1. Non c’è limite di spesa, ma c’è il buon senso. Puoi usare un paio di ruote in alluminio che sembrano le migliori, nonostante un altro paio in carbonio leggerissime costino dieci volte tanto e forse non ti faranno andare dieci volte più veloce. Puoi accontentarti di un giubbino della Decathlon o fasciarti in una lana merino di ultima generazione per rendere il tuo giro più fashion, ovviamente il portafoglio ne risentirà senza apprezzabili effetti sulla tua prestazione finale, ma vuoi mettere quando ti fermi a bere il caffè al bar in mezzo agli altri ciclisti? Puoi montare un cambio elettronico wireless a 11 velocità e puoi sentirti eroico con il tuo cambio Campagnolo Centaur a 10 velocità, poca differenza per noi comuni mortali che le cambiate non le facciamo per guadagnare un metro in volata o per non perdere i watt che produciamo lungo l’ultima salita di tappa.
2. La montagna è speciale. Quando sali e inizi a sentire il silenzio intorno a te e le auto che si fanno via via meno presenti, entri in uno stato mentale speciale, per me unico. Affrontando la salita inizio a sentire il mio respiro, smetto di pensare e mi concentro sui metri che mi aspettano, spesso incurante dell’altimetria a volte preoccupato dei chilometri che mancano. La montagna è speciale anche perché la puoi affrontare come vuoi: di petto senza respiro per cercare di arrivare in cima senza fiato, ma anche parlando con chi ti sta a fianco per raccontare anni di vita persi per strada. Di solito lungo le strade trafficate pedali in fila senza possibilità di affiancarti e parlare, la pendenza ti porta a nuovi confronti e sotto sforzo a diventare un altro o quello che sei veramente.
3. Le automobili e gli automobilisti fanno la differenza. Stiamo rientrando in tre da un bellissimo giro in mountain bike godendo degli ultimi metri di strada. Dopo chilometri in fuori strada l’asfalto liscio è un po’ come un vento portante dopo ore di bolina. Abbiamo messo mio figlio Filippo tra noi due con la sua bici elettrica per evitare qualsiasi tipo di problema. Lui sta sulla sua linea ideale, vicino al bordo strada ma non troppo per evitare i tombini che lo farebbero cadere. All’improvviso mi supera una Golf che mi sfiora passando a 50 cm dal manubrio, ma ancora peggio continua a stringere verso la eMTB che mi precede. D’istinto inizio a gridare come un pazzo imprecando contro questo imbecille che ha rischiato di rovinare tutto, non solo un giro in bicicletta, non voglio pensare che cosa sarebbe successo se l’auto invece di sfiorare il manubrio lo avesse toccato e la fila di auto ci avesse travolto. Basta veramente poco per evitare questo tipo di situazione, basta rispettarsi a vicenda, pensare che la strada non appartiene né agli automobilisti né ai ciclisti, ma è di tutti. E quando si è in bicicletta ogni caduta non solo è rovinosa ma in coda con tante auto che seguono potrebbe essere fatale. Passare a un metro e mezzo dai ciclisti è il modo per rispettarsi e se non lo si può fare subito basta attendere qualche minuto e l’occasione per sorpassare arriverà di sicuro.
4.
Amo le granfondo. Non mi interessa la performance, non mi interessa arrivare prima di qualcun altro. La vera goduria è potersi dimenticare del traffico e delle auto e dedicarmi solo alla strada e a pedalare. Certo sono stato particolarmente fortunato, nel mio primo anno da ciclista ho partecipato ad alcune tra le migliori granfondo al mondo: Mallorca312, StelvioSantini, L’Etape du Tour, Prudential Ride London. Tutti posti incredibili che ho respirato intensamente alzando spesso gli occhi per guardarmi intorno, per studiare chi mi stava attorno, per cogliere profumi e sensazioni che non sarei riuscito a cogliere con attorno il traffico di una normale giornata trafficata.
5. Uscire da soli è noia. Ma se proprio non si può fare altro, pazienza.
6. Il nostro corpo è un meccanismo perfetto, e per questo dobbiamo averne cura. Ho imparato che il core è quasi più importante delle gambe. Ho capito che posso stare in sella 13 ore senza patire piaghe e dolori insopportabili. Un mese di dieta senza alcool rende il corpo un meccanismo ancora più perfetto. Mangiare in sella non solo è indispensabile può essere anche piacevole cucinando le barrette a casa, usando gli ingredienti che preferisco.
7. Strava è il vero motivatore. Non concepirei di uscire senza sapere come le mie prestazioni si paragonano a quelle passate. E’ una continua sfida con me stesso e con le persone che seguo: inutile nascondersi, senza Strava non sarei stato così motivato a spingere i miei limiti per cercare di migliorarmi continuamente. Una droga necessaria e utile.
8. La MTB è l’estremo, una volta cambiato il motore ti accorgi che i limiti possono essere superati anche con la bici da montagna: salite e rampe sono solo un ostacolo verso la conclusione del giro, basta sapersi gestire e le gambe sembrano girare senza sosta, in luoghi unici dove ovviamente le auto sono bandite.
9. Avere un nuovo motore è entusiasmante. Dopo un anno in bicicletta e qualche migliaio di chilometri alle spalle, ti accorgi che la cinquecento che avevi prima ora è diventata una berlina media, magari 20 anni fa sarebbe anche potuta diventare una spider… Partire per un giro e accorgersi di avere ancora la forza per spingere, dove prima si faticava è entusiasmante, riesci a cogliere i frutti dell’allenamento e apprezzare tutti gli sforzi fatti.
10. Leggere e ascoltare per imparare. Ho sentito mille pareri e letto cento articoli, forse è il vero piacere di passare da uno sport all’altro, perché è un po’ come tornare a scuola: non si finisce mai di imparare. Una volta sentite mille campane è poi facile sbagliare di testa propria, ma così in cima allo Stelvio non puoi maledire nessuno se non te stesso per aver sbagliato abbigliamento o per non avere tenuto un passo più lento.




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