e salamelle (i padri), e noi ci immaginiamo un parallelismo esotico con le tribù dei surfisti californiani.

Da qui in poi la giornata va sempre meglio, ogni discesa prendiamo più confidenza, fino a chiudere il circuito senza soste, senza cadute e in totale controllo del mezzo. Dopo circa 3 ore (90 min con l’istruttore, altrettanti da soli) finiamo stremati e felici e consegnamo bici, protezione e caschi, che ci hanno fornito loro.

Non ci resta che complimentarci con tutti i ragazzi (e non…Bruno è over 50) che hanno saputo mettere in piedi un centro con pochi mezzi economici, ma che hanno saputo supplire agli inevitabili limiti del contesto con grandissima passione e simpatia: bravi, davvero.

Per dovere di cronaca ci tocca dare i dettagli economici: lo “scontrino” finale non è trascurabile in senso assoluto per chi paga, pur capendo che ci incassa le spese ce le ha e la cifra non è speculativa. Arrivando senza nulla, si spende 45 € a testa per noleggio di bici e protezioni, a cui vanno aggiunti 20 € a testa per lo skipass giornaliero, e 20 € da dividere per i partecipanti per l’istruttore.

Posted by Gio

Terzino sinistro per indole, ciclista per esigenze di salute, comincia a pedalare dopo aver sfondato la soglia dei 100 kg. Si appassiona alla bici e tenta di dimagrire per andare meno piano in salita. Ossessionato dalla tecnologia scopre Strava, dal quale sta tentando di disintossicarsi. Pedala sua una BMC RoadMachine con Campy Record EPS Disc e Bora.

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