Non dimentichiamoci che la bici è innanzitutto un mezzo di trasporto e, soprattutto, un mezzo di trasporto ecologico, relativamente veloce ed agile nel traffico.
Sembra (ed effettivamente è) una banalità dire che la bici consente di percorrere distanze maggiori ed in tempi inferiori di quelli necessari camminando, eppure difficilmente si pensa ai vantaggi che può dare per visitare una città.

Il Pacro Dora ed il Campanile della Chiesa del Santo volto (n.b. il campanile è la ciminiera bianca con l’aureola !)
Con le sue “velocità” la bici consente infatti non solo di apprezzare al 100 % le aree verdi cittadine ma anche di esplorare zone dove difficilmente si arriverebbe girando a piedi, senza perdere la possibilità di entrare nei centri storici (anche se qui, soprattutto nei centri storici delle città italiane, dove spesso ogni palazzo nasconde sorprese, la velocità della bici potrebbe essere già troppo alta per cogliere ogni particolare) e senza salire su una macchina o su un bus che spesso chiudono la visuale sui palazzi attorno.
La cosa secondo me più interessante è che ampliare il raggio di azione spesso vuol dire attraversare anche le periferie, con tutte le considerazioni socio-economiche che spesso potrebbero essere interessanti, ed i numerosi progetti di riqualificazione delle zone industriali, che spesso sono gli investimenti più interessanti fatti negli ultimi anni nelle città.
Il cicloturismo urbano oggi peraltro è particolarmente semplice da organizzare: basta prendere a noleggio una bici nelle stazioni di scambio che oramai ci sono in quasi tutte le città anche in Italia oppure caricare in macchina o sul treno una Flexi (è sufficiente un ignobile ferraccio come quella che io ho comprato per 120 euro alla Decathlon), scendere in stazione, montarla e pedalare.
Una città particolarmente adatta è Torino, proprio perchè somma tutti i pregi del ciclismo urbano.
Scendendo dal treno a Porta Nuova, in una decina di chilometri – tutti pianeggianti salvo la breve salita al museo della montagna – si può pedalare nei parchi lungo il Po, nel centro storico, arrivare fino al Parco Dora ed allo Juve Stadium, rientrare alla stazione in serrata passando per i localini di San Salvario.
La prima parte, il Parco del Valentino ed i murazzi, è quella più prevedibilmente adatta ad una pedalata.
Ed infatti lo è, non solo perchè è bello pedalare nel vere e lungo il Po, ma soprattutto perchè ti evita di rosicare vedendo la gente attorno a te he corre, pedala o voga sul Po.
Anche gli ampi viali del centro storico di Torino sono particolarmente adatti alla bici.
Peccato, però, l’atmosfera sabauda di Torino stia scomparendo di giorno in giorno; fino a qualche anno fa, Torino aveva secondo me il pregio inestimabile di conservare la sua memoria storica … a differenza di Milano, dove un bar od un negozio di 30 anni fa è considerato semplicemente vecchio, a Torino le istituzioni cittadine erano rimaste i vecchi negozi e bar di inizio secolo (che oramai è il secolo scorso).
Oggi, purtroppo, molti di loro sono stati sostituiti da bar cinesi, negozi di souvenir o catene in franchising, che di affscinante hanno proprio niente.
Uscendo dal centro storico sono invece molto interessanti la riqualificazione del Parco Dora, a metà tra le sopraelevate di Chicago in stile Blues Brothers e le atmosfere fantascientifiche di Metropolis, e la Chiesa del Santo Volto progettata da Mario Botta (molto belli il Sacro Volto ed il campanile ricavato dalla vecchia ciminiera).
Non vale invece la pena proseguire fino al tanto decantato Juve Stadium, che sarà senz’altro interessante dal punto di vista sportivo/economico essendo il primo stadio privato in Italia, ma che dal punto di vista architettonico non è proprio niente di che (niente a che vedere, per rimanere in tema sportivo, con San Siro o il Velodromo di Montichiari).
Dopo il Parco Dora, anche per evitarsi un paio di chilometri di anomica periferia, è senz’altro meglio puntare decisi verso un bicerin da Florio o alla caffettteria del Palazzo Reale e, appena fa buio, salire al museso della montagna per un panorama serale e finire in bellezza con un aperitivo a San Salvario.
In definitiva, chi avrebbe riconosciuto Torino dalle prime foto ?
Grazie alla bici abbiamo visto zone dove a piedi non sarei mai stato (il Parco Dora, la Chiesa del Santo Volto e lo Juve Stadium) e ci siamo goduti molto di più la passeggiata lungo il Po.
Ora la riqualificazione del Parco Dora non è certamente la cosa più bella di Torino (ci mancherebbe altro …), ma secondo me è un progetto interessante, che recuperando architetture industriali crea atmosfere che difficilmente si trovano in Italia e che – dopo aver visto il centro di Torino, certamente – val la pena visitare.
Grazie alla bici lo sguardo su Torino si allargato e non è poco.






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