Quando si parla di Giro delle Fiandre Challenge (e delle altre delle classiche del nord in versione randonnée) bisogna partire dal presupposto che viene completamente ribaltata la filosofia su cui si basano la maggior parte delle gran fondo.
Qui il percorso è infatti stato scelto solo ed esclusivamente per esaltare la spettacolarità di una gara tra professionisti, senza tenere in minima considerazione la bellezza dei posti (lo scrivo pensando in particolare alla Maratona delle Dolomiti).
Nel Fiandre, in particolare, si sale e scende 5-6 volte dalla stessa collinetta, probabilmente l’unica in zona, che peraltro si fa ricordare più per l’odore del concime sparso per i campi che per la sua bellezza … si pedala, si pedala, si pedala e di fatto si è sempre nello stesso posto, magari solo a qualche centinaio di metri in linea d’aria dal viottolo appena fato, sempre sulla stessa collinetta (un paio di volte si è ripassati nello stesso punto a distanza di un’oretta).
Io sono decisamente a favore del concetto classico di gran fondo, che privilegia la belelzza dei posti in cui si pedala, anche perchè l’aspetto emulativo dei pro, la sodisfazione di aver fatto lo stesso loro percorso in questo caso non mi ha dato alcuna soddisfazione.
Dopotutto si tratta di fare un giro lungo (240 km), ma senza difficoltà particolari (bisogna superare i muri, si, ma sono poi strappi da 3-400 mt, niente di particolare, ovviamente a condizione che non si sia pagati per farli a ruota di Cancellara); decisamente niente a che vedere con la soddisfazione provata dopo aver “fatto” per la prima volta lo Stelvio o il Mortirolo.
Se poi consideriamo che nei primi 100/150 km circa si è costretti a pedalare su piste ciclabili, facendo su e giù dai marciapiedi ad ogni incrocio, a velocità necessariamente ridotte che non lasciano “girare la gamba”, e che non si riesce quasi mai a pedalare in gruppo, rimane ben poco di positivo; anzi, considerato anche che tutti i muri sono alla fine, le prime 4-5 ore sono una gran noia.
Bellissimi, invece, la folta partecipazione (si parla di circa 30,000 persone, tra i veri percorsi, compreso quello da una trentina di km per famiglie) e l’incitamento del pubblico nell’attraversamento di alcuni paesini.
Bella anche l’atmosfera non competitiva, per la verità normale in quasi tutte le manifestazioni all’estero, anche se forse è un po’ un controsenso per una manifestazione che nasce da un’idea esclusivamente agonistica.
In conclusione, anche senza considerare il rischio (non trascurabile, peraltro) di trovare un tempaccio, il Fiandre è stato per me un’esperienza molto deludente, una delle manifestazioni meno belle a cui abbia mai partecipato.
Bellissima in ogni caso la partenza da Bruges, che è una cittadina davvero meravigliosa, tra i cui canali tra l’altro è particolarmente bello girare in bicicletta il giorno prima della gara; resto comunque più contento di esserci tornato l’estate successiva, piuttosto che per il Fiandre.


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